Usa-Turchia, il punto di rottura è sempre più vicino

E ora Erdogan accusa gli Usa di sostenere l'Isis

Il presidente turco Erdogan ha accusato l'ex amico Washington di sostenere l'Isis: l'ennesima fotografia di come gli equilibri geopolitici globali siano sempre più liquidi e mutevoli

ANKARA - E' sempre più alta la tensione tra Stati Uniti e Turchia, tradizionali alleati della Nato, i cui storici rapporti sono però sempre più freddi e problematici. L'ultimo casus belli sono state le accuse gravissime lanciate dal presidente Tayyp Recep Erdogan agli Usa, a proposito di un presunto sostegno all'Isis da parte di Washington. «Ci accusavano di sostenere Daesh», ha tuonato il sultano, «ora loro sostengono gruppi terroristici compresi Daesh, le Ypg e Pyd. E' palese, abbiamo prove confermate, con immagini, foto e video», ha detto Erdogan durante una conferenza stampa ad Ankara. Il capo dello Stato ha ripetutamente attaccato gli Usa, che in Siria collaborano con le milizie curde in funzione anti-Isis, sospettandoli di appoggiare le aspirazioni verso la formazione di uno Stato indipendente.

Per gli Usa le accuse sono ridicole, ma la questione è seria
Affermazioni che gli Stati Uniti hanno semplicemente liquidato come «ridicole», ma che sono il sentore di uno shift negli equilibri geopolitici globaliIl portavoce del Dipartimento di Stato Mark Toner, riporta la Bbc, ha detto che non vi sono prove di sorta e che la tesi di Erdogan è «ridicola». Di certo, l’uscita del «sultano» turco è a dir poco clamorosa e gravida di conseguenze, e segue le accuse lanciate a luglio nei confronti dell'alleato americano, quando Ankara imputava alla Cia la paternità del fallito golpe. In effetti, il braccio di ferro sull'estradizione di Fetullah Gulen, nemico politico di Erdogan a cui l'enturage del presidente turco imputa il colpo di stato, ha segnato una netta retrocessione nei rapporti con Washington.

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Quel riavvicinamento alla Russia
Il resto lo ha fatto il parallelo riavvicinamento tra Turchia e Russia, tradizionalmente rivali in Siria, ma attualmente sempre più allineate, tanto che - notizia delle ultime ore - le due potenze hanno raggiunto un accordo sul cessate il fuoco in tutto il Paese mediorientale. Nel frattempo, l'uccisione dell'ambasciatore russo Andrei Karlov ad Ankara da parte di un poliziotto turco è la più vivida fotografia di quanto caotica e confusa sia la situazione attuale della Turchia, che, un tempo baluardo di stabilità in Medio Oriente, è oggi più simile a una polveriera pronta ad esplodere. E c'è chi sostiene che l'assassinio di Karlov sia un proprio un tentativo di imprimere una battuta d'arresto al reset tra Ankara e Mosca, se non addirittura una vendetta per il repentino cambio di casacca turco in Siria.

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La Turchia accusata di fare affari con l'Isis
Del resto, Erdogan è stato più volte accusato, proprio da Mosca, di finanziare l’Isis tramite il contrabbando di petrolio estratto dalle aree occupate dallo Stato Islamico, un traffico che vedrebbe coinvolto in prima persona il figlio dello stesso presidente turco, Bilal.  Una recente rivelazione di Wikileaks ha messo sotto accusa il genero di Erdogan nonché ministro dell'Energia per la stessa questione. Ora, però, quelle stesse accuse sono state rivolte da Ankara agli ex amici transatlantici. Sintomo dei liquidi e repentini cambiamenti che stanno interessando lo scacchiere geopolitico globale.