21 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Washington vuole lavorare sia con i curdi che con Ankara

Turchia-Usa, scontro sulle milizie curde. E Erdogan negozia con Putin l'acquisto di S-400

Il piano di Washington per la ripresa di Raqqa è ambizioso: armare i curdi e, insieme, collaborare con Erdogan. Così, il sultano protesta e si rivolge alla Russia...

WASHINGTON - Se i tempi dell'idillio tra Washington e Ankara sono un ricordo lontano già da un po', nelle ultime ore le relazioni tra i due alleati della Nato sembrano essersi ulteriormente raffreddate. Perché alla Turchia del sultano Erdogan non è affatto piaciuta la decisione statunitense di armare le milizie curde siriane in funzione anti-Isis. Una decisione anticipata in esclusiva dalla Nbc, ma poi confermata da alcune fonti della Casa Bianca.

Una mossa significativa
Quella stabilita dall'amministrazione Trump è una mossa significativa, perché investe la Forza democratica siriana - che comprende le Unità di protezione popolare (YPG) - del ruolo di forza combattente per il futuro attacco a Raqqa, la capitale dell'autoproclamato Stato islamico. La Turchia, invece, vorrebbe che il ruolo fosse assicurato ai ribelli siriani addestrati dalle sue forze.Trump e i membri del suo governo ne hanno parlato in un incontro alla Casa Bianca, con il segretario alla Difesa, James Mattis, che ha partecipato in videoconferenza. L'ordine è stato firmato e questo «permette che il processo inizi", ha spiegato una fonte alla Nbc. Una volta che l'ordine sarà arrivato al Pentagono, gli Stati Uniti potranno cominciare a fornire le armi e l'equipaggiamento ai curdi siriani. Naturalmente, la Turchia ha bollato come «inaccettabile» l'annuncio degli Stati Uniti. Secondo il vice primo ministro, Nurettin Canikli, «Nessuno avrà benefici da una politica del genere».

Lavorare con la Turchia per riprendere Raqqa
Nelle stesse ore, però, da Washington giunge un altro annuncio: Stati Uniti e Turchia lavoreranno insieme mentre proseguono le operazioni per riconquistare Raqqa, la roccaforte dello Stato Islamico in Siria. E' stato proprio il titolare della Difesa James Mattis ad affermarlo, a poche settimane, peraltro, dal lancio da parte della Turchia di raid aerei contro una forza di terra della milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti, che ha provocato una reazione indispettita da parte di Washington. "Il nostro intento è lavorare con i turchi, uno a fianco l'altro, per prendere Raqqa», ha dichiarato Mattis in una conferenza stampa a Copenaghen, al termine di una conferenza anti-Isis. «Siamo in via di risoluzione e di capire come lo faremo, ma siamo tutti impegnati per questo», ha aggiunto. Gli Stati Uniti non pensano però a una Turchia che partecipi effettivamente a un'offensiva di terra per Raqqa, che l'Isis controlla da più di due anni.

Gli Usa con la Turchia e i nemici della Turchia
ll piano di Washington è dunque ambizioso: lavorare sia con l'alleato turco sia con i nemici acerrimi della Turchia per riprendere Raqqa. Eppure, il capo del Pentagono si è detto fiducioso che gli Usa riusciranno a chiarire i dubbi di Ankara: «Lavoreremo molto da vicino con la Turchia per la sua sicurezza lungo la sua frontiera meridionale», ha detto Mattis ad una conferenza stampa in Lituania. «Abbiamo discussioni aperte su delle opzioni e lavoreremo insieme, chiariremo oggi tutti i dubbi. Non sono affatto preoccupato per la Nato e le relazioni fra le nostre nazioni», ha aggiunto.

Intanto, con la Russia...
Peccato che l'imprevedibile sultano Erdogan si stia muovendo sullo scacchiere geopolitico in maniera piuttosto spregiudicata, visto che, nonostante e parallelamente al suo impegno nella Nato, ha optato per avvicinarsi alla Russia di Putin, che pure, per il momento, non sembra disposta a fargli alcuna concessione sui curdi. Non sarà dunque un caso che la Turchia, proprio mentre critica le decisioni di Washington in Siria, stia negoziando con la Russia l'acquisto del sistema anti-aereo di ultima generazione S-400. Lo ha detto secondo Sputnik il ministro della Difesa turco Fikri Isik, specificando però che il suo obiettivo finale è quello di sviluppare un proprio sistema di difesa aerea. «I negoziati con la Russia sono entrati nella fase matura e abbiamo solo bisogno di essere d'accordo sui dettagli tecnici ... Ma l'obiettivo chiave è sviluppare un proprio sistema di difesa aerea», ha detto il ministro alla televisione NTV.