9 aprile 2020
Aggiornato 20:00
La tregua sarebbe già stata rotta dall'esercito siriano

Siria, al via la tregua, ma è già rotta. Russia e Usa più vicine a un accordo?

Mosca ha annunciato una tregua per permettere lo sgombero dei civili di Aleppo, ma l'esercito di Assad l'avrebbe già rotta con colpi di artiglieria. Intanto, i colloqui con Washington proseguono

BEIRUT - L'esercito siriano ha interrotto le proprie operazioni di combattimento ad Aleppo per permettere lo sgombero della popolazione civile: lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Secondo l'Ong, ieri sera effettivamente l'artiglieria siriana aveva interrotto i bombardamenti, confermando la sospensione delle ostilità contro le aree - sempre più limitate - ancora controllate dai ribelli, ma stamattina i tiri sono ripresi. «Ci sono stati pesanti bombardamenti di svariati distretti assediati e violenti combattimenti, in particolare a Bustan al-Qasr», ha riferito il capo dell'Osservatorio, Rami Abdel Rahman.

Una pausa nell'offensiva
Ieri, dopo colloqui con il segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha annunciato una pausa nell'offensiva siriana, per facilitare l'evacuazione di parte della popolazione civile intrappolata nella piccola 'enclave' ancora in mano ai ribelli, circa il 15% del territorio di Aleppo.

E poi ancora spari
La tregua, però, sarebbe durata poco. L'esercito fedele al presidente siriano Bashar al Assad ha sparato tiri di artiglieria sui quartieri di Aleppo dove ancora è forte la presenza di formazioni ribelli, malgrado l'annuncio - fatto ieri dalla Russia - di una tregua umanitaria per permettere l'evacuazione dei civili. A riferire dei nuovi bombardamenti è l'Osservatorio siriano dei diritti umani. "Ci sono stati pesanti bombardamenti di svariati distretti assediati e violenti combattimenti, in particolare a Bustan al-Qasr", ha riferito il capo dell'Osservatorio, Rami Abdel Rahman.

Usa e Russia vicine a un accordo?
Mosca e Washington sarebbero «vicine ad un'intesa» su una tregua ad Aleppo, ma la situazione «cambia di ora in ora» ed è difficile fare previsioni precise: con una nota di ottimismo accompagnata da molta cautela, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha lasciato intendere che ci sono passi avanti nel non facile confronto con gli Usa sulla drammatica situazione ad Aleppo. Nella città devastata dal conflitto, cruciale per l'esito della guerra in tutta la Siria, l'esercito di Assad controlla ormai oltre due terzi della parte Est, quella che è stata a lungo la roccaforte degli insorti, e il regime sembra poter puntare su una vittoria definitiva in tempi brevi.

Cautela
Gli Stati Uniti in queste ore certamente condividono la cautela, mentre nelle dichiarazioni americane non vi è traccia dell'ottimismo trapelato da Mosca. Ieri sera il capo della diplomazia russa, Sergey Lavrov, ha incontrato ad Amburgo - dove si tiene il meeting annuale dei ministri degli Esteri Osce - il collega americano John Kerry. Il Dipartimento di Stato, dopo il colloquio, ha fatto sapere con un comunicato che sono stati discussi «gli sforzi multilaterali per arrivare ad una cessazione delle ostilità ad Aleppo, oltre alle consegne di aiuti umanitari per decine di migliaia di civili siriani che ne hanno disperatamente bisogno», riprendendo le stesse parole di Kerry che dopo l'incontro non ha evidenziato alcun avvicinamento ad un'intesa. Il segretario di Stato uscente ha detto che oggi sarebbero comunque ripresi i contatti «per vedere a che punto stiamo».

Un piano per Aleppo
Il nuovo incontro Lavrov-Kerry segue a quello di una settimana fa a Roma, quando i due hanno concordato sulla necessità di mettere in campo un piano per Aleppo. Ma la Russia chiede che nell'ambito di una tregua vengano assicurati sia l'evacuazione dei civili che il ritiro degli insorti dei gruppi islamisti dalla parte Est della martoriata città. I negoziati tecnici russo-americani che dovevano tenersi nei giorni scorsi a Ginevra per stilare un piano concordato sono stati rinviati, secondo Mosca su richiesta degli americani. Ieri sei Paesi occidentali - Italia, Francia, Usa, Germania, Canada e Gran Bretagna hanno chiesto il «cessate il fuoco immediato» ad Aleppo per permettere la distribuzione di aiuti umanitari. Lavrov ha seccamente commentato: «ero d'accordo e confermo il sostegno alla proposta americana del 2 dicembre», ovvero a quanto concordato a Roma.

Qualcosa si muove?
Tuttavia Mosca oggi lascia trapelare che qualcosa si sta muovendo, pur avvertendo che è meglio «non avere aspettative particolarmente alte», come precisato da Ryabkov. «Negli ultimi due giorni abbiamo visto un intenso scambio di documenti sulla situazione ad Aleppo, situazione che cambia di ora in ora. Di conseguenza è difficile dire quale versione del documento sia esattamente sul tavolo e cosa esattamente si stia discutendo», ha affermato il viceministro.

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