18 novembre 2019
Aggiornato 17:30
E auspica un nuovo inizio anche con l'Italia e l'Europa

Lavrov al Corriere: dopo la «politica anti-russa» di Obama, Mosca è pronta a dialogare con gli Usa

Il ministro degli Eteri russo Sergey Lavrvov, in un'intervista al Corriere della Sera, ha parlato del futuro delle relazioni con Usa e Ue e dei dossier caldi di Siria e Ucraina

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Shutterstock

ROMA - Alla vigilia del suo tour italiano di due giorni, con tappa al forum del Mediterraneo Med2016 a Roma e in Vaticano, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha concesso un'intervista al Corriere della Sera, poche ore prima che il presidente Vladimir Putin rivolgesse il suo tradizionale discorso annuale alla Nazione e a pochi giorni dall'intervento dello stesso Putin sulla Stampa. Tutti e tre i messaggi, con le dovute differenze, rimarcano un concetto fondamentale: la Russia non è una minaccia per l'Occidente, ed è disposta a cooperare positivamente per riportare le relazioni diplomatiche sui giusti binari.

Nessun tentativo di influenzare le elezioni americane (a differenza dell'Europa)
«Noi siamo pronti a percorrere la nostra parte di cammino per riportare i rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti in una direzione stabile. Partiamo dal presupposto che nel mondo contemporaneo la tutela della stabilità strategica e della sicurezza e la soluzione efficace dei problemi chiave della modernità dipendano molto dai nostri due Paesi», ha affermato al Corriere Lavrov. Che ribadisce la totale estraneità della Russia dagli attacchi hacker che gli Stati Uniti hanno denunciato in occasione della campagna elettorale per le presidenziali. Mosca, ha detto Lavrov, non ha aiutato Trump a vincere: «Come più volte dichiarato dal presidente Putin, noi non abbiamo mai cercato di influenzare la campagna elettorale poiché partiamo dal presupposto che si tratti di un affare interno degli Stati Uniti». E ha aggiunto: «Se qualcuno ha cercato di interferire, quelli sono gli alleati degli americani». «Andatevi a rileggere quello che hanno detto e scritto di Trump molti leader europei prima del voto», ha invitato Lavrov. Anche perchè, ha osservato Lavrov, nessuna «prova» dell'ingerenza è mai stata presentata.

Speranza per le relazioni con gli Usa sotto Trump
Per Lavrov, insomma, si è trattato di una campagna orchestrata per alimentare la russofobia a ridosso delle elezioni, con «obiettivi politici di respiro corto». Ma nella nuova amministrazione Usa Mosca nutre qualche speranza in più: «Abbiamo fiducia che la nuova Amministrazione non voglia ripetere gli errori commessi da quella uscente, che ha volutamente distrutto le relazioni russo-americane. Naturalmente abbiamo accolto positivamente la propensione alla cooperazione tra i nostri due paesi dimostrata da Trump durante la campagna elettorale». Da parte sua, la Russia è disponibile a costruire un «onesto dialogo pragmatico» con Washington, specialmente per quel che riguarda la cooperazione contro il terrorismo. E nonostante «le distruttive conseguenze della politica antirussa dell’Amministrazione Obama», «noi siamo pronti a percorrere la nostra parte di cammino per riportare i rapporti russo-americani in una direzione stabile», ha sottolineato Lavrov.

Gli obiettivi della Russia in Siria
Quanto al dossier siriano, di caldissima attualità, il titolare degli Esteri russo ha sottolineato che «la Russia ha sempre sostenuto e continua a sostenere una soluzione politico-diplomatica attraverso l’avvio di un dialogo inclusivo interno alla Siria», con azioni, ha aggiunto, commisurate al diritto internazionale. «Il nostro obiettivo principale è quello di fare in modo che i siriani abbiano di nuovo una prospettiva, la speranza di un futuro migliore in uno Stato libero e laico, dove tutti i gruppi etnici e confessionali della popolazione possano vivere in pace e armonia», ha spiegato. E per raggiungere tale obiettivo, secondo Lavrov «i siriani in autonomia, senza ingerenze esterne, devono mettersi d’accordo sulla forma dello Stato, la sua struttura politico-amministrativa e successivamente, con un percorso democratico, decidere chi governerà il paese». Ora, però, è prioritario garantire la sicurezza dello Stato, combattendo i terroristi. Parallelamente, per Lavrov, deve essere avviato un processo negoziale interno con il sostegno dell'Onu. Mosca è attiva a questo scopo, «sostenendo il processo di «pacificazione locale» e svolgendo un importante lavoro con l’opposizione armata, attraverso il Centro di pacificazione delle parti in conflitto di Hmeymim, che opera attivamente sul campo per favorire il dialogo fra i vari gruppi».

Le ultime mosse della Nato
Sulla Nato, Lavrov imputa l'escalation degli ultimi tempi all'Occidente, e alla volontà dell'Alleanza Atlantica di rafforzare la propria presenza sul confine orientale, «al fine di esercitare una pressione politico-militare sul nostro paese». La «minaccia russa», insomma, non sarebbe altro che un «pretesto» per stanziare mezzi pesanti e truppe nei Paesi dell'Europa Centrale e Orientale. «Sempre più netta si fa la sensazione che gli Usa e la Nato continuino scientemente a innalzare il livello della tensione», ha accusato Lavrov. «Per non parlare poi dei tentativi dell’Alleanza e di suoi singoli paesi-membri, in spregio al diritto internazionale, di raggiungere i propri obiettivi geopolitici strettamente di parte. Sarà sufficiente ricordare i bombardamenti della ex Jugoslavia, l’invasione dell’Iraq, l’aggressione alla Libia», ha aggiunto. Le iniziative russe, per Lavrov, sono solo dettate dall'esigenza di garantire la propria difesa e la propria sicurezza. «Siamo disponibili al dialogo a alla collaborazione con la Nato, ma solo ed esclusivamente su un piano di parità, com’è scritto nei documenti costitutivi del Consiglio Russia-Nato», ha puntualizzato.

Crisi ucraina
In Ucraina la situazione rimane difficile, visto che «non c’è una guerra aperta, ma non c’è neanche la pace». Per raggiungere quest'ultimo obiettivo, secondo Lavrov è necessario che Kiev «dimostri una precisa volontà politica; invece è proprio questa a mancare palesemente. La parte ucraina non ha nessuna fretta di agire nella logica degli accordi siglati; reinterpreta a proprio uso e consumo i risultati degli incontri «di Normandia» anche di quelli svoltisi al massimo livello». Kiev, insomma, dovrà tener fede alla parola data e garantire uno status speciale al Donbass, elezioni locali, autonomia e riforma costituzionale.

Nessun armamento pesante da parte della Russia in Ucraina
Lavrov nega fortemente la presenza di armamenti pesanti  russi nella parte orientale dell'Ucraina. «La missione speciale di monitoraggio dell’OSCE e il gruppo OSCE ai checkpoint «Gukovo» e «Donetsk» sul confine russo-ucraino non hanno mai registrato in alcuno dei loro rapporti la presenza di truppe russe, né l’esistenza o la dislocazione di armi russe anche pesanti sul territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk».

Rapporti con l'Italia e sanzioni
Quanto ai rapporti tra Russia e Italia, il titolare degli Esteri di Mosca ha sottolineato che «Le sanzioni della Ue alle quali ha aderito l’Italia e le misure russe di risposta hanno avuto un impatto negativo sulla collaborazione economica e commerciale bilaterale». Lavrov ha spiegato: «Secondo dati di fonte italiana – l’agenzia per il credito all’esportazione SACE – le perdite dirette per l’economia italiana ammontano a 2,5-3 miliardi di dollari. È evidente che anche la parte russa si trova a sostenere alcuni costi. Però la politica di sostituzione delle importazioni con merci locali adottata dal nostro paese sta dando risultati tangibili. Nel complesso, l’economia russa è salda sulle sue gambe; si è adeguata alle restrizioni e al basso prezzo del petrolio. L’Italia oggi è il sesto partner commerciale della Russia, mentre per un lungo periodo è stata il quarto». E ha definito «significativo» il fatto che Washington, promotrice delle sanzioni senza pagarne il prezzo, sia salda al quinto posto. Lavrov si è augurato che «Roma voglia costruire i suoi rapporti con Mosca a partire in primo luogo dai propri interessi», in nome di un'intesa storica, basata «su una pluriennale esperienza di fruttuosa collaborazione».