23 febbraio 2024
Aggiornato 20:00
Se la Clinton diventerà Presidente

Usa 2016, il programma dei primi 100 giorni di Hillary Clinton in 5 punti

Immigrazione, economia, ma soprattutto crisi siriana: questi i dossier che sarebbero aperti sul tavolo di Hillary Clinton nei suoi primi 100 giorni se diventerà Presidente

WASHINGTON - Il 20 gennaio 2017 il successore di Barack Obama presterà giuramento a Washington per un mandato di quattro anni e, come sempre, i primi 100 giorni saranno determinanti. La candidata democratica Hillary Clinton ha presentato un dettagliato programma politico, ma l'avvio del suo eventuale mandato dipenderà da una serie di variabili, soprattutto da chi avrà la maggioranza al Congresso. «Inizieremo subito a lavorare e avvieremo contatti con tutti quelli che riusciremo a contattare per cominciare a discutere di quello che possiamo fare insieme», ha detto Clinton il 22 ottobre scorso, ricordando i suoi sforzi per collaborare con i repubblicani quando era first lady e senatrice. «E credo che ci sia una grande agenda su cui trovare punti in comune», ha aggiunto.

1) Regolarizzazione immigrati irregolari
Hillary Clinton si è già impegnata a presentare due progetti di legge nei suoi primi 100 giorni: una riforma del sistema di gestione del fenomeno migratorio e un grande piano di investimenti nel settore delle infrastrutture. Queste due iniziative dovrebbero dominare l'avvio del mandato della 69enne democratica, anche alla luce del consenso bipartisan ottenuto in passato su tali dossier. «L'immigrazione sarà la grande priorità per un'eventuale amministrazione Clinton», ha detto alla France presse Ali Noorani, direttore del National Immigration Forum. Per mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di definire un percorso per una «piena e uguale cittadinanza» per milioni di immigrati irregolari, Clinton avrà infatti bisogno di raggiungere compromessi con il Congresso e con i repubblicani, che potrebbero mantenere il controllo della Camera dei rappresentanti e/o del Senato.

Cosa ne pensa il Congresso
Il Senato aveva adottato nel 2013 una legge per riformare il sistema, poi bocciata alla Camera per le pressioni dell'ala ultra-conservatrice del partito repubblicano. L'attuale presidente della Camera, Paul Ryan, si è detto disponibile a una riforma, ma a tappe, che preveda innanzitutto un inasprimento dei controlli alle frontiere, quindi una revisione del sistema di immigrazione legale, infine la definizione di una qualche forma che risolva la questione dei migranti privi di documenti. «Sarà difficile per i repubblicani continuare con l'ostruzionismo», ha detto Carmel Martin, vicepresidente del Center for American Progress, think tank vicino a Clinton. Secondo Martin, un'eventuale sconfitta del candidato repubblicano Donald Trump alle elezioni dell'8 novembre potrebbe rafforzare l'ala più moderata del partito. Secondo Doris Meissner, analista del Migration Policy Institute, «tutto dipenderà dall'esito della lotta interna al partito repubblicano».

2) Nomina giudice Corte suprema
Altra grande questione che il futuro presidente dovrà affrontare riguarda l'eventuale nomina di un giudice della Corte Suprema, qualora l'uomo scelto da Barack Obama, Merrick Garland, non dovesse ottenere il via libera del Senato entro la fine dell'anno. E anche in questo caso, un Senato a maggioranza democratica faciliterebbe tale compito. Sul fronte internazionale, la sfida principale sarà la crisi siriana. Hillary Clinton dovrebbe nominare in tempi rapidi la propria squadra per la sicurezza nazionale ed è probabile che alcune scelte ricadano su uomini dell'attuale staff di Obama. Alcuni incarichi, quali quello di segretario di Stato e capo del Pentagonom, richiederanno il via libera del Senato.

3) Revisione della politica sulla Siria
Una revisione della politica americana in Siria sarà «inevitabile» per il nuovo presidente americano, ha sottolineato Jeffrey Rathke del Center for Strategic and International Studies di Washington. Secondo l'analista, esperto di Europa, sarà «necessario» che il prossimo inquilino della Casa Bianca mandi un messaggio chiaro alla Russia di Vladimir Putin e rafforzi la propria solidarietà verso Unione europea e alleati Nato. «E' importante che la nuova amministrazione assuma un ruolo di leadership per sostenere tutti i Paesi sotto pressione della Russia, ma anche per dimostrare che siamo pronti a reagire qualora ci fosse un nuovo tentativo russo di intimidire o di aggredire un Paese europeo», ha aggiunto.

4) Summit Ue-Usa
Sotto anonimato, un ambasciatore europeo a Washington ha detto di ritenere necessario un summit tra Stati Uniti e Unione europea da tenersi subito dopo l'investitura del prossimo presidente. Un summit della Nato è già previsto a Bruxelles nel 2017, ma in data ancora da stabilire; un G7 è in programma nel maggio del 2017 in Italia, mentre il G20 si terrà a luglio in Germania.

5) Sicurezza
Il prossimo leader americano potrebbe anche valutare una propria partecipazione alla conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco, meno di un mese dopo il giuramento. Riguardo al primo viaggio all'estero, l'entourage di Clinton non ha voluto dire alla France presse se la candidata rispetterà la tradizione seguita dagli ultimi cinque presidenti, che hanno fatto il primo viaggio in Canada o in Messico.