29 novembre 2020
Aggiornato 10:30
Vuole entrare nell'Ue ma non nella Nato

Nel braccio di ferro tra Putin e l’Occidente la prossima partita si giocherà in Serbia

Non fa ancora parte dell'Ue e dice di non voler entrare nella Nato. La Serbia rimane uno dei pochissimi Stati in Europa ancora equidistanti da Mosca e Occidente, ed è questo che la rende così appetibile a entrambi

MOSCA - La scorsa settimana, il presidente serbo Tomislav Nikolic si è recato a San Pietroburgo per inaugurare un consolato onorario nella città russa. Durante la sua visita, Nikolic ha dichiarato candidamente ai media russi che i serbi vivono con frustrazione la vaghezza mostrata da Bruxelles a proposito di quello che attende Belgrado per portare a compimento il processo di integrazione europea.

Uno dei 3 Stati europei che non fa parte della Nato
Ma la Serbia non soltanto è ancora in lista di attesa per l'entrata nell'Ue (sebbene il processo stia continuando), ma è anche uno dei tre Stati europei a non fare parte della Nato, insieme a Montenegro e Macedonia. E mentre pare che per il Montenegro sia solo questione di tempo mentre la Macedonia ha già espresso l'intenzione di entrare nell'Alleanza atlantica, Belgrado rimane la più scettica sulla prospettiva. Forse perché ancora non ha dimenticato le bombe Nato degli anni Novanta.

La falla della Nato dell'Est, il cavallo di Troia di Putin?
E' proprio per queste ragioni che il piccolo Stato balcanico potrebbe rivelarsi la «falla» dei piani della cosiddetta «Nato baltica» (LEGGI ANCHE «Come la 'Nato dell'Est' sta minacciando la sicurezza dell'Europa»), nonché il «cavallo di Troia» di Putin nel Vecchio Continente. Anche perché, come ha fatto notare il presidente Nikolic, l'Europa non si è mostrata particolarmente accomodante nel recepire la sensibilità serba sulla questione del Kosovo, che Belgrado continua a vedere come parte integrante del proprio territorio.

Cooperazione militare con Mosca
Non solo: sempre la scorsa settimana, Serbia e Russia hanno mostrato la propria propensione nel cooperare anche sul fronte militare, con un'esercitazione che ha visto piloti russi giungere nel Paese baltico per alcune esercitazioni militari aeree congiunte. Con tanto di intercettamento di bersagli aerei, azioni di combattimento aereo, manovre acrobatiche ed attacchi simulati su bersagli a terra, così come l'atterraggio per le operazioni di ricerca e soccorso. Peraltro, tale operazione è stata la seconda negli ultimi due mesi.

Belgrado pronto a cooperare anche con la Nato
Ciò non vuol dire che Belgrado appartenga già univocamente alla sfera di influenza russa, e tantomeno che si mostri contraria ad esercitazioni e addestramenti del proprio esercito con Stati Uniti e Nato, come dimostra la partecipazione serba all’esercitazione agostana organizzata dall’esercito americano in Germania.

Ancora equidistante tra Occidente e Russia
In effetti, la questione è più complicata di quel che si pensa. Perché negli anni recenti, la politica serba ha sempre oscillato tra il mantenimento di amichevoli aperture alla Russia e il perseguimento di una cooperazione con le strutture euroatlantiche. Insomma: oggi la Serbia si trova in una posizione di medietà tra Occidente e Russia, e, come spiega su Sputnik l’analista Nikita Komarov, è l’ultimo Stato balcanico a non aver perso la sua neutralità, mentre tutti gli altri Paesi dell’ex Jugoslavia sono stati integrati nell’alleanza euroatlantica, che peraltro esercita una grande influenza sui processi politici e sociali locali.

Il soft power americano è già al lavoro
Ma se questa «indecisione» potrebbe essere sfruttata da Mosca per «strappare» la Serbia dalle grinfie occidentali, d'altra parte le tempistiche non sembrano deporre a favore dell’amicizia tra Mosca e Belgrado, perché il «soft power» americano è già in azione per condurre Belgrado sotto il proprio cappello di influenza. Komarov  parla di una vera e propria «lavorazione delle menti della popolazione serba», con televisione e carta stampata impegnate a sottolineare in coro i benefici dell’integrazione europea, e la scrittura cirillica gradualmente sostituita dall’alfabeto latino.

Le accuse occidentali sulle spie russe
Di certo, l’Occidente ha subodorato le chance che ha la Russia di vincere questa partita ed è ben determinato a impedire che ciò accada. Lo dimostrano le isterie a proposito del centro umanitario serbo-russo di Nis, in teoria uno strumento per la rapida reazione nelle situazioni straordinarie, nei casi di calamità naturale e nei disastri tecnologici. E invece, intorno a quel centro si è scatenata una vera e propria «guerra fredda», con l’Occidente che lo considera una base segreta dell’intelligence militare russa, con l'obiettivo di spiare le forze Nato stanziate nella regione.

La partita è ancora aperta
Ad ogni modo, attualmente la popolazione serba sembra avere le idee confuse. Il 48% è a favore dell’integrazione europea, mentre l’opposizione all’entrata nella Nato rimane forte, soprattutto nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni, quella cresciuta sotto i bombardamenti dell’Alleanza atlantica. Oggi, il Governo è moderatamente filo-occidentale. Il partito progressista serbo ha ottenuto la maggioranza ad aprile combinando l’ideologia dell’integrazione europea a quella della priorità degli interessi nazionali. Elementi che, tra l'altro, parrebbero pure in contraddizione, ma la cui combinazione suona abbastanza rassicurante da riuscire a convincere il popolo. Inoltre, tanto il Primo ministro quanto il Presidente hanno promosso sia la cooperazione con la Russia che quella con la Nato, ribadendo però che Belgrado non entrerà a far parte dell’Alleanza Atlantica. Un grado di incertezza, insomma, sufficiente per far pensare che la Serbia sarà uno dei prossimi terreni del confronto-scontro tra Mosca e la Nato. Con esiti ad oggi ancora incerti: la partita è ancora aperta, tutta da giocare..