5 dicembre 2021
Aggiornato 14:30
Soldati italiani al confine russo? Nessuna aggressione

Siria, Gentiloni: no a nuove sanzioni, ma Mosca fermi la strage

Il lavorio diplomatico intorno al dossier siriano non si arresta. Gentiloni ha chiesto a Mosca di «fermare la strage» ad Aleppo, ma ha aggiunto che non verranno imposte nuove sanzioni

ROMA - Sabato a Losanna, domenica a Londra. Due giorni di colloqui internazionali nel tentativo estremo di fermare il massacro di Aleppo, rilanciare il processo negoziale, ridare speranza ai siriani. In un momento di grande tensione tra le cancellerie occidentali e Mosca, la diplomazia torna al lavoro per trovare una soluzione alla crisi in Siria. Un'urgenza ribadita oggi in una telefonata tra i ministri degli Esteri di Parigi e Mosca, Jean-Marc Ayrault e Sergey Lavrov, nonostante le tensioni degli ultimi giorni tra i rispettivi Paesi. Ma, soprattutto, un'esigenza confermata dalla situazione catastrofica e «inaccettabile» di Aleppo, dove gli oltre venti bombardamenti compiuti nelle ultime 48 ore sulla città dall'aviazione russa e siriana hanno fatto almeno altre 122 vittime civili.

Il messaggio di Gentiloni a Mosca
«Il messaggio al governo di Mosca deve essere chiaro: proprio noi italiani che abbiamo sempre sottolineato la possibilità di un ruolo moderatore della Russia siamo alle ultime verifiche: o la strage finisce subito, in questo momento, oppure se continuano i bombardamenti, sarà molto difficile ricostruire un clima adeguato», ha avvertito il ministro degli Esteri italiani Paolo Gentiloni.

Doppio appuntamento
Il duplice appuntamento negoziale annunciato da Stati Uniti e Russia - che segue il vertice trilaterale a Roma tra i ministri degli Esteri di Italia, Germania e Francia - è stato anticipato da un'ampia iniziativa diplomatica dell'Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di Sicurezza, Federica Mogherini, impegnata in un giro di telefonate con i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita, Iran, Turchia, nonché con l'inviato delle Nazioni unite per la Siria, Staffan De Mistura.

Ripresa del dialogo con Parigi
Nelle ultime ore, inoltre, Parigi ha confermato la sua intenzione di «proseguire il dialogo con la Russia, in tutta franchezza». Al telefono con Lavrov, il ministro Ayrault ha insistito sulla «urgenza di uscire dall'impasse attuale» e di «pervenire a una fine dei bombardamenti su Aleppo, in modo da permettere l'accesso di aiuti umanitari e una prospettiva di ripresa dei negoziati in vista di una soluzione politica» alla crisi siriana.

L'appuntamento a Losanna
A Losanna, il segretario di Stato Usa John Kerry e Sergey Lavrov si riuniranno assieme ai loro omologhi del Golfo e della Turchia. «Discuteranno di un approccio multilaterale per risolvere la crisi in Siria, in particolare di un cessate il fuoco dureviole e della ripresa degli aiuti umanitari», ha indicato il dipartimento di Stato. Il portavoce John Kirby ha spiegato che il principale oggetto di conversazione saranno «la brutalità continua dell'assedio ad Aleppo e i bombardamenti intenzionali dell'esercito russo e del regime siriano». Da parte sua, il presidente Vladimir Putin ha espresso «la speranza che l'incontro previsto il 15 ottobre a Losanna sia produttivo al punto da contribuire realmente a una soluzione» del conflitto siriano.

I colloqui
Interpellato dalla Cnn, Lavrov ha detto che i colloqui si svolgeranno in presenza della Turchia, dell'Arabia saudita e, probabilmente del Qatar, tre paesi che sostengono l'opposizione. Ma né Mosca né Washington hanno confermato la presenza dell'Iran, attore fondamentale della crisi siriana e alleato del presidente Assad. Alcune fonti russe hanno definito molto probabile un colloquio bilaterale tra Kerry e Lavrov nella città svizzera. Domenica a Londra, invece, Kerry ritroverà i suoi «partner internazionali», ovvero Regno unito, Germania e Francia.

Illusioni?
Difficile prevedere se ciò accadrà veramente, e nessuna delle parti coinvolte si fa troppe illusioni. Quel che appare a tutti chiaro è però l'esigenza di «fermare la strage in atto», tenendo presente - ha sottolineato oggi Paolo Gentiloni - che «non si può ignorare che, in questo momento, c'è un responsabile principale della strage in atto ad Aleppo, il regime siriano». «Oggi c'è l'idea da parte di Damasco di poter conquistare Aleppo Est» con le armi, «di fatto distruggendola e bombardandola continuamente. Questo è inaccettabile ed è inaccettabile che la Russia dia una copertura», ha insistito il ministro.

Niente prove di forza
Ma anche se - è il pensiero di Ayrault - «le responsabilità sono chiare», non è il momento di prove muscolari, la sola via di uscita dalla crisi è «il processo politico». Ed è esclusa, per il momento, anche l'ipotesi di sanzioni alla Russia per il suo sostegno a Damasco. Lo ha detto già ieri il capo della diplomazia di Parigi, lo ha ribadito oggi Gentiloni: «L'ipotesi di nuove sanzioni non ci convince. Non dobbiamo indulgere nell'idea che l'Ue sia un rubinetto per le sanzioni e che le sanzioni risolvano tutti i problemi. Confidiamo nella diplomazia».

Un conflitto drammatico
Intanto, da marzo 2011 il conflitto in Siria ha già fatto più di 300mila morti. Oltre 13,5 milioni di siriani, tra cui sei milioni di bambini, ha inoltre bisogno di aiuti umanitari, secondo le stime delle Nazioni unite. Ieri, il regime di Bashar al Assad ha accettato la nomina del giordano Ali al Zaatari come coordinatore Onu per gli aiuti umanitari in Siria, che si è già insediato nel suo ufficio di Damasco.

Gentiloni: nessuna aggressione alla Russia
Gentiloni ha poi parlato dell'invio di soldati italiani, in ambito Nato, al confine orientale dell'Europa, di fronte al territorio russo. Un'iniziativa che, a suo avviso, «non fa parte di una politica di aggressione verso la Russia, ma di una politica di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza atlantica». Gentiloni lo ha precisato durante una conferenza stampa congiunta a Roma con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Queste decisioni, ha sottolineato il titolare della Farnesina, «non influiscono minimamente con la linea di dialogo che l'Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato», e «che deve andare in parallelo con le rassicurazioni agli alleati che si sentono a rischio».

(Con fonte Askanews)