18 settembre 2019
Aggiornato 08:30
Trattative ancora in corso

Siria, raid congiunti Usa-Russia su Aleppo? Sui curdi (e non solo) l'ambiguità di Washington

Mentre si diffonde l'indiscrezione a proposito di raid congiunti Usa-Russia su Aleppo, il panorama siriano si complica sempre di più. Per il controverso ruolo di Ankara e le indecisioni americane

MOSCA - Il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha rifiutato di commentare le notizie di stampa circa un possibile inizio da settembre di raid congiunti Russia-USA sui militanti ad Aleppo. Oggi era stato segnalato con riferimento a una fonte dalle consultazioni russo-americane, secondo la quale Mosca e Washington stanno prendendo in considerazione la possibilità di lanciare un'operazione congiunta ad Aleppo a metà settembre. «Ci sono ancora trattative in corso a livello di ministro degli Esteri russo e segretario di Stato americano. Così, la fonte originale nella promulgazione dei risultati deve ancora essere il nostro Ministero degli Esteri», ha detto Peskov.

Il monito di Hollande
Lo scorso 26 agosto l'inviato speciale dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura si è unito all'incontro tra il Segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo russo Sergei Lavrov a Ginevra, aumentando le speranze di una svolta nel processo di pace in Siria. Il presidente francese Francois Hollande ha messo in guardia dal «rischio di un'escalation generale» in Siria in seguito ai «molteplici interventi, contraddittori» della Turchia e della Russia. «L'urgenza assoluta è la fine dei combattimenti», ha aggiunto facendo riferimento anche all'offensiva turca contro Isis e curdo-siriani.

La condanna di Washington
Intanto, dopo che il vicepresidente Usa Joe Biden ha dichiarato legittimo l'intervento turco in Siria, Washington ha definito «inaccettabili» gli attacchi di Ankara nei confronti delle forze armate curdosiriane che da mesi combatte contro il gruppo dello Stato islamico con il sostegno degli Usa in Siria. Ankara, che in questi giorni sta continuando la sua offensiva in Siria, ha fatto sapere che continuerà i bombardamenti nei confronti del Syrian Kurdish People's Protection Units (Pyd) se non si ritirerà oltre il confine segnato dal fiume Eufrate. Ankara ha fatto sapere di avere ucciso 25 miliziani curdi (definiti «terroristi») in un bombardamento domenica, questo all'indomani della morte di un soldato turco, che secondo Ankara sarebbe stato ucciso dai curdi. Il Pentagono intanto ha chiesto a entrambe le parti di evitare tensioni. Gli Stati Uniti sono alleati della Turchia, che fa parte delle Nato, ma sostengono da tempo la lotta delle milizie curde contro l'Isis in Siria.

Curdi già a est dell'Eufrate?
Intanto, le forze curde nel Nord della Siria sarebbero già andate «ben» a Est dell'Eufrate, ha spiegato una fonte americana anonima all'AFP secondo cui una tale mossa dovrebbe ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Turchia impegnati nella lotta contro l'Isis. Secondo la fonte, questo sviluppo (una richiesta chiave di Ankara) si è verificato negli ultimi giorni.

Le contraddizioni tra Cia e Pentagono
Tuttavia, anche Washington in Siria ha una posizione a dir poco contraddittoria. A combattere insieme ai militari turchi, infatti, ci sarebbero un migliaio di ribelli di gruppi riconducibili quasi tutti (Sham Legion, Syrian Turkmen Brigades, Levant Front) al conglomerato del Free Syrian Army, che ha ricevuto aiuti dalla Cia e da altre agenzie di intelligence occidentali. Sul fronte opposto ci sono invece le curde Ypg, che ricevono il supporto operativo da parte del Pentagono. In pratica, in Siria Cia e Pentagono sono praticamente schierati su posizioni opposte.

(Con fonte Askanews)