21 settembre 2020
Aggiornato 17:00
Avanzata storica dell'estrema destra

Il «regno» di Angela Merkel è agli sgoccioli

Circa 13 milioni di tedeschi, ieri, nelle elezioni regionali hanno bocciato la cancelliera che aspira a diventare la leader più longeva della storia della Germania. Ma a traballare non è solo il suo seggio tedesco, ma anche il suo trono europeo. Un risultato che fa tremare Bruxelles

BERLINO - Dopo il voto di ieri, il quarto mandato - da conquistare tra diciotto mesi - appare un miraggio lontano. Le elezioni che hanno portato alle urne 13 milioni di tedeschi e rinnovato i parlamenti statali di tre Bundesland, per Angela Merkel, sono state un vero e proprio disastro. Quelle consultazioni, di fatto, hanno costituito un infausto referendum sulla leader che aspira a diventare la più longeva della storia della Germania, quella «signora d'Europa» che, con la sua «politica delle porte aperte» nei confronti dei rifugiati siriani, si è alienata i consensi dei tedeschi, oltre che di molti europei. A votare sono stati il Baden-Württemberg, la Renania-Palatinato e, all’Est del Paese, il Sachsen-Anhalt. E in tutti e tre gli appuntamenti elettorali sia la Cdu che la Spd del vicecancelliere Sigmar Gabriel hanno incassato delle sonore batoste. 

La storica avanzata dell'estrema destra
In particolare, il partito della Merkel, l’Unione cristianodemocratica (Cdu), si è piazzato al secondo posto (nettamente staccato dietro ai Verdi) nel Baden-Württemberg. In Renania-Palanitato, terra dell’ex cancelliere della Cdu Helmut Kohl, il partito ha incassato un’altra sconfitta a beneficio dei socialdemocratici. In Sassonia-Anhalt la Cdu si mantiene invece in testa, ma assiste all’incredibile avanzata dell’Afd, l’Alternativa per la Germania, che ha conquistato più del 20 per cento dei voti. A crescere un po' ovunque, al punto da ottenere lo scettro di «vincitore morale» di queste elezioni, è stato dunque proprio il partito anti-euro e anti-immigrazione di estrema destra guidato dalla giovane e promettente Frauke Petry. Un'avanzata fulminea e storica, che sconvolge letteralmente lo scacchiere politico tedesco. Perché è la prima volta, dal secondo dopoguerra ad oggi, che la Cdu, a destra, subisce l«imboscata» di un partito nazionalista e populista: una forza che, puntando sullo stop all'immigrazione, raccoglie consensi ad est, al centro e nel sud del Paese. 

Un risultato storico
Le cifre non mentono: l'Afd ha ottenuto il 15% in Baden-Württemberg, il 12,5% in Renania-Palatinato e un clamoroso 24,2% in Sassonia-Anhalt, stabilendo il record di essere il primo partito al di fuori del Bundestag a ottenere percentuali simili in un'elezioni statale. Agli slogan di «Confini sicuri invece di sicura criminalità» e di «Stop al caos delle migrazioni», Frau Petry non solo è riuscita a rubare voti alla Cdu e alla Spd, ma ha addirittura conquistato il consenso dei più giovani, riportando gli under-30 in massa alle urne. Il risultato è stato talmente clamoroso che la Bild ha già ribattezzato questo 13 marzo come «Horror-Tag» per Merkel e Gabriel, il 'giorno dell'orrore' per i due partner della coalizione alla guida della Germania.

Ecco perché anche l'Europa trema
E ora? Angela Merkel ha comunque ribadito che, nonostante il risultato, non cambierà la sua politica migratoria. La cancelliera ha aggiunto di considerare l'Afd un partito acefalo, «che non offre vere soluzioni politiche». Si direbbe quasi che Angela stia sottovalutando l'avversario, che ha dimostrato di poter affossare una coalizione che pareva, fino ad alcuni mesi fa, saldissima. Ma questo voto è significativo non solo entro i confini tedeschi: perché anche le istituzioni europee, che hanno da sempre visto la Germania della Merkel come un baluardo incrollabile, dopo ieri cominciano a tremare seriamente. Il fatto che la «locomotiva d'Europa» si stia allineando agli altri Stati membri, dove le destre anti-Europa sono alla riscossa un po' ovunque, è sicuramente destabilizzante per Bruxelles. Altrettanto destabilizzante il fatto che il «trono» di Angela, da sempre la più solida dei 28 leader europei, stia traballando, proprio mentre si avvicina a grandi passi il referendum sulla Brexit e mentre l'altro grande leader europeo, Francois Hollande, perde consensi a vista d'occhio. Per parafrasare il grande Poeta italiano, il Vecchio Continente assomiglia sempre di più a una nave senza nocchiero in balia della tempesta. Paradossale e tragico, tra l'altro, il fatto che questa «tempesta» sia costituita da un «esercito» di disperati che rischia la vita pur di raggiungere la «terra promessa europea». Ed è proprio sui quei migranti che agognano l'Europa, a quanto pare, che l'Europa sta tristemente esalando i suoi ultimi respiri.