28 settembre 2020
Aggiornato 20:00
A pochi metri dalla base di Latakia

Siria, dentro la cabina di regia russa di Latakia per costruire la tregua

Ci troviamo nella base russa di Khmeimim, nella cabina di regia della tregua, nel nord ovest del Paese, frutto dell'accordo tra Stati Uniti e Russia per la riconciliazione della Siria

LATAKIA - Il ritratto di Bashar al Assad svetta sorridente e intatto, in cima alla sala centrale dell'areoporto: le pesanti porte di ferro dell'areodromo di Latakia in Siria si riaprono per un piccolo gruppo di giornalisti internazionali. Ci troviamo nella base russa di Khmeimim, ma questa volta non per assistere ai decolli e agli atterraggi di jet e bombardieri. Qua, a poche centinaia di metri si trova infatti la cabina di regia della tregua, nel nord ovest del Paese, frutto dell'accordo tra Stati Uniti e Russia per la riconciliazione della Siria. Se infatti può sembrare impossibile rimettere insieme i pezzi di un Paese sconvolto da quasi cinque anni di guerra civile, l'intesa prevede proprio questo. La difficoltà e le insidie sono enormi: Askanews con gli altri colleghi del gruppo le ha toccate con mano a Kinsibba, sulle montagne vicino al confine turco. Almeno otto colpi di artiglieria sparati - in modo dimostrativo - contro la stampa.

Ricotruzione
La situazione continua ad essere difficile anche in altre zone, ma il lavoro per la ricostruzione di un equilibrio procede. La principale difficoltà è mettere insieme un Paese frammentato, di cui la parte orientale resta comunque nelle mani del Califfato nero e dei jihadisti di Jabhat al Nusra. Per il resto, a Ovest, ogni insediamento, ogni provincia, ogni angolo sperduto della Siria dinnanzi al caos provocato prima dalla rivoluzione poi dalle scorrerie dei terroristi, ha dovuto attrezzarsi. La maggioranza dei villaggi ha la sua guardia armata. A comandare sono gli anziani e comunque chi ha potuto garantire alla comunità una difesa.

Attal e gli altri sobborghi
Un esempio è Attal, sobborgo di Damasco, parte dell'ampio giro organizzato per noi dai militari russi. Se infatti nella capitale siriana il territorio è controllato prevalentemente da Assad, nelle zone periferiche un 20% rimane in mano a Al Nusra. Attal è parte della periferia dove la jihad è più dura da sconfiggere, nonostante l'accordo tra Russia e Stati Uniti per la tregua. Qui era arrivato l'Isis per un breve periodo, poi al Nusra, e ancora l'Esercito siriano libero. Da quando è entrata in vigore la tregua 3.500 persone sono state graziate, 400 uomini osservano il cessate il fuoco ma restano armati. Ed è questo lo stato dell'arte che abbiamo trovato. Come Attal, ci sono migliaia di altre realtà. I fili di un complicato tappeto da riannodare. E questo è il compito del centro di Latakia, costruito in un lampo, come tutto il resto della base russa che può vantare ogni comfort, compresa una palestra all'aperto e uno spazio per i concerti. La palestra appare molto più frequentata rispetto al precedente viaggio di Askanews, pre tregua, a dicembre. Evidentemente i piloti e i tecnici devono tenere le mani occupate, mentre le aquile di metallo restano a terra.

Riconciliazione
La hot line per la riconciliazione, prima di oggi, era stata mostrata solo in diretta video, durante un briefing al Ministero della Difesa russo di Mosca. Mai dal vivo, a reporter stranieri. Quello che vediamo è una stanza ampia con tre scrivanie sul lato destro e altrettante sul lato sinistro. Una settima, centrale. Tre finestre e due porte. «Vi trovate nel Centro russo per la tregua nella Repubblica araba di Siria» ci dice il generale Sergey Kuralenko, responsabile del centro. «Lavoriamo - aggiunge - in coordinamento con il centro gemello americano ad Amman in Giordania, anche per lo scambio delle informazioni. Ora ci mettiamo in contatto». Un ufficiale alla sua sinistra schiaccia un tasto e parte la telefonata ad Amman. Risponde una voce femminile in perfetto americano.

Lavori in corso
Intanto sulle altre scrivanie, a intermittenza, arrivano telefonate, email e messaggi. Fanno capolino anche due capi locali, giunti da un insediamento a sud di Damasco. Dicono di voler aderire alla tregua, ma vogliono in cambio la liberazione di chi, dei loro, è stato arrestato durante la crisi dal regime. Sottolineano anche che da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco ci sono stati dei miglioramenti. Ma è necessario accelerare la dinamica positiva. Tra i vari impegni che si è preso il centro russo in Kmeimim è quello di aiutare a garantire la sicurezza dei leader di opposizione siriana e dei capi delle amministrazioni locali che si sono uniti alla tregua, sottolinea Kuralenko. Tra gli ultimi ad aderire anche Jaish al-Islam (la più grande fazione ribelle della zona di Damasco, in particolare i quartieri Douma e Gouta) che con Ahrar ash-Sham era il principale gruppo sostenuto da Turchia e Arabia Saudita. Ad aver raggiunto un accordo sulla riconciliazione anche i comandanti di 5 unità operanti in prossimità del villaggio Muhaddzha (provincia di Daraa). In questo modo, il numero di gruppi armati che hanno dichiarato il loro impegno per l'attuazione e l'adozione delle condizioni della tregua, ha raggiunto 42 unità. Altrettanti sono gli insediamenti, i cui rappresentanti hanno sottoscritto un accordo sulla riconciliazione. Il generale russo Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo rassicura, che per quanto complicato, il lavoro va portato avanti: «Io penso che l'accordo sia stato preso a un tale livello che voi stessi capite quanto sia importante. Praticamente ogni due ore i nostri ufficiali si mettono in contatto con gli americani», dice. «Il lavoro è molto professionale, i contatti lo sono altrettanto», aggiunge. Il cessate il fuoco è volto a consentire l'assistenza umanitaria internazionale per raggiungere le varie parti della Siria, sconvolta dai violenti scontri tra governo e gruppi di opposizione. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, la guerra civile ha causato almeno 250.000 morti e oltre un milione di feriti. Almeno 13 milioni di siriani rimangono dipendenti dall'assistenza umanitaria.

(Con fonte Askanews)