21 settembre 2019
Aggiornato 06:30
Soprattutto l'Italia deve considerare bene la questione

Schengen o non Schengen. A chi giova un'Europa a porte chiuse?

Si allunga a vista d'occhio la lista di Paesi europei che sospendono Schengen per bloccare i flussi migratori all'interno dell'Unione. Ma quanto sarebbe vantaggioso (soprattutto per l'Italia) la fine del libero movimento in UE?

BRUXELLES - Sembra ormai un effetto domino. In principio fu la Francia, che ha sospeso Schengen come precauzione prima per la conferenza sul clima di Parigi, quindi per gli Europei 2016, per poi chiedere, all'indomani degli attentati di Parigi, una revisione totale del trattato all'Ue. Poi, è stata la volta di Svezia e Danimarca; e ora il «contagio» è giunto fino in Austria, che si è unita alla lista di Paesi europei che hanno chiuso le frontiere con la serratura. Il motivo? Rendere il più possibile difficile l'entrata dei migranti (che abbiamo visto, negli ultimi mesi, affollarsi lungo il confine a Ventimiglia e attraversare a piedi i Balcani nel tentativo di aggirare i muri in costruzione) nei propri territori.

Perché sospendere Schengen?
Il problema principale che certi Paesi europei denunciano, cioè, sarebbe la «faciloneria» con cui gli Stati di frontiera - Italia in primis - si lasciano omertosamente «scappare» i richiedenti asilo ai controlli, in barba al famigerato trattato di Dublino. E non importa se, nei continui dibattiti dei mesi scorsi, pareva che fosse almeno un obiettivo a lungo termine, per l'Unione, smantellare quel becero sistema che obbliga i profughi a fare domanda nel primo Paese d'arrivo. Dimenticati i buoni propositi, la sospensione di Schengen, ora, sarebbe la risposta. Pare che addirittura in Germania il dibattito sull'opportunità di chiudere le frontiere sia particolarmente fervido: lo stesso ministro delle finanze Wolfgang Schäuble ha recentemente dichiarato che la prassi dei confini interni aperti potrebbe essere vicina alla fine. Secondo un documento confidenziale emerso a Bruxelles, la Commissione starebbe prendendo in considerazione la possibilità di sospendere Schengen per un periodo di due anni.

La fine di un diritto per 500 milioni di persone
Ma ciò che pochi sembrano considerare sono le conseguenze del ripristino dei controlli alle frontiere. Il paradosso più grande è il motivo per cui stiamo rinunciando a una delle più grandi conquiste europee. La sospensione temporanea per motivi di sicurezza (come nel caso del terrorismo), infatti, è doverosamente prevista nel trattato. Ma far crollare Schengen per i migranti pare quasi un controsenso: è vero, quel milione di persone entrate nel 2015 in Europa è una cifra senza precedenti, ma costituisce pur sempre lo 0,2% dell'intera popolazione dell'Unione. Ci deve fare davvero paura quello 0,2%, se per causa sua 500 milioni di persone potrebbero dover rinunciare al diritto di muoversi liberamente nello spazio europeo.

Conseguenze teoriche e pratiche della morte di Schengen
Perché sì, la morte di Schengen coinvolgerebbe tutti noi. Dovremmo dire addio alle scorrevoli corsie riservate ai cittadini UE negli aeroporti, dovremmo riabituarci ad essere «ammessi» in altri Paesi in uno spazio che prima era nostro. Naturalmente, non è solo questione di «comodità», e neppure meramente «di principio»: sì, la morte di Schengen significherebbe veder crollare uno dei pilastri su cui si fonda l'Unione europea, ma a franare sarebbe anche il concreto presupposto che ha reso possibile una politica di vera integrazione (e quindi, in soldoni, il diritto di andare a studiare e lavorare in un altro Paese). E non è un caso che questa integrazione sia sempre più in pericolo: la richiesta di Cameron di introdurre forti limitazioni all'immigrazione europea in Gran Bretagna sembra ottenere consensi da parte di Paesi che vorrebbero adottare una simile politica. Attenzione, perché poi i veri beffati sarebbero gli aspiranti «cervelli in fuga» italiani, che sognano di abbandonare il povero Cupolone per un brillante futuro a Londra. 

La beffa per l'Italia...
Infine, c'è un ultimo elemento da considerare, importante soprattutto per l'Italia. Perché Schengen non bloccherà i flussi migratori provenienti dall'Africa o dall'Asia; bloccherà i movimenti dei migranti all'interno dell'Unione europea. Ciò significa che sarà sempre più difficile, se non impossibile, da parte delle nostre guardie di frontiera «lasciar passare» i migranti, senza trattenerli - come da trattato di Dublino - nel primo Paese sicuro d'arrivo, cioè proprio l'Italia. La fine di Schengen, insomma, allontana di un bel po'  la rosea prospettiva di superare una volta per tutte l'odioso sistema di Dublino. Siamo sicuri che la fine di Schengen sia un bene, italiani?