7 luglio 2020
Aggiornato 05:30
Il racconto di uno degli uomini del Califfato

«Ecco come funziona l'Isis a Sirte»

Chi è il capo dei militanti, quanti sono e da dove vengono, cosa guadagnano dai traffici di migranti che partono per l'Europa e soprattutto quali sono gli obbiettivi dei jihadisti in questa città strategica della Libia.

SIRTE - Come è organizzato lo Stato Islamico (Isis) a Sirte, ultima roccaforte jihadista in Libia; chi è il capo dei militanti, quanti sono e da dove vengono, cosa guadagnano dai traffici di migranti che partono per l'Europa e soprattutto quali sono gli obbiettivi dei jihadisti in questa città strategica della Libia. C'è tutto questo nel racconto fatto al portale libico «Al Wasat», da uno degli uomini del Califfato nero catturato nei giorni scorsi.
L'uomo è un egiziano che si chiama «Abu Obeidah al Masry», ed afferma di essere partito per Sirte sette mesi fa proprio per unirsi all'Isis che aveva preso il controllo della città agli inizi dello scorso giugno. Ecco alcune delle sue rivelazioni riportate dal portale libico:

Gli stranieri dell'ISIS sono il 70%
Il jihadista, ora pentito, afferma che a Sirte «i foreign fighters in città rappresentano il 70% dei combattenti» dell'Isis, di questi «300 egiziani, 400 tunisini e altrettanti sudanesi». Abu Obeidah aggiunge che l'emiro («il comandante») dell'organizzazione «è un saudita che si fa chiamare Abu Amer al Jazrawi», ma spiega di non averlo mai visto in faccia «perché appare sempre con il volto coperto», così come fanno tutti gli altri membri del gruppo terroristico.

Perchè appaiono sempre con il volto coperto?
E sull'abitudine dei jiahdisti di scoprire la faccia, l'ex membro dell'organizzazione ha un'idea precisa: «Si coprono la faccia per non rivelare le loro identità, certo, oppure per impaurire la gente, ma anche per apparire in maggior numero rispetto a quanti sono realmente», assicura spiegando che «quando un paio di centinaia di combattenti appaiano in parate in cinque luoghi diversi consecutivamente, questo non significa che l'organizzazione conti 1.000 persone».

Reclutamento di migranti clandestini
Obeidah rivela anche come l'Isis trae vantaggio della massiccia presenza nel Paese Nordafricano in Libia di migranti clandestini: più che infiltrare tra loro dei jihadisti, l'«organizzazione reculta gli aspiranti migranti nelle sue file».

Finanze e stipendi del Califfato
Poi il pentito parla delle finanze dell'Isis, che oltre a Sirte controlla «altre 8 città e località vicine»: «La paga mensile è di 200 dinari (l'equivalente di poco meno di 150 dollari) al combattente scapolo, e il doppio per quelli sposati», afferma, spiegando che «i fondi vengono reperiti da quello che chiamano 'Ganaim' ('bottino') di guerra».

Obbiettivo: Puntare su campi petroliferi
Obeidah ha le idee chiare sugli obbiettivi futuri dell'organizzazione, soprattutto per autofinanziarsi: «Dopo aver assaggiato il sapore dei soldi ricavati dal petrolio in Siria e in Iraq», la filiale libica dell'Isis punta ora a «prendere il controllo dei campi e dei terminal petroliferi» del Paese.