4 ottobre 2022
Aggiornato 00:00
Poi Messa all'aperto

Papa in Kenya: mai il nome di Dio per giustificare odio e violenza

Papa Francesco si è rivolto ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni del Kenya, per poi celebrare la Messa

NAIROBI - «Il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace. Il suo santo Nome non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza». Così Papa Francesco si è rivolto ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni del Kenya. Bergoglio ha ricordato in particolare i «barbari attacchi al Westgate Mall, al Garissa University College e a Mandera», sottolineando che «troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della religione per seminare discordia e paura e per lacerare il tessuto stesso delle nostre società».

Programma serrato
Il Papa ha ricevuto i rappresentanti delle altre fedi nella sede della nunziatura di Nairobi, dove ha pernottato, alle otto (le sei in Italia) nel secondo dei sei viaggi del suo viaggio in Africa. Dopo il Kenya, Francesco visiterà Uganda e, se il programma è confermato nonostante le preoccupazioni per la sicurezza, Repubblica centrafricana, da dove tornerà a Roma lunedì prossimo. Il Papa ha preso la parola oggi, dopo i saluti introduttivi di mons. Peter Kairo, arcivescovo di Nyeri e incaricato del dialogo interreligioso dell'episcopato kenyota, e dopo i saluti del rappresentante anglicano, l'arcivescovo Eliud Wabukala, e del rappresentante musulmano, Abdulghafur El-Busaidy.

Dialogo interreligioso
«Cari amici», ha detto, «è mia speranza che questo tempo trascorso insieme possa essere un segno della stima della Chiesa nei confronti dei seguaci di tutte le religioni e rafforzi i legami d'amicizia che già intercorrono tra noi. A dire il vero - ha proseguito - il nostro rapporto ci sta mettendo dinanzi a delle sfide; ci pone degli interrogativi. Tuttavia, il dialogo ecumenico e interreligioso non è un lusso. Non è qualcosa di aggiuntivo o di opzionale, ma è essenziale, è qualcosa di cui il nostro mondo, ferito da conflitti e divisioni, ha sempre più bisogno». Tanto più «in una società democratica e pluralistica come questa, la cooperazione tra i leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune»«Promuovendo il rispetto di tale dignità e di tali diritti - ha detto ancora il Papa - le religioni interpretano un ruolo essenziale nel formare le coscienze, nell'instillare nei giovani i profondi valori spirituali delle rispettive tradizioni e nel preparare buoni cittadini, capaci di infondere nella società civile onestà, integrità e una visione del mondo che valorizzi la persona umana rispetto al potere e al guadagno materiale».

Dio di pace
«Penso qui - ha proseguito Bergoglio - all'importanza della nostra comune convinzione secondo la quale il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace. Il suo santo Nome non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza. So che è vivo in voi il ricordo lasciato dai barbari attacchi al Westgate Mall, al Garissa University College e a Mandera. Troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della religione per seminare discordia e paura e per lacerare il tessuto stesso delle nostre società. Quant'è importante che siamo riconosciuti come profeti di pace, operatori di pace che invitano gli altri a vivere in pace, armonia e rispetto reciproco! Possa l'Onnipotente toccare i cuori di coloro che perpetrano questa violenza e concedere la sua pace alle nostre famiglie e alle nostre comunità». Richiamando il Concilio vaticano II, il Papa ha concluso: «Preghiamo per la pace!».

La messa-flash mob
Migliaia di persone sono giunte fin dalle prime ore della notta al campus dell'università di Nairobi, nonostante la pioggia caduta incessantemente tutta la notte sulla capitale del Kenya, per assistere alla messa all'aperto che Papa Francesco ha celebrato a partire dalle 10.15 (8.15 in Italia) nel secondo giorno del suo viaggio in Africa. Il campus e i due parchi circostanti, dove sono stati montati i maxi-schermi per seguire la celebrazione, può contenere fino a un milione di persone. Rigorosi i controlli delle abbondanti forze dell'ordine. Il Papa è giunto in papamobile aperta salutando la folla caratterizzata da canti, cori, tradizionali ululati di festa, dalla nunziatura apostolica, dove ha pernottato e dove, a inizio mattinata, ha ricevuto i leader delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni. Hanno assistito alla messa anche il presidente Uhuru Kenyatta, affiancato dalla moglie, l'ex presidente Mwai Kibaki e l'ex premier Raila Odinga. Quasi un gigantesco flash mob sotto un tendone bianco introduce la messa celebrata dal Papa nel campus di Nairobi. Guidati da un carismatico direttore di coro che, sotto la pioggia, dà il ritmo, centinaia di preti, suore, seminaristi e fedeli hanno intonato un canto cristiano, commentato da ululati di festa nella folla di fedeli, ritmato dalle percussioni, sventolando fazzoletti bianchi e ballando. Il presidente kenyota Uhuru Kenyatta segue il canto accennando con la testa il ritmo del coro.

Centralità della famiglia
«La società del Kenya è stata a lungo benedetta con una solida vita familiare, con un profondo rispetto per la saggezza degli anziani e con l'amore verso i bambini. La salute di qualsiasi società dipende dalla salute delle famiglie». Lo ha detto Papa Francesco nell'omelia. Jorge Mario Bergoglio ha scelto di leggere l'omelia in italiano, mons. Mark Miles della segreteria di Stato traduce poi, passaggio per passaggio, la predica del papa in inglese. «Per il bene loro e della comunità, la fede nella Parola di Dio ci chiama a sostenere le famiglie nella loro missione all'interno della società, ad accogliere i bambini come una benedizione per il nostro mondo e a difendere la dignità di ogni uomo e di ogni donna, poiché tutti noi siamo fratelli e sorelle nell'unica famiglia umana», ha detto il Papa. «In obbedienza alla Parola di Dio, siamo anche chiamati ad opporre resistenza alle pratiche che favoriscono l'arroganza negli uomini, feriscono o disprezzano le donne e minacciano la vita degli innocenti non ancora nati. Siamo chiamati a rispettarci e incoraggiarci a vicenda e a raggiungere tutti coloro che si trovano nel bisogno». Le famiglie cristiane devono «irradiare l'amore di Dio e riversare l'acqua vivificante del suo Spirito»«Questo è particolarmente importante oggi, perché assistiamo all'avanzata di nuovi deserti, creati da una cultura del materialismo e dell'indifferenza verso gli altri», ha detto il Papa.

Saggezza e cultura
«Qui, nel cuore di questa Università, dove le menti e i cuori delle nuove generazioni vengono formati, faccio appello in modo speciale ai giovani della nazione», ha aggiunto Francesco. "I grandi valori della tradizione africana, la saggezza e la verità della Parola di Dio e il generoso idealismo della vostra giovinezza vi guidino nell'impegno di formare una società che sia sempre più giusta, inclusiva e rispettosa della dignità umana. Vi stiano sempre a cuore le necessità dei poveri; rigettate tutto ciò che conduce al pregiudizio e alla discriminazione, perché queste cose - lo sappiamo - non sono di Dio»«Mungu awabariki!», Dio vi benedica, «Mungu abariki Kenya!», Dio benedica il Kenya. Con queste parole in lingua locale il Papa ha concluso, tra gli applausi dei fedeli, l'omelia della messa nel campus università di Nairobi.

Atteso all'Onu
Conclusa la messa al campus universitario di Nairobi, alla quale ha assistito, nonostante la pioggia continua, una folla stimata di 300mila persone, Papa Francesco torna alla sede della nunziatura apostolica, dove soggiorna. nel pomeriggio, Francesco incontrerà preti, religiosi, suore e seminaristi nel campo sportivo della St Mary's School, alle 15.45 (13.45 in Italia), e, alle 17.30 (15.30 a Roma) visiterà U.N.O.N., la sede delle agenzie Onu presenti in Kenya, Unep (ambiente) e Un Habitat.

(Con fonte Askanews)