23 luglio 2019
Aggiornato 04:30
Amministrative Ucraina 2015

Poroshenko tiene Kiev ma le grandi città lo abbandonano

I risultati consolidano il quadro emerso tre settimane fa, con il partito del presidente Petro Poroshenko che rimane il primo a livello nazionale, ma molto meno saldo, come tutte le formazioni governative di fronte al ritorno dell'opposizione. Forte invece la dissaffezione degli elettori: nella capitale solo uno su quattro si è recato alle urne.

KIEW - A Kiev confermato l'ex campione di pugilato Vitaly Klitschko, confermato anche 'indebolimento del fronte presidenziale che fa capo a Petro Poroshenko: i ballottaggi per le amministrative nei nei maggiori centri dell'Ucraina, una trentina di città superiori ai 90mila abitanti, hanno completato ieri il voto dopo il primo turno del 25 ottobre. I risultati, pur non ancora definitivi, consolidano il quadro emerso tre settimane fa, con il partito del presidente Petro Poroshenko che rimane il primo a livello nazionale, ma molto meno saldo, come tutte le formazioni governative di fronte al ritorno dell'opposizione, soprattutto nell'Est e nel Sud del Paese, e dei nuovi partiti sostenuti dagli oligarchi. Forte invece la dissaffezione degli elettori: nella capitale solo uno su quattro si è recato alle urne.

La difficile situazione ucraina, tra l'instabilità politica permanente, le faide tra i poteri forti, la complicata fase economica con il rischio del default non ancora scomparso e la guerra nel Donbass pronta a riesplodere, hanno inoltre tenuto lontani gli ucraini dalle urne, segno di una rassegnazione diffusa dopo la rivoluzione dello scorso anno che non ha condotto ai cambiamenti sperati. Dopo che al primo turno l'affluenza era stata inferiore al 50%, ai ballottaggi si è recato solo un ucraino su tre, circa il 34%, secondo i dati ufficiali della commissione elettorale. Nemmeno a Kiev gli elettori si sono appassionati al duello dal risultato scontato tra il sindaco in carica Vitaly Klitschko, fedele alleato del capo dello stato, e lo sfidante Borislav Bereza, ex portavoce del movimento ultranazionalista Pravy Sektor (Settore di destra) ora vicino a Ukrop, nuovo partito dell'oligarca Igor Kolomoisky.

Nella capitale KIEV solo il 25% degli aventi diritto è andato a votare e lo ha fatto per l'ancora popolare campione del mondo dei pesi massimi che ha vinto con oltre il 60%. Kiev è di fatto l'unica metropoli rimasta nelle mani di Poroshenko, che tra il primo e il secondo turno ha visto i grandi centri ucraini, soprattutto negli oblast orientali e meridionali, finire nelle mani dei rivali.

Se a KHARKIV era già stato eletto Gennady Kernes (Rinascita, altra creatura di Kolomoisky) e a ODESSA il vecchio sindaco Gennady Trukhanov ha sconfitto il candidato presidenziale Sasha Borovik, a DNIPROPETROVSK domenica è stato eletto Boris Filatov con il 53%, (Ukrop, braccio destro del solito Kolomoisky) che ha battuto Olexandr Vilkul del Blocco d'Opposizione, sponsorizzato dal magnate Rinat Akhmetov. A ZHAPOROZHE l'uomo di Poroshenko Nikolai Frolov è stato sconfitto dall'indipendente Vladimir Buriak. Stesso quadro anche nelle REGIONI OCCIDENTALI e a LEOPOLI è stato riconfermato Andrei Sadovy, leader di Samopomosh (Autoaiuto), partito di governo che ha già minacciato più volte di andare all'opposizione. A IVANO FRANKIVSK, altro centro dei Carpazi, il candidato di Poroshenko Igor Nasalik ha dovuto cedere il passo a Ruslan Marzinkiv del partito nazionalista Svoboda. Tra le maggiori città dell'Ovest solo a LUZK vicino al confine polacco si è imposto il candidato presidenziale Nikolai Romaniuk.

Complessivamente il partito di Poroshenko rimane comunque il primo per numero di seggi conquistati a livello locale tra città e regioni in quasi tutto il Paese e solo all'Est è scavalcato dal Blocco d'Opposizione, la formazione scaturita dalle ceneri del Partito delle regioni del vecchio presidente Victor Yanukovich. La parte del leone tra i nuovi arrivati l'hanno fatta Ukrop e Rinascita, approfittando anche delle difficoltà dei partiti di governo. Tra questi limitano sostanzialmente i danni Autoaiuto, Patria di Yulia Tymoshenko e il Partito radicale di Oleg Lyashko, mentre il grande sconfitto è il premier Arseni Yatseiuk, il cui partito non ha nemmeno partecipato al voto, dopo che i sondaggi degli ultimi mesi avevano decretato il calo verticale del consenso dal 22% all'1%.

La poltrona del premier è in bilico da mesi, anche a causa della differenza di vedute con il presidente, ma Poroshenko ha confermato la scorsa settimana che Yatseniuk rimane al suo posto. È stato però annunciato un consistente rimpasto e la maggioranza continua ad essere instabile dopo che ne è uscito il Partito radicale e Autoaiuto ha iniziato a pensare di andare all'opposizione.

Entro la fine dell'anno il parlamento ucraino deve approvare in maniera definitiva le modifiche costituzionali e la legge per l'autonomia del Donbass prevista dagli accordi di Minsk, ma al momento manca la maggioranza dei due terzi necessari per l'approvazione.