5 dicembre 2019
Aggiornato 15:30

Libia, la nuova arma contro il traffico di migranti

Si fanno chiamare gli uomini mascherati e sono diventati la forza di polizia ufficiale della città di Zuara, nel Nord-Ovest della Libia, da quando hanno deciso di contrastare la criminalità, prima, e il traffico di esseri umani dall'Africa all'Europa, dopo la morte di 183 migranti, recuperati sulle rive libiche lo scorso agosto

ROMA - Si fanno chiamare gli «uomini mascherati» e sono diventati la forza di polizia ufficiale della città di Zuara, nel Nord-Ovest della Libia, da quando hanno deciso di contrastare la criminalità, prima, e il traffico di esseri umani dall'Africa all'Europa, dopo la morte di 183 migranti, recuperati sulle rive libiche lo scorso agosto.

Malattia solciale
«Il traffico di esseri umani è una malattia sociale qui. Non è una sola famiglia a controllare il traffico. Sono coinvolte tante famiglie - ha denunciato al Wall Street Journal Aymen Algafaz, il comandante 32enne degli uomini mascherati - prima pensavamo che non potevano arrestare fratelli e cugini. Ora è diverso». In un incontro di emergenza convocato il giorno dopo il naufragio, 15 delle principali personalità della città promisero ad Algafaz di non applicare più le leggi tribali che fino ad allora avevavo garantito l'impunità ai trafficanti, ordinando da subito un'operazione per l'arresto di tre presunti trafficanti, che ha poi portato in carcere altre 12 persone.

Un business ancora redditizio
Tuttavia, secondo un trafficante di Tripoli l'intervento della nuova forza di polizia di Zuara non avrebbe affatto intaccato il business dei trafficanti. Solo il mese scorso, le autorità libiche ed europee hanno tratto in salvo oltre 5.000 migranti; dall'inizio dell'anno sono oltre 300.000 le persone che hanno cercato di raggiungere l'Europea attraversando il Mediterraneo, contro i 219.000 di tutto il 2014, e sono almeno 3.000 quelli che hanno perso la vita durante la traversata. Molte delle persone annegate nel Mediterraneo erano partite proprio da Zuara. «Non ho mai sognato di diventare un poliziotto. Nessuno in Libia si fida della polizia, ma non c'era nessuno impegnato a rendere la mia città un luogo sicuro per le famiglie», ha detto Algafaz raccontando la nascita del suo gruppo, avvenuta nel 2014 con il via libera delle personalità più in vista della città per contrastare la criminalità. Ma gli uomini di Alfagaz si sono dovuti conquistare la fiducia della popolazione che li considerava alla stregua dei tanti gruppi armati oggi attivi in Libia, promuovendosi molto anche sui social media.

Timore di rappresaglia
La decisione di agire a volto coperto si spiega proprio con il timore di attacchi di rappresaglia. Fino ad oggi, scrive il Wsj, gli uomini mascherati hanno arrestato diverse decine di rapinatori e trafficanti di droga, alcuni dei quali sono stati rinchiusi in una prigione improvvisata, mentre altri sono stati messi ai domiciliari con la garanzia di un anziano della famiglia. Pochi di loro sono stati portati davanti a una corte di giustizia. Il salto di qualità con il via libera dei vertici della città alla lotta ai trafficanti di esseri umani è arrivato dopo la tragedia di agosto. In quell'occasione il sindaco di Zuara e i leader tribali concordarono di tagliare ogni legame tribale e familiare che fino ad allora aveva protetto i trafficanti. «I libici comprendono la gravità di questa decisione. E' stata essenziale per punire i criminali prima che la reputazione della città fosse rovinata», ha detto al giornale americano il sindaco Hafed Ben Sassi.

(Con fonte Askanews)