17 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
Nell'incertezza dell'Occidente

Siria, le ragioni per cui Mosca è l’unico vero baluardo contro l’Isis

La discesa in campo di Putin in Siria è guardata con timore dall'indeciso Occidente. Ma Mosca ha delle ottime ragioni per combattere il terrorismo, a differenza degli interessi contrastanti di Washington...

MOSCA – Ha già una partita aperta con l’Occidente in Ucraina, Vladimir Putin; ora, il suo intervento in Siria al fianco delle truppe lealiste pare aggiungere carne al fuoco. Lo dimostrano gli allarmi a più riprese lanciati dal Pentagono, e le telefonate intercorse tra il preoccupato John Kerry e il suo omologo Sergej Lavrov. A nulla sono valse le spiegazioni di Mosca, che ha ricordato come forze armate russe siano presenti in Siria da molti anni, e il sostegno al regime contro l’Isis sia l’unico modo per evitare uno scenario simile alla Libia; Washington – che per interessi conflittuali ha fino ad ora temporeggiato – continua a guardare con preoccupazione al decisionismo di Putin nella regione, rischiando di perdere ogni credibilità e influenza nella partita. Perché, nonostante i raid anglofrancesi dell’ultimo minuto, il punto è proprio questo: la transizione siriana rischia di finire interamente nelle mani della Russia.

L'interventismo e l'interesse di Mosca
L’interventismo di Mosca non deve sorprenderci: e non soltanto perché, si sa, lo spirito russo e putiniano difficilmente sta a guardare; ma anche perché l’alleanza Mosca-Damasco ha una lunga tradizione, risalente ai tempi dell’Urss e coltivata con successo negli anni. Per questo motivo, l’ambizione occidentale a stabilizzare la Siria contro Assad, contro l’Isis e senza la Russia pare semplicemente irrealizzabile. Ma c’è un altro particolare da tenere in considerazione: Mosca è l’unica potenza internazionale, per ora, che può infliggere un duro colpo all’Isis anche perché come nessun’altra ha interesse a farlo. Mentre Washington, pur di contrastare Assad, non ha esitato a rintuzzare il fuoco dell’estremismo, Putin ha come principale obiettivo (oltre a quello, fondamentale, di garantirsi un futuro nella regione) quello di abbattere lo Stato islamico prima che sia troppo tardi.

Ecco perché Mosca vuole abbattere l’Isis
L’Isis, infatti, è un nemico sempre più sfumato, che rischia di lambire i confini di alcune aree delicate per Mosca sotto il profilo strategico. È il caso di Cecenia e Tagikistan, rispetto ai quali le preoccupazioni del Cremlino si riferiscono all’unità della Russia e alla sua proiezione nello spazio post-sovietico. In effetti, i timori di Ramzan Kadyrov, l’uomo del presidente Putin in Cecenia, in merito alla possibilità che giovani ceceni si uniscano all’Isis non sembrano infondati, specialmente in una terra dove il tema della convivenza delle diverse confessioni islamiche è particolarmente sentito. Tanto più che il tentativo di Kadyrov di bilanciare la lealtà a Mosca con le tradizioni islamiche non pare aver fatto del tutto presa sulla popolazione. Altra zona «calda» che Putin mira a difendere è il Tagikistan, ex repubblica socialista sovietica che confina con l’Afghanistan. Secondo alcune fonti di intelligence, i talebani afghani, di concerto con i militanti dell’Isis, ne avrebbero preso di mira il confine. Sebbene alcuni esperti non sposino quest’ultima tesi, il presidente tagiko Emomali Rahmon ha chiesto aiuto a Putin, che ha subito risposto all’appello: Mosca ha infatti rispolverato il Csto (Collective Security Treaty Organization), organizzazione nata come apparato militare di sei nazioni della Comunità di Stati indipendenti (tra cui il Tagikistan). Sotto l’egida del Csto sono state condotte esercitazioni militari congiunte e testata la sua forza di reazione rapida.

Chi esita e chi no
Insomma: per la Russia la posta in gioco è davvero alta: si parla dell’unità del Paese e della sua sfera di influenza. Ecco perché, mentre l’Occidente si dibatte in mezzo a molte, troppe incertezze (la priorità è abbattere Assad o contrastare gli estremisti islamici? Una stabilizzazione con la Russia o senza Russia? Puntare sull’Iran o limitarne le ambizioni? Che fare del futuro dei curdi e delle richieste turche? ecc. ecc...), Vladimir Putin combatte la sua partita in Siria contro lo Stato islamico. Senza esitazioni.