22 ottobre 2020
Aggiornato 02:30
Il 20 settembre è vicino

Elezioni Grecia, Tsipras vincerà di nuovo?

Syriza aveva vinto le elezioni dello scorso gennaio con il 36% dei voti, ma oggi quel risultato sembra impossibile da replicare, perché il partito di Tsipras sta scontando gli avvenimenti drammatici degli ultimi mesi

ATENE - Domenica 20 settembre si svolgeranno all'ombra del Partenone le elezioni anticipate indette dopo le dimissioni del primo ministro, Alexis Tsipras. In poco più di tre anni è la quarta volta che i greci si recano alle urne. E questa è solo un'altra tappa dell'iter politico-economico della crisi greca. Difficilissimo fare previsioni, perché esordiscono dinnanzi all'incognita del voto popolare due nuove liste: una conserva il nome di Syriza - ma di fatto ha perso una bella fetta dei suoi esponenti –, l'altra è nuova anche nel nome, ed ha avuto un bel da fare per definire il suo programma elettorale in così poco tempo.

Alexis, il favorito
Il favorito sembra essere ancora Alexis. La Grecia si trova in una situazione economica estremamente delicata, e il fatto di aver portato a casa un complicato accordo con l'Unione Europea non la mette al riparo da scelte altrettanto difficili per il prossimo futuro. La BCE e il FMI hanno concesso ulteriori aiuti in cambio di riforme molto severe, che hanno causato la scissione all'interno di Syriza e alle dimissioni del premier. Secondo molti, la scelta di Tsipras di dimettersi e chiamare i greci nuovamente alle urne è un tentativo di capitalizzare il suo consenso popolare, in modo da assicurarsi la stabilità politica necessaria per governare il paese. Un espediente, come quello del referendum, per rafforzare la sua posizione interna, all'interno dei confini nazionali, ed esterna, di fronte agli imperatori di Bruxelles. Alexis chiama i greci, ancora una volta, a legittimare la sua autorità. Tuttavia, la sua vittoria non è affatto scontata.

Il jolly di Syriza
Syriza aveva vinto le elezioni dello scorso gennaio con il 36% dei voti, ma oggi quel risultato sembra impossibile da replicare, perché il partito di Tsipras sta scontando gli avvenimenti drammatici degli ultimi mesi. Di certo, da abile stratega quale ha dimostrato di essere fin qui, Tsipras ha giocato l'unico jolly che potrebbe assicurargli un vantaggio determinante: la velocità. Lo scopo delle elezioni – non anticipate, anticipatissime, e fortemente volute così rapidamente proprio da lui – è quello di sbaragliare un'impreparata concorrenza. Chi si presenta alle urne per la prima volta ha bisogno di tempo, e la campagna elettorale a tempi ridotti regala ad Alexis diversi metri di vantaggio nella corsa verso la vittoria. Secondo i sondaggi, però, la forbice tra Syriza e Nea Dimokratia (ND), il principale partito all'opposizione, si è molto ridotta: avrebbero circa un punto percentuale di distacco. E, in ogni caso, è praticamente impossibile che uno dei partiti in lista riesca a formare un governo senza l'appoggio di altre forze politiche, all'interno di una più vasta coalizione.

I greci, ancora una volta, sceglieranno il loro destino
La vera incognita resta la decisione del popolo greco. Tsipras ha fatto tutto quanto in suo potere per impedire al paese di affogare, e alla fine – messo spalle al muro dalla Troika – non gli è rimasta altra scelta se non quella di mangiare la minestra dell'UE o buttarsi dalla finestra trascinando con sé tutto il suo popolo ridotto alla fame. Secondo Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze del suo governo, avrebbe dovuto osare di più: fino a scegliere l'opzione Grexit, dalle conseguenze imprevedibili. La storia, però, non si fa con i «se» e con i «ma» e dobbiamo aspettare il 20 settembre per sapere come i greci hanno interpretato l'operato di Syriza del dopo-referendum: se si sono sentiti traditi da un governo che aveva sostenuto il «no» e chiesto loro di combattere per la libertà e la democrazia, o hanno accettato – seppur dolorosamente – la scelta di Tsipras di piegare la testa davanti alle imposizioni della Troika per salvare il salvabile. Di certo a stare col fiato sospeso è di nuovo l'Europa tutta, perché più dell'economia qui c'è in gioco la faccia di Bruxelles. Incombono infatti le lezioni spagnole, e Podemos continua a simpatizzare con Syriza. La sua vittoria sarebbe per le istituzioni europee una prospettiva ben più pericolosa della rivolta greca, perché le dimensioni (economiche e politiche, non solo geografiche) della Spagna, sono ben diverse da quelle della piccola Grecia. Un nuovo rigurgito di democrazia nei confronti dell’establishment europeo farebbe più paura. In attesa di conoscere il futuro di Podemos, terremo gli occhi puntati sulla Grecia e su quel popolo che ha già dimostrato di saper tenere alta la testa. E c'è da scommettere che lo farà di nuovo.