2 marzo 2021
Aggiornato 08:00
L'Est è reticente

Rifugiati, vertice di Lussemburgo, Europa ancora divisa

Il tema dell'emergenza rifugiati è stato sfiorato, ieri a Lussemburgo, nei colloqui a margine e nelle risposte dei ministri ai giornalisti, durante la prima giornata della riunione informale del Consiglio Esteri dell'Ue

LUSSEMBURGO (askanews) - Il tema dell'emergenza rifugiati è stato sfiorato, ieri a Lussemburgo, nei colloqui a margine e nelle risposte dei ministri ai giornalisti, durante la prima giornata della riunione informale del Consiglio Esteri dell'Ue, che era dedicata alla situazione in Medio Oriente e ai rapporti con la Russia e i paesi del vicinato orientale. Di immigrazione i ministri parleranno domani mattina, durante la seconda giornata del Consiglio informale.

No a quote obbligatorie dall'Est
A Lussemburgo, tuttavia, sono arrivati gli echi del vertice dei dei leader dei quattro paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia), che hanno riconfermato, oggi a Praga, la loro forte opposizione al meccanismo delle quote obbligatorie di redistribuzione fra i Paesi Ue dei rifugiati giunti nei paesi più esposti ai flussi migratori. Secondo i quattro Paesi dell'Est, va «preservata la natura volontaria delle misure di solidarietà dell'Ue», e «sarebbe inaccettabile qualunque proposta che portasse all'introduzione di quote obbligatorie e permanenti».

Divisione profonda
La posizione dura del gruppo di Visegrad conferma la divisione profonda che esiste nell'Ue sul modo in cui va affrontata l'emergenza rifugiati, ora che la maggioranza dei Paesi membri, guidata dall'asse franco-tedesco con il forte sostegno dell'Italia, è ormai allineata a sostegno dell'iniziativa della Commissione europea per le quote obbligatorie, che si concretizzerà con la nuova proposta, attesa per la settimana prossima, di redistribuire negli altri Paesi membri, 120.000 nuovi rifugiati approdati in Italia, Grecia e Ungheria, oltre ai 40.000 da Italia e Grecia già previsti dal meccanismo provvisorio proposto a maggio. E' una divisione che mette in luce soprattutto un approccio diverso alle politiche dell'Ue nel settore dell'immigrazione irregolare e dell'asilo: politiche che il Trattato di Lisbona prevede che siano «comuni", con un forte ruolo d'iniziativa e controllo d'attuazione da parte della Commissione europea e senza nessun potere di veto da parte dei singoli Stati membri, e che i Paesi dell'Europa centro orientale si ostinano a voler mantenere sotto il pieno controllo nazionale e secondo la logica intergovernativa, tanto da chiedere che prevalgano sempre le decisioni prese (all'unanimità) dal vertice dei capi di Stato e di governo.

Controversia da risolvere
Per risolvere la controversia potrebbe non essere sufficiente il Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno convocato per il 14 settembre a Bruxelles, ed essere necessario un Consiglio europeo straordinario a fine mese. Oggi lo ha detto chiaramente, parlando alla stampa, il ministro degli Esteri slovacco Miroslav Lajcak, e altre fonti hanno confermato che se ne è cominciato a parlare a margine della riunione. La questione potrebbe emergere più chiaramente durante la discussione di domani, ma la decisione sull'opportunità di una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo spetta al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Ieri, sempre da Lussemburgo, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha detto che la questione cruciale dell'emergenza immigrazione non è tanto quella della redistribuzione dei rifugiati, ma la creazione di un vero e proprio diritto d'asilo comune europeo, che superi l'attuale sistema di Dublino, in virtù del quale spetta ai soli paesi di primo approdo l'onere di accogliere i richiedenti asilo.