4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
Il religioso ha chiesto aiuto ad Al Sisi

Il muezzin invita i suoi fedeli a pregare perché «è meglio di Facebook», ma finisce in Tribunale

E' accaduto in Egitto alcuni giorni fa. Un imam ha «modernizzato» il testo della chiamata alla preghiera quotidiana per i fedeli, ma è stato accusato dai Fratelli Musulmani

ROMA (askanews) - Alzarsi all'alba per effettuare la prima preghiera musulmana quotidiana «è meglio che chattare su Facebook». Lo è, perlomeno, per un muezzin che ha gridato questa frase dal minareto di una moschea egiziana. Il religioso però è finito subito in tribunale per aver modificato il tradizionale testo dell'invito che ogni mattina viene diffuso dagli altoparlanti di tutte le moschee del mondo e che recita invece così: «Pregare è meglio che dormire».

Dietro le accuse i Fratelli Musulmani
Il curioso episodio, raccontato da molti media egiziani, è avvenuto a Sidi Ghazi, località di Kafr al Dawar, nel governatorato di al Buheira a Nord dell'Egitto. Secondo la tv satellitare «Rudaw» l'ufficio della Sovrintendenza religiosa locale ha rinviato a giudizio il muezzin Mahmoud al Maghazi dopo aver ricevuto una denuncia firmata da abitanti del posto, che hanno accusato il religioso di aver «storpiato il testo della chiamata alla preghiera dell'alba da 'pregare è meglio che dormire' in 'pregare è meglio di Facebook'».

Il muezzin chiede aiuto a Abdel Fattah al Sisi
Le stesse autorità hanno fatto sapere che il religioso 54enne «ha negato ogni addebito, affermando che dietro la denuncia ci sono i Fratelli Musulmani», confraternita islamica messa fuori legge dalle autorità del Cairo. Il muezzin, sempre secondo i media egiziani, «ha annunciato uno sciopero della fame ad oltranza fino a quando non verrà fatta giustizia» ed ha chiesto un incontro con il capo dello Stato Abdel Fattah al Sisi «per proteggere la mia famiglia dalla congrega dei Fratelli».

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