7 dicembre 2019
Aggiornato 07:00

Il dilemma della Fed, L'economia Usa torna ad accelerare

Il mercato si domanda se la banca centrale alzerà i tassi o se rimanderà la decisione al 2016

NEW YORK (askanews) - L'economia americana torna ad accelerare. E lo fa a un passo più veloce delle migliori aspettative grazie a consumi in aumento, investimenti aziendali più decisi e spese nel settore pubblico balzate come non accadeva dal 2010. Nel secondo trimestre del 2015 il Pil statunitense è cresciuto del 3,7%, ben oltre la prima lettura pari a un'espansione del 2,3% e sopra le stime per un +3,3%. Non a caso gli indici a Wall Street sono protagonisti di un rally che in aggiunta a quello di ieri potrebbe portare alla migliore due giorni dal marzo 2009, quando nell'azionario iniziò una corsa che (fino ad ora) non si è mai fermata.

Grande ottimismo per l'economia americana
Certo. Il dato finale, atteso il 25 settembre prossimo, potrebbe nuovamente variare ma per ora gli investitori ritrovano ottimismo. Anche perché dimostra come il motore della prima economia al mondo sia capace di scaldarsi dopo un inverno gelido e come sia resistente alle tensioni in arrivo dall'estero. Il Pil Usa infatti contrasta con quanto sta succedendo nel resto del mondo, dove la caduta delle materie prime, le crisi finanziarie di alcune nazioni come la Grecia e l'incertezza sullo stato di salute della Cina hanno nelle ultime settimane alimentato forti tensioni sui mercati. Il timore era per un rallentamento dell'economia globale, inclusa la prima al mondo.

La Fed potrebbe alzare i tassi
Il rapporto elaborato dal dipartimento statunitense del Commercio finirà sul tavolo della Federal Reserve quando i prossimi 16 e 17 settembre si riunirà per potenzialmente alzare i tassi di interesse per la prima volta dal 2006. La dimostrazione del fatto che le condizioni per una stretta «si stanno avvicinando» - come recitavano i verbali della riunione di luglio - è data da una serie di dati parte del rapporto stesso: le spese per consumi, che generano due terzi del Pil complessivo, sono aumentate del 3,1% contro la prima lettura pari a un +2,9% e dopo il +1,8% dei primi tre mesi del 2015; le spese nella costruzione e manutenzione di case sono cresciute del 7,8% contro la precedente stima pari a un +6,6% e dopo un +10,1% registrato tra gennaio e marzo; gli investimenti aziendali sono saliti del 3,2% contro la precedente stima corrispondente a un declino dello 0,6%.

Tutti aspettano il gotha della finanza a Jackson Hole
C'è tuttavia una componente il cui contributo al Pil potrebbe venire meno nel trimestre in corso: le scorte aziendali sono aumentate tra aprile e giugno ma il trend potrebbe fermarsi. Un dollaro forte e una crescita debole all'estero potrebbe poi frenare le esportazioni americane, che nel secondo trimestre hanno contribuito al rialzo del Pil per lo 0,23% (da inizio 2014 solo due volte, l'ultima nel secondo trimestre appunto, il commercio non ha pesato sull'economia Usa). Inoltre le spese da parte del governo, storicamente volatili, potrebbero rallentare dopo il balzo del 4,3% (il maggiore dal 2001) registrato nell'ultimo periodo a livello statale e municipale. Tutto ciò sottolinea il dilemma con cui la Fed deve fare i conti: iniziare la normalizzazione della sua politica monetaria alla luce di quella che sembra una ripresa solida o temporeggiare per vedere quali effetti ha avuto il recente sell-off nell'azionario mondiale? Su questo tema rifletterà il gotha della finanza riunito a Jackson Hole, Wyoming. E forse sabato, il vicepresidente della Fed, Stanley Fischer, darà qualche indicazione utile.