6 dicembre 2019
Aggiornato 01:30

Schauble vs Merkel: la partita tedesca sul debito greco

La partita del debito greco, oltre che ad Atene e Bruxelles, si gioca anche nei corridoi della Cancelleria e del Bundestag tedesco e vede tra i protagonisti la cancelliera, il suo ministro delle Finanze e le diverse ali del partito cristiano democratico e cristiano sociale tedesco.

BERLINO (askanews) - La partita del debito greco, oltre che ad Atene e Bruxelles, si gioca anche nei corridoi della Cancelleria e del Bundestag tedesco e vede tra i protagonisti la cancelliera, il suo ministro delle Finanze e le diverse ali del partito cristiano democratico e cristiano sociale tedesco.

Se pubblicamente il fronte è compatto tra Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble, dietro le quinte la battaglia è asprissima: la prima alla ricerca di un difficile compromesso tra gli interessi tedeschi e la politica estera ed europea, il secondo impegnato a difendere strenuamente l'intransigenza economica e le tasche dei contribuenti tedeschi. E l'ultimo sondaggio, ricorda il Wall Street Journal - ha registrato un chiarissimo sorpasso nel gradimento dei tedeschi di Schaeuble su Merkel, con il primo al 70% dei consensi.

Il fatto non è secondario: qualsiasi decisione in merito a un nuovo piano di finanziamenti alla Grecia deve passare - così aveva stabilito la Corte costituzionale tedesca, per l'aula della camera bassa del Parlamento. Essenziale quindi vedere quale, fra la linea Merkel e quella Schaueble, prevarrà nel gruppo parlamentare. E stando al titolo della Sueddeutsche Zeitung ci sono pochi dubbi: «La fazione del no nell'Unione (Cdu-Csu) è sempre più rumorosa». E ancora meno dubbi consente l'affermazione del vicecapogruppo parlamenteare della Csu, Hans-Peter Friedrich: «I greci hanno il diritto di dire No. Adesso abbiamo anche noi il diritto di dire No». Una minaccia esplicita alla Cancelliera del rischio che correrà tra le sue file politiche quando un eventuale piano di salvataggio dovesse essere presentato al Bundestag.

Al primo voto sugli aiuti alla Grecia nel maggio 2010 furono solo 4 i deputati dell'Unione a dire di no. Il numero dei dissidenti è aumentato regolarmente ogni anno. All'ultima votazione a febbraio furono 29, ma almeno un centinaio di deputati pronunciarono delle dichiarazioni di voto per spiegare il loro forte mal di pancia nel dire Sì. Adesso, dopo il referendum in Grecia, «il malumore tra le file dell'Unione si è aggravato moltissimo». Fra i deputati non ce n'è piu uno pronto ad approvare a cuor leggero nuovi aiuti, commenta la SZ. Il via libera tedesco al piano di aiuti arriverà quindi probabilmente grazie ai voti degli alleati di governo socialdemocratici, se non addirittura dai banchi dell'opposizione, il cui leader e vicecancelliere Sigmar Gabriel, però, non è stato affatto tenero nei confronti dei greci all'indomani del referendum, tanto da dire: «Tsipras ha demolito anche gli ultimi ponti».

Oggi intanto sulle colonne di Handelsblatt, il maggior quotidiano economico tedesco, un gruppo di top economist ha indirizzato a «Frau Bundeskanzleirn Merkel» una lettera aperta nella quale si chiede, a lei e alla Troika, di abbandonare la linea dura e di andare «a grandi passi» incontro al popolo greco: «Con quella pallottola si ucciderebbe non solo il futuro della Grecia ma anche quello dell'Europa. I danni collaterali distruggerebbero l'eurozona come faro di speranza, democrazia e benessere. Le conseguenze si farebbero sentire su tutto il mondo».