17 novembre 2019
Aggiornato 11:00
Abusate e ridotte a schiave

Il racconto delle donne liberate da Boko Haram

Alcune delle donne liberate dall'esercito nigeriano hanno cominciato a raccontare le violenze, la fame, le privazioni e le minacce subite durante la loro lunga prigionia nella mani dei jihadisti di Boko Haram nel Nord-Est della Nigeria. Sono quasi 700 le donne e i bambini tratti in salvo la scorsa settimana dopo le operazioni militari condotte nelle basi di Boko Haram nella foresta di Sambisa.

KANO (askanews) - Alcune delle donne liberate dall'esercito nigeriano hanno cominciato a raccontare le violenze, la fame, le privazioni e le minacce subite durante la loro lunga prigionia nella mani dei jihadisti di Boko Haram nel Nord-Est della Nigeria. Sono quasi 700 le donne e i bambini tratti in salvo la scorsa settimana dopo le operazioni militari condotte nelle basi di Boko Haram nella foresta di Sambisa.

Traumatizzate e affamate
«Sono tutte traumatizzate - ha detto Turai Kadir, un operatore del campo sfollati allestito nello Stato di Adamawa dove sono stati accolti gli ex ostaggi - sono affamate, malate. Una donna mi ha raccontato di essere stata rapita da un mercato dove state lavorando con il marito. Li hanno portati nella foresta e hanno ucciso il marito. Le hanno detto che l'avrebbero data in sposa al loro capo. Non c'è niente di più traumatico di questo».

Abusate e ridotte a schiave
Una delle donne, Binta Abdullahi, 18 anni, era stata rapita dal suo villaggio vicino Madagali, nel Nord di Adamawa, più di un anno fa. La ragazza ha raccontato di essere stata tenuta prigioniera in due diversi campi, prima di essere trasferita nella foresta di Sambisa il mese scorso. Due sue sorelle, rapite con lei, erano riuscite a fuggire, ma lei ha scelto di rimanere per prendersi cura di tre bambini, di età compresa tra 3 e 4 anni, rimasti senza mamma: «Non potevo abbandonarli». Abdullahi ha confermato di matrimoni forzati, abusi sessuali e pressioni psicologiche subite dai sequestratori: «Ci hanno chiesto di sposare i membri di Boko Haram, ma noi abbiamo detto che non potevamo perchè eravamo già sposate. Ci hanno risposto che allora ci avrebbero vendute come schiave». Un'altra ragazza, Lami Musa, 19 anni, era al quarto mese di gravidanza quando, cinque mesi fa, i miliziani di Boko Haram hanno attaccato il suo villaggio vicino a Chibok, la località dove nell'aprile del 2014 avevano già sequestrato oltre 200 studentesse. Lami Musa ha raccontato di aver evitato un matrimonio forzato perchè era incinta, anche se i suoi sequestratori le avevano detto che sarebbe stata costretta a sposare un miliziano una volta partorito: «Per fortuna sono stata salvata il giorno dopo il parto. Ringrazio Dio».