18 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Scontri tra esercito e ribelli tuareg

In Mali è a rischio la pace

l segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha chiesto «la cessazione immediata delle ostilità» in Mali, dicendosi «profondamente preoccupato per le gravi violazioni al cessate il fuoco avvenute negli ultimi giorni, in un momento critico per il processo di pace».

BAMAKO (askanews) - Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha chiesto «la cessazione immediata delle ostilità» in Mali, dicendosi «profondamente preoccupato per le gravi violazioni al cessate il fuoco avvenute negli ultimi giorni, in un momento critico per il processo di pace».

Scontri tra esercito e ribelli tuareg
Ieri ci sono stati scontri tra l'esercito e i ribelli tuareg, per la prima volta dal 2014, in una località situata nei pressi del confine con la Mauritania, poche ore dopo un altro attacco lanciato a sorpresa contro una postazione militare a 80 chilometri da Timbuctù, costato la vita a due militari e a un bambino. Un crescendo di violenze registrato all'indomani del monito lanciato dal capo della missione Onu in Mali (Minusma), Mongi Hamdi, secondo cui «il processo di pace è in pericolo» dopo la ripresa delle ostilità tra gruppo filo-governativi e i ribelli.

Ban Ki-moon accusa i tuareg
Il segretario generale dell'Onu ha accusato «elementi del Coordinamento dei movimenti dell'Azawad (Cma)», a maggioranza tuareg, degli attacchi messi a segno ieri, dopo aver menzionato la conquista di postazioni ribelli da parte di gruppi filogovernativi lunedì scorso. Due giorni fa, i ribelli del Cma avevavo infatti annunciato che, dopo essere stati attaccati dalla milizia filogovernativa Gruppo di autodifesa Imghad e alleati tuareg (Gatia), non avevano «altra scelta che ricorrere al proprio diritto di esercitare l'autodifesa per proteggere i civili, il proprio popolo e le proprie postazioni» a Menaka, nel Nord-Est del Mali, vicino alla frontiera con il Niger. 

Non sperperare frutti di negoziati
Martedì scorso l'inviato dell'Onu aveva subito invitato i protagonisti del dialogo a non sperperare i frutti di «mesi di intensi negoziati», ricordando di aver incontrato domenica scorsa a Nouakchott, in Mauritania, i leader dei ribelli che «hanno confermato la loro intenzione di firmare l'accordo» di Algeri, ratificato il 1 marzo scorso dal governo di Bamako e dai suoi alleati. I tuareg del Cma non hanno ancora firmato, chiedendo che sia garantito un riconoscimento politico per «Azawad», la parola usata dai tuareg per indicare il nord del Mali. «Se non ci saranno cambiamenti all'ultimo minuto, il Cma firmerà l'accordo prima del 15 maggio», ha detto alla France presse un diplomatico occidentale, precisando che 15 capi di Stato sono stati invitati a Bamako il 15 maggio per finalizzare l'accordo.

La crisi scoppiò dal 2012
La crisi in Mali scoppiò dopo il golpe del marzo 2012, che offrì ai separatisti tuareg la possibilità di occupare città e villaggi nel Nord del Paese con il sostegno di diversi gruppi islamisti, che alla fine riuscirono a estromettere gli alleati, imponendo la legge islamica nella regione e distruggendo edifici e manufatti storici a Timbuctù. L'avanzata dei jihadisti di Ansar Dine (difensori della fede) verso Bamako spinse la Francia a intervenire militarmente nel gennaio 2013 contro i miliziani, favorendo quindi il ritorno alla democrazia con le elezioni tenute ad agosto che hanno eletto presidente Ibrahim Boubacar Keita. Tuttavia il Paese rimane profondamente diviso tra un nord molto povero e un sud più ricco, con la popolazione tuareg e araba del nord che accusa i gruppi sub-sahariani del sud di emarginarli.