20 settembre 2019
Aggiornato 07:00
In discussione il disegno di legge che darebbe al Congresso l'ultima parola

Un nuovo ostacolo verso l'accordo con Teheran: il Congresso Usa?

Comincia oggi, negli Stati Uniti, il dibattito in Senato sul disegno di legge per dare al Congresso il potere di giudicare qualsiasi accordo sul nucleare iraniano raggiunto dagli Stati Uniti, e da altre cinque potenze mondiali, con l'Iran. Se passasse, sarebbe a rischio la revoca delle sanzioni, condizione necessaria per Teheran.

NEW YORK (askanews) - Comincia oggi, negli Stati Uniti, il dibattito in Senato sul disegno di legge per dare al Congresso il potere di giudicare qualsiasi accordo sul nucleare iraniano raggiunto dagli Stati Uniti, e da altre cinque potenze mondiali, con le autorità di Teheran.

Per Obama è un compromesso ragionevole
Il disegno di legge, approvato dalla commissione Esteri del Senato, ha ottenuto anche l'approvazione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che l'ha definito un «compromesso ragionevole», assicurando che firmerà la legge, se non sarà modificata rispetto alla versione bipartisan approvata in commissione, grazie al lavoro dei due leader, il repubblicano Bob Corker e il democratico Benjamin Cardin. Per questo, i proponenti scoraggiano la presentazione di emendamenti, che potrebbe minare il sostegno democratico alla norma.

Sanzioni sottomesse al parere del Congresso
Il disegno di legge prevede che Obama non possa rimuovere le sanzioni contro Teheran decise dal Congresso prima del parere delle due Aule sull'accordo nucleare, necessario entro 30 giorni. Poi, il presidente avrebbe 12 giorni per decidere se mettere il veto su un eventuale voto contrario del Congresso all'accordo; il Congresso avrebbe poi dieci giorni per provare a superare l'eventuale veto presidenziale con una votazione a maggioranza qualificata (dei due terzi).

Obbligo per Teheran di rilasciare detenuti Usa
Tra gli emendamenti che potrebbero essere discussi ci sono quello che prevede che l'Iran rilasci tutti i cittadini statunitensi che detiene e che rinunci a qualsiasi cooperazione con la Corea del Nord. Un altro prevede che qualsiasi accordo sia trattato come un accordo internazionale e che necessiti quindi dell'approvazione dei due terzi del Senato. Un'altra serie di emendamenti bloccherebbe la rimozione di qualsiasi sanzione fino al raggiungimento, da parte dell'Iran, degli obiettivi fissati dagli Stati Uniti.

Poco più di due mesi per concludere l'accordo
Il segretario di Stato, John Kerry, e il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si sono incontrati ieri a New York, per la prima volta dopo l'accordo di massima raggiunto il 2 aprile. Ora hanno poco più di due mesi per concludere l'accordo definitivo entro la scadenza del 30 giugno. Kerry, durante una conferenza sulla non proliferazione nucleare alle Nazioni Unite, ha ribadito che l'accordo renderebbe «il mondo un posto più sicuro». Nel frattempo, i candidati repubblicani alle prossime presidenziali stanno manifestando la loro opposizione all'accordo: il senatore Marco Rubio, per esempio, ha detto che l'Iran dovrebbe essere obbligato ad accettare pubblicamente il diritto di esistere dello Stato d'Israele.