12 luglio 2020
Aggiornato 16:30
Sulla morte di Giovanni Lo Porto

Gentiloni: dagli Usa, massima trasparenza

Il Ministro degli Esteri Gentiloni chiarisce le dinamiche in cui è giunta in Italia la notizia della morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito in Pakistan nel 2012 e rimasto ucciso in un raid Usa. E garantisce che le verifiche statunitensi sono durate 3 mesi, e da Obama c'è stata la massima trasparenza.

ROMA (askanews) - Barack Obama ha chiamato al telefono Matteo Renzi «nella tarda serata» di mercoledì scorso, 22 aprile, cinque giorni dopo il rientro del premier da una missione a Washington. Il presidente degli Stati uniti solo in quel momento, e dopo verifiche «durate tre mesi», gli ha comunicato la notizia della morte di Giovanni Lo Porto: il cooperante italiano, rapito il 19 gennaio 2012 nel distretto di Multan della provincia centro-occidentale pachistana del Punjab, dove lavorava a un progetto di sostegno alle popolazioni colpite dalle inondazioni, è rimasto ucciso in un raid di un «drone» statunitense contro un compound in una zona impervia del Pakistan, non lontano dal confine afgano.

Verifiche di tre mesi
Le verifiche degli Stati Uniti, ha spiegato questa mattina il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'informativa urgente alla Camera, hanno richiesto un tempo prolungato «per la particolarissima natura del contesto dell'azione antiterrorismo», «un'area di guerra e di sequestri che non consentiva un rapido accesso al compound» bombardato «per identificare le persone rimaste colpite».

Il governo italiano prende atto della massima trasparenza di Obama
Tutte informazioni, queste, di cui «il governo italiano prende atto», così come «prende atto dell'impegno alla massima trasparenza assunto dal presidente degli Stati Uniti Obama», ha commentato Gentiloni davanti un'Aula della Camera semideserta. Restano, di fatto, tre mesi segnati da un vuoto informativo e da difficili tentativi di ricerca e ricostruzione di elementi utili alla verità. Obama, che ha voluto dare personalmente l'annuncio, ha spiegato al presidente del Consiglio che al tempo del raid, il governo statunitense non aveva «informazioni in base alle quali si potesse prevedere che nel compound» colpito dai raid Usa «ci fossero i due ostaggi occidentali» rimasti uccisi, Lo Porto e l'americano Warren Weinstein. 

L'obiettivo dei raid era al Qaida
L'operazione aveva per obiettivo «importanti esponenti di al Qaida», tra i quali il cittadino americano Ahmed Farouq, diventato un importante leader qaedista nella regione. Secondo le informazioni fornite da Washington, nel raid sarebbero morti anche altri «due affiliati» al network internazionale del terrore. La certezza dell'uccisione di Lo Porto, invece, si è avuta solo 24 ore prima dell'annuncio di Obama, che - ha confermato Gentiloni - ha voluto «esprimere lui stesso le scuse degli Stati Uniti all'Italia, assumendosene la piena responsabilità di fronte al popolo americano e italiano».

Il governo italiano ha seguito la vicenda in sede diplomatica
D'altra parte, ha insistito Gentiloni, «sin dal primo momento» del sequestro il governo italiano ha seguito la vicenda del sequestro con grande dedizione, «ha esercitato la massima pressione diplomatica sulle autorità locali» ed ha chiesto al governo di Islamabad di «istituire, come è stato fatto, un'apposita task force ai cui lavori hanno partecipato regolarmente funzionari presso l'ambasciata italiana a Islamabad».

L'ultima evidenza del cooperante in vita risale all'autunno
L'ultima «evidenza» per la quale Giovanni Lo Porto risultava essere in vita «risaliva allo scorso autunno». Ma sempre, «in questi tre anni», la Farnesina e le «diverse articolazioni dello Stato» hanno compiuto «ogni sforzo per rintracciare e cercare di restituire ai suoi cari» il cooperante italiano, così come massimo è l'impegno per «soccorrere e sottrarre ai sequestratori padre Dall'Oglio in Siria e Ignazio Scaravilli in Libia». «La conclusione» della vicenda di Lo Porto «purtroppo è stata diversa» da quella desiderata «a causa del tragico e fatale errore dei nostri alleati americani riconosciuto dal presidente Obama», ha sottolineato Gentiloni, ribadendo che «la responsabilità della sua morte e della morte di Warren Weinstein è integralmente dei terroristi» contro i quali l'Italia conferma il proprio impegno. La loro, ha concluso il ministro, è «una minaccia seria, che va affrontata con i nostri alleati e con l'unità del Parlamento e del popolo italiano».