5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Cina-Giappone, il disgelo asiatico

Si sono stretti la mano e poi hanno avuto un colloquio che è durato circa mezz'ora. Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro giapponese Shinzo Abe hanno cercato così di alleggerire le polemiche che hanno attraversato gli ultimi mesi e che, in prossimità delle commemorazioni della fine della II guerra mondiale, sono diventate particolarmente aspre.

GIACARTA (askanews) - Si sono stretti la mano e poi hanno avuto un colloquio che è durato circa mezz'ora. Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro giapponese Shinzo Abe hanno cercato così di alleggerire le polemiche che hanno attraversato gli ultimi mesi e che, in prossimità delle commemorazioni dei 70 dalla fine della Seconda guerra mondiale, sono diventate particolarmente aspre.

Il miglioramento delle relazioni sino-giapponesi giova alla regione
I due leader si sono visti a Giacarta, a margine del summit Asia-Africa in occasione del 60mo anniversario della storica Conferenza di Bandung, dalla quale scaturì il movimento dei Non-allineati. «Abbiamo convenuto nella comprensione che il miglioramento delle relazioni sino-giapponesi giova alla stabilità della regione e del mondo» ha detto Abe alla fine dell'incontro parlando coi giornalisti, secondo quanto riferisce il giornale economico nipponico Nikkei shimbun. «Anche in futuro - ha continuato - speriamo di fare incontri tra di noi utilizzando come occasione questi vertici». Cioè, per il momento è escluso un incontro bilaterale.

Le responsabilità storiche
E' probabilmente già più di quanto ci si attendesse. Anche perché Abe, a Giacarta, come ci si aspettava e come egli stesso aveva preannunciato, non ha fatto ulteriori concessioni sul tema della responsabilità storica del Giappone nelle aggressioni ai vicini nella prima metà del XX secolo. Parlando alla conferenza, Abe ha affrontato il tema del passato in questi termini: «Il Giappone, con sentimenti di profondo rimorso sul passato bellico, ha preso un impegno di rimanere una nazione che sempre aderirà ai principi (di pace) in qualsiasi circostanza». Non ha presentato ulteriori scuse - sui crimini di guerra, tra i quali l'utilizzo delle cosiddette «donne di conforto», schiave sessuali a uso dei soldati dell'Armata imperiale - rispetto a quelle che aveva già presentato l'allora premier Tomiichi Murayama nel 1995 e aveva ripresentato Junichiro Koizumi nel 2005.

Dal Giappone, niente più scuse. O no?
Abe, in realtà, ha ancora un'altra occasione per modificare i termini di questa dichiarazione. La prossima settimana sarà a Washington e lì, primo capo di governo giapponese a ricevere questo onore, terrà un discorso di fronte al Congresso in seduta congiunta degli Stati uniti, il paese che sconfisse l'Impero giapponese nel 1945. Il leader conservatore giapponese, accusato di essere nazionalista e revisionista all'interno e all'estero, andrà anche in visita al memoriale in cui sono ricordati i soldati Usa morti nella seconda guerra mondiale. Le dichiarazioni di oggi del premier nipponico sono state accolte negativamente da Pechino e da Seoul. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei ha affermato che la comunità internazionale vuole che il Giappone «guardi pienamente e rifletta sulla sua storia di aggressione». Il ministero degli Esteri sudcoreano, dal canto suo, ha espresso «profondo dispiacere» perché Abe ha omesso frasi chiave della dichiarazione: le scuse, appunto, e il riferimento all'«aggressione» e al «dominio coloniale» nipponico.

Clima teso
D'altronde, l'incontro di oggi non è stato preceduto da un clima positivo. Ancora ieri Pechino ha reagito aspramente dopo che si è appreso che Abe ha donato un alberello di «sasaki» - una pianta legata ai riti shintoisti - al controverso santuario nazionalista Yasukuni di Tokyo, nel quale sono venerati i soldati morti in guerra per il Giappone, ma anche 14 criminali di guerra condannati e definiti di «classe A». A oggi sono oltre 100 i parlamentari, di diverse formazioni, che si sono recati in visita al santuario per rendere omaggio in occasione della Festa di primavera del santuario.

Con Abe, le relazioni Cina-Giappone sono peggiorate
Le relazioni tra Giappone e Cina, con l'arrivo di Abe al potere, si sono ulteriormente deteriorate. Oltre alla questione storica, Abe sta operando per allentare i vincoli costituzionali che rendono difficile l'uso della forza militare, alla luce anche della sempre più assertiva politica estera di Pechino e dell'attitudine cinese ad allargare il raggio della sua proiezione sul mare. Questo mette Tokyo e Pechino in rotta di collisione e la vicenda della disputa territoriale sulle isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi) rappresenta solo uno dei possibili momenti di frizione tra i due giganti dell'Asia nordorientale.