30 novembre 2020
Aggiornato 14:00
Testa a testa tra destra e centristi per maggioranza Knesset

Israele, le 5 cose da sapere a meno di un mese dalle elezioni

Gli israeliani vanno alle urne tra meno di quattro settimane per eleggere un nuovo parlamento per la seconda volta in poco più di due anni. Il premier Benjamin Netanyahu mira a un quarto mandato. A dicembre scorso il premier ha silurato due ministri centristi, provocando lo scioglimento della Knesset e il voto anticipato.

GERUSALEMME - Gli israeliani vanno alle urne tra meno di quattro settimane per eleggere un nuovo parlamento per la seconda volta in poco più di due anni. Il premier Benjamin Netanyahu mira a un quarto mandato. A dicembre scorso il premier ha silurato due ministri centristi, provocando lo scioglimento della Knesset e il voto anticipato al 17 marzo prossimo, rispetto alla scadenza naturale di novembre.

La campagna elettorale
I partiti di sinistra e di centro hanno imperniato la campagna su un'agenda social-economica, ponendo l'accento sul malfunzionamento del settore pubblico e dell'economia che ha contribuito ad aumentare il costo della vita. Netanyahu punta sulla sicurezza nazionale. "C'è una sola questione in gioco in queste elezioni: che guiderà il Paese davanti alla minaccia del terrorismo islamico e alla corsa dell'Iran all'atomica" ha detto il 31 gennaio.

Il gioco dei seggi e delle coalizioni
Sui 120 seggi del parlamento uscente, 43 sono in mano all'alleanza di destra tra Likud (20), Yisrael Beitenu (11), e Casa ebraica (12). I centristi ne hanno 27 tra Yesh Atid (19), HaTnuah (6) e Kadima (2), i laburisti 15 e la sinistra di Meretz 6. Gli ultraortodossi hanno 18 deputati, Shas 11 e Giudaismo unito 7, i partiti arabi 11. I sondaggi indicano che nel nuovo Parlamento gli equilibri non dovrebbero cambiare di molto. I laburisti si sono alleati con HaTnuah, formando l'Unione sionista, per attirare l'elettorato centrista che potrebbe migrare verso la nuova formazione di centro-destra Kulanu guidata dall'ex ministro Likud Moshe Kahlon. Kadima resta fuori dalle alleanze. Shas si è divisa per una disputa interna e il suo ex leader Eli Yishai ora guida il nuovo partito Yahad che coagula gruppi di estremisti religiosi. Con l'innalzamento della soglia per l'ingresso alla Knesset dal due al 3,25% i principali partiti arabi hanno presentato una lista comune dovrebbero ottenere 12 seggi.

I sondaggi
In base al sistema israeliano, viene incaricato di formare il nuovo governo il partito con più seggi o quello con le migliori chances di formare una coalizione. Negli ultimi due mesi i sondaggi danno l'Unione sionista in testa con 23-26 seggi, tallonata dal Likud di Netanyahu. L'ultima rilevazione di Panels Resarch per il Jerusalem Post dà all'unione sionista 24 seggi sui 22 del Likud. Se i centristi vincessero avrebbero maggiori difficoltà a formare una coalizione di governo, mentre il Likud potrebbe riunire senza problemi forze di destra, ortodosse e centriste.

Cosa vogliono gli israeliani
Netanyahu insiste sulla sicurezza, ma gli israeliani sembrano più preoccupati del loro conto in banca che dello stallo nel processo di pace o del programma nucleare iraniano. A dicembre il sito israeliano Walla ha esaminato più di 500 mila post sui social media e rilevato che i temi sociali ed economici sono il doppio rispetto a quelli diplomatici o di sicurezza. Ma la gente preferisce votare come ha sempre fatto o scegliere in base alla personalità dei leader. "Le persone alla fine votano o il nome del partito o la faccia del leader" ha detto l'esperto di scienze politiche Tamir Sheafer all'Afp.

Il processo di pace e la diplomazia
Secondo gli osservatori un governo di destra ridurrebbe ulteriormente le chance di ripresa dei negoziati con il palestinesi, fermi da aprile 2014. Il fallimento del processo negoziale è dovuto soprattutto alla costruzione di nuovi insediamenti, unito al senso di frustrazione internazionale nel confronti dello Stato ebraico. Ciò ha acuito l'isolamento diplomatico di Israele che se Netanyahu fosse rieletto non potrebbe che aumentare. Le relazioni con Washington sono peggiorate di recente dopo che Netanyahu, su invito della maggioranza repubblicana, ha accettato di parlare al Congresso Usa di Iran, un'iniziativa non concordata con la Casa Bianca che ha portato ai minimi storici i rapporti, già non facili, con il presidente Barack Obama. Se rieletto Netanyahu dovrà recuperare i rapporti con Obama, in carica ancora per due anni.