15 settembre 2019
Aggiornato 22:00
Si apre domani la 51esima Conferenza Internazionale sulla Sicurezza

Ucraina, Isis, Iran: a Monaco si decide la guerra

La crisi ucraina soprattutto sarà al centro dell'attenzione, in particolare di colloqui bilaterali a margine del vertice tra Biden e Poroshenko. Potrebbe essere possibile anche un incontro fra il Segretario di Stato americano John Kerry, oggi in visita

MONACO - Il sistema internazionale, così com'è, fa acqua da tutte le parti. E l'Occidente, che questo sistema l'ha architettato con scarsissima lungimiranza, lo sa fin troppo bene ora. Il presunto equilibrio pacifico multipolare, che Stati Uniti e Europa auspicavano all'indomani della Seconda Guerra Mondiale e poi del Muro di Berlino, si è rivelato un colossale flop. La 51esima Conferenza Internazionale sulla Sicurezza che si apre domani a Monaco dovrà fare i conti con queste sfide, e ancor più con le crisi che stanno sgretolando i poteri forti e ridisegnando lo scacchiere geopolitico: conflitto ucraino, minaccia terroristica, nucleare in Iran. La crisi ucraina soprattutto sarà al centro dell'attenzione, in particolare di colloqui bilaterali a margine del vertice, tra cui quello previsto fra il vicepresidente statunitense Joe Biden e il presidente ucraino Petro Poroshenko. Potrebbe essere possibile anche un incontro fra il Segretario di Stato americano John Kerry, oggi in visita a Kiev, e l'omologo russo Sergey Lavrov.

ISCHINGER CONTRO L'ONU - Alla vigilia del summit, colpiscono le parole pronunciate dal presidente della Conferenza Wolfgang Ischinger: «Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe includere nelle sue pratiche la risoluzione settimanale di una crisi o l'altra: l'Iraq, l'Ucraina, ecc. Al contrario abbiamo creato diverse organizzazioni alternative: G7, G8, G20, ci sono sempre più gruppi, ma l'effetto delle loro decisioni diminuisce drasticamente». Detto in altre parole: il Consiglio di Sicurezza va urgentemente riformato in modo che si ottengano seggi permanenti in Paesi come l'India e il Giappone e uno anche per l'Unione europea, che dovrebbe a suo avviso cominciare a parlare con una voce sola.

UCRAINA, QUALCHE SPERANZA C'E' ANCORA - Sull'Ucraina difficile dire cosa accadrà. Ma c'è qualcuno che è convinto che non sia tutto perduto. «È estremamente difficile da prevedere, ma restano le speranze per miglioramenti. Ci sono segnali che in Occidente, soprattutto in Europa, stiano cominciando a capire che ignorare la responsabilità di Kiev sta diventando impossibile – afferma il responsabile del dipartimento per la Sicurezza europea dell'Istituto d'Europa Dmitry Danilov –. Allo stesso tempo è chiaro che, con tutta la valutazione positiva del caso, è difficile parlare di progresso degli sforzi europei se gli Stati Uniti continueranno a mantenere una posizione rigida senza compromessi».

KERRY NON VUOLE LA GUERRA (FORSE) - Anche il Segretario di Stato americano, John Kerry, ci crede: «Una via d’uscita pacifica dal conflitto ucraino esiste e un cessate il fuoco immediato della Russia è il primo passo». Anche se si affretta a precisare che «vogliamo una soluzione diplomatica ma non possiamo chiudere gli occhi davanti ai carri armati che oltrepassano il confine dalla Russia verso l’Ucraina».