24 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
La crisi Ucraina

Yatsenyuk alla TV tedesca

Non si placa in Russia la polemica scaturita in seguito alle clamorose dichiarazioni rese dal primo ministro ucraino in occasione della sua visita a Berlino la scorsa settimana.

MOSCA - Non si placa in Russia la polemica scaturita in seguito alle clamorose dichiarazioni rese dal primo ministro ucraino in occasione della sua visita a Berlino la scorsa settimana. «L'Unione Sovietica invase Ucraina e Germania durante la seconda guerra mondiale. Dobbiamo evitare che si ripeta» ha detto.

In una intervista trasmessa in prima serata dal telegiornale ARD - il primo canale tedesco - Yatsenyuk non solo aveva paragonato la Russia di Putin all'Unione Sovietica di Stalin, ma aveva affermato che:

«Noi tutti ricordiamo molto bene l'invasione dell'Unione Sovietica in Ucraina, e poi in Germania. E dobbiamo evitare che si ripeta. Nessuno ha il diritto di riscrivere l'esito della seconda guerra mondiale. E proprio questo cerca di fare ora il presidente russo Putin».

Immediata la replica di Sahra Wagenknecht, leader della Linke e dell'opposizione a Merkel, su Twitter: «Yatsenyuk avrebbe preferito evitare la liberazione dal fascismo attraverso l'armata rossa».

Non altrettanto immediata, anzi assente, la replica del governo tedesco. Mosca non l'ha presa bene. Affatto. E sono partite le prime scaramucce diplomatiche.

Già venerdì 9, il vice ministro degli esteri, Vladimir Titov, aveva «inviato un messaggio al ministero degli esteri tedesco con una richiesta di formulare la posizione ufficiale della Germania circa le affermazioni estremistiche rese dal primo ministro Yatsenyuk, che falsificano apertamente la storia».

«Il governo tedesco non commenta le affermazioni di fatte dal primo ministro Yatsenyuk», rispondeva poche ore dopo un portavoce del governo tedesco.

Dopo il fine settimana occupato dalle commemorazioni di Parigi, lunedì è arrivata la controreplica di Mosca, questa volta a cura del presidente del comitato affari esteri della Duma, Alexej Puschkow.

Secondo quanto riferisce il quotidiano russo Iswestija, Puschkow avrebbe commentato così il rifiuto del governo tedesco di prendere posizione nei confronti delle dichiarazioni del premier ucraino:

«A mio avviso queste dichiarazioni avrebbero dovuto provocare una reazione da parte delle autorità tedesche. Far capire che loro non sono d'accordo. Il rifiuto di fare ciò desta il sospetto che la Germania sia pronta a rivedere la sua positione ufficiale riguardo la seconda guerra mondiale»

In Germania, le dichiarazioni di Yatseniuk erano circolate immediatamente, già nella notte tra mercoledì 7 e giovedì 8, sui social media e nei siti della stampa alternativa. Sempre giovedì, il settimanale Der Spiegel le satireggiava nella sua rubrica online SPAM.

Ma per il resto, la grande stampa tedesca, guarda caso come i politici, ha osservato un imbarazzato – o forse complice – silenzio.

 Chi invece ha parlato, per criticare, indignarsi, chiedere spiegazioni, sono gli ascoltatori di ARD la cui pagina Facebook si è popolata di commenti non proprio lusinghieri.

 ARD si difendeva con un post, datato venerdì 9, sempre su Facebook: «Yatsenyuk passò dall'ucraino all'inglese a metà frase durante l'intervista, e parlò di 'invasion' che l'interprete tradusse con 'anmarsch' [marcia militare, in tedesco]. Sicchè non era chiaro a che cosa si riferisse. Un intervento della conduttrice era inoltre impossibile, sia dal punto di vista tecnico che del contenuto, per via della traduzione simultanea».

 In effetti sia la rubrica Tagesthemen [argomenti del giorno], sia la popolare conduttrice di origine turca Pinar Atalay, erano finite sotto accusa proprio per aver lasciato Yatsenyuk profferire le sue farneticazioni senza contraddittorio, in diretta, davanti a milioni di tedeschi.

Ma ieri sera la famosa pianista ucraina, e nota attivista filorussa Valentina Lisitsa, ha notato, sul sito di ARD, che l'intervista non era in diretta. Anzi, era stata tagliata da 14 a 6 minuti! Il video dell'intervista originale, di 14 minuti, è in ucraino (lingua madre di Lisitsa). Yatsenyuk verrà doppiato solo nella versione abbreviata a 6 minuti, quella poi mandata in onda.

 «L'unica parola inglese nell'intera intervista è 'invasion', e Yatsenyuk la pronuncia con scioltezza, senza dare l'impressione di stare cercando una parola ucraino,» precisa ancora Lisitsa. «È stato bizzarro, o forse voluto, lasciare nel montaggio la parola 'invasione'» conclude Valentina nel suo post.

 In Ucraina, nel frattempo, la foga revisionista è in full swing. Il parlamentare ucraino Anton Garashchenko ha infatti definito su Facebook l'armata rossa come un «esercito russo-fascista a Stalingrado». Tra i Like tributati al suo post, quello del ministro degli interni!

Yatsenyuk era a Berlino la settimana scorsa per chiedere aiuti finanziari, investimenti e supporto politico in vista del tavolo prossimo venturo di Minsk.

Dopo aver ricevuto appena 50 millioni di euro – non dimentichiamo che l'Ucraina è sull'orlo della bancarotta –, Yatsenyuk aveva dovuto vedersela con lo scetticismo e alla freddezza degli investitori, molti dei quali stanno perdendo la pazienza nei confronti di riforme sempre promesse e mai nemmeno avviate.

«Vogliamo vedere affrontata la corruzione e semplificata la burocrazia. Questi sono i prerequisiti affinchè noi possiamo tornare a investire in Ucraina», sono le parole di Eckhard Cordes, presidente del comitato orientale dell'economia tedesca.

A Yatsenyuk era stato contestato anche l'aver fatto troppo poco per favorire il processo di pace nel Sud Est del Paese. La stessa Merkel si era detta scettica sulle possibilità di successo di una nuova trattativa di pace, e non aveva nemmeno garantito che l'incontro di Germania e Ucraina con Francia e Russia – i quattro dell'accordo di Minsk – avrebbe avuto luogo.