5 aprile 2020
Aggiornato 02:30
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Narcos, nasce il Cartello dei cartelli?

Piedras Negras, stato di Coahuila, Messico. E' il mese di giugno 2014. Attorno a un tavolo, in un luogo sconosciuto, si ritrovano le principali famiglie del narcotraffico. Sono presenti i cartelli di Jalisco Nueva Generacion, Juarez, Beltran Leyva e degli Zetas.

CITTÀ DEL MESSICO - Piedras Negras, stato di Coahuila, Messico. E' il mese di giugno 2014. Attorno a un tavolo, in un luogo sconosciuto, si ritrovano le principali famiglie del narcotraffico. Sono presenti i cartelli di Jalisco Nueva Generacion, Juarez, Beltran Leyva e degli Zetas. Le informazioni dell'intelligence danno per assenti gli uomini di Sinaloa. Forse l'inizio di una nuova guerra tra narcos: una santa alleanza contro lo storico gruppo del «Chapo» Guzman. Di certo, una novità nel variegato mondo dei narcotrafficanti messicani: la nascita di un "cartello dei cartelli".

Della Cupola fanno parte Nemesio «El Mencho» Oseguera Cervantes, capo di Jalisco Nueva Generacion, Vicente Carrillo Fuentes, il «vicerè», leader del cartello di Juarez, Omar Trevino Morales, alias «Z-42», presunto responsabile degli Zetas, Fausto "el Chapo" Isidro Mez Flores, esponente di spicco del gruppo di Beltran Leyva. Uomini e organizzazioni in ascesa. Alcuni di loro finiranno poi la loro corsa in prigione, come il grande assente, Joaquin Guzman Loera. Ma «el Mencho» è ancora oggi descritto dagli agenti della Dea come «il più grande trafficante del Messico».

La «narcocumbre», per il governo messicano, è la prova del successo della politica di sicurezza del presidente Pena Nieto. E' un «segnale di debolezza dei cartelli» che patiscono la lotta al crimine organizzato voluta dal capo dello Stato, dice Omar Fayad, che guida la Commissione sicurezza del Senato. Un'alleanza destinata a morire, secondo la leadership del Paese. Perché il passato insegna: ognuno pensa per sé e ogni cartello, alla fine, vuole avere l'egemonia sugli altri.

Conclusione che non tutti condividono. Tre delle quattro organizzazioni presenti al vertice di Piedras Negras - Jalisco, Juarez e Beltran Leyva - negli ultimi due anni hanno conquistato posizioni e prestigio: giusto da quando il Partito Rivoluzionario Istituzionale è andato a potere. E così - sottolinea il magazine Dissent -, più che la fine della guerra ai narcos, come ipotizzato dal governo federale, il vertice della Cupola potrebbe segnare un nuovo inizio. La politica economica neoliberista, la guerra al narcotraffico e le violenze tra i cartelli hanno appena scalfito queste organizzazioni criminali. Gruppi come quello dei Guerrieri Uniti stanno provando strade alternative: da una parte il grande business della droga, dall'altra i rapimenti, la prostituzione, il traffico di esseri umani.

Con queste premesse, qualcuno ha tirato fuori vecchie storie sugli anni in cui il Pri scendeva a patti con i narcos e sul presunto «grande protettore» di Pena Nieto, l'ex capo dello stato Carlos Salinas, a suo tempo sospettato di connivenza con i cartelli. Di certo c'è che il presidente ha deciso di tradire gli accordi che il suo predecessore Felipe Calderon aveva stabilito con l'agenzia antidroga americana. Molti temono che dietro la decisione di Pena Nieto non ci siano solo motivazioni politiche, ma la latente volontà di tornare agli anni della collaborazione più o meno tacita tra il Partito rivoluzionario Istituzionale e i narcos.

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