L'apertura di Putin
Da domani la Russia non potrà più intervenire militarmente in Ucraina, in uno sviluppo che il presidente Petro Poroshenko ha salutato come primo «vero passo» verso la pace e che davvero sembra preannunciare la distensione dopo mesi di progressivo avvitamento internazionale della crisi scoppiata con l'annessione della Crimea e che ha poi contagiato tutto il Sud-Est ucraino.
MOSCA - Da domani la Russia non potrà più intervenire militarmente in Ucraina, in uno sviluppo che il presidente Petro Poroshenko ha salutato come primo «vero passo» verso la pace e che davvero sembra preannunciare la distensione dopo mesi di progressivo avvitamento internazionale della crisi scoppiata con l'annessione della Crimea e che ha poi contagiato tutto il Sud-Est ucraino.
Come richiesto da Vladimir Putin con una lettera, il Consiglio della Federazione russa domani revocherà formalmente l'autorizzazione al ricorso all'esercito in territorio ucraino, la delibera n. 48 approvata il 1 marzo, che in teoria apriva la strada a una invasione del Paese ex sovietico.
Putin avrebbe inoltrato la missiva al capo del Senato, la fedelissima Valentina Matvyenko (che ha subito discusso la decisione con il capo del parlamento ucraino Turchinov) prima di volare a Vienna, dove ha incassato la firma per la costruzione del tratto austriaco del gasdotto South Stream «e la sua ulteriore valorizzazione», altro capitolo del braccio di ferro con l'Europa, su cui il Cremlino spera di trovare spiragli proprio in nome del compromesso e della pacificazione.
L'apertura di Putin oggi è stata motivata con la necessità di «normalizzare la situazione nel Sud Est dell'Ucraina» e messa in relazione con «l'inizio dei colloqui tripartiti» tra Russia, Ucraina e Ue. Dopo i primi commenti scettici, ora Mosca si mostra ottimista. Probabilmente anche perchè, oltre ai mediatori internazionali, ai colloqui di Donetsk ieri hanno partecipato svariate personalità ucraine che Putin considera fidate: il politico e businessman Vladimir Medvedchuk in primis, oltre all'ex presidente Leonid Kuchma, figura di riferimento per le forze politiche ed economiche dell'Est ucraino legate al Cremlino.
Insomma, un quadro che lascia sperare una veloce de-escalation e che certo segnala la volontà sia da parte ucraina che da parte russa di chiudere la partita con qualcosa che assomigli a un pareggio: Crimea alla Russia, Kiev sulla via dell'integrazione con l'Ue, Europa sollevata dall'aver infine evitato la partizione dell'Ucraina e di avere ora la possibilità di ricomporre anche il problema del gas ucraino.
Le forniture di metano verso Kiev sono sospese, ma quelle per l'Ue proseguono senza interruzioni e finchè non arriva il freddo c'è tempo per negoziare. Mosca vuole arrivare a una soluzione di compromesso che riapra anche il gioco del South Stream, il progetto di gasdotto per cui si continuano a firmare contratti e accordi come quello odierno, ma che si scontra con regolamenti Ue messi neri su bianco, che impallinano Gazprom nel suo doppio ruolo di fornitore e distributore.
«South Stream sarà del tutto conforme alla legge europea», ha assicurato oggi il presidente del board dell'austriaca OMV, Gerhard Roiss, dopo la firma con il numero uno di Gazprom, Aleksei Miller. Progetto da 16 miliardi di euro, sulla carta South Stream dovrebbe portare all'Europa occidentale 63 miliardi di metri cubi di gas l'anno, completando la marginalizzazione dell'Ucraina come territorio di transito.