15 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
La crisi Ucraina

Biden porta a Kiev un «cocktail di vitamine»

Il vice presidente Usa Joe Biden, che ieri è giunto a Kiev per una visita di lavoro, oggi sta incontrando l’amministrazione di Arsenij Yatseniuk e il presidente ad interim dell’Ucraina Aleksandr Turcinov.

KIEV - Il vice presidente USA Joe Biden, che ieri è giunto a Kiev per una visita di lavoro, oggi sta incontrando l’amministrazione di Arsenij Yatseniuk e il presidente ad interim dell’Ucraina Aleksandr Turcinov.

Ieri, dopo l’arrivo nella capitale ucraina, Biden ha trascorso il resto della giornata all’ambasciata americana, dove è stato aggiornato sulla situazione nel paese. Dalla visita di Biden non si attendono risvolti clamorosi. Secondo gli esperti, la visita è soltanto un gesto simbolico per ribadire il sostegno alle autorità di Kiev. Conoscendo l’imprevedibilità di Biden, i suoi consiglieri sperano soltanto che il vice presidente non faccia promesse impossibili.

L’unica cosa certa è che durante la visita di due giorni del vice presidente americano gli abitanti delle regioni dell’Est possono non temere le provocazioni dei neonazisti del «Settore destro», perché difficilmente questi ultimi potranno avere il permesso di sparare.

Quando si tratta di azioni concrete o di importanti accordi, di solito non è Biden a recarsi all’estero. L’Ucraina ne è un’illustrazione perfetta: la direzione strategica in Ucraina è affidata al Dipartimento di Stato, l’attività operativa è gestita dalla CIA, il capo della quale, John Brennan, il 13 aprile ha compiuto una visita segreta a Kiev, mentre il coordinamento è effettuato dall’ambasciata USA. In più, decine di consulenti CIA lavorano negli uffici della SBU, servizio di sicurezza ucraino. C’è da dire che nel passato, per quasi dieci anni, Valenin Nalivaychenko, che oggi dirige il servizio di sicurezza di Kiev, è stato sospettato di essere al servizio della CIA.

Tradizionalmente, all’attuale vice presidente degli USA è affidata la funzione di «cocktail di vitamine» da somministrare ai «partner» che non si comportano in maniera «adeguata». Nel 2009 Biden è andato in Georgia per «tranquillizzare» Mikhail Saakashvili dopo la guerra del 2008 voluta dall’allora presidente georgiano.

Il ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov ha dichiarto che l’Ucraina e gli USA stanno silurando gli accordi di Ginevra raggiunti il 17 aprile. «Coloro che hanno usurpato il potere a Kiev stanno gravemente violando gli accordi di Ginevra», - ha detto il ministro.

Siamo molto preoccupati dal fatto che invece di capire la loro responsabilità per quanto sta accadendo, le autorità di Kiev e i loro protettori (cioè coloro che le hanno portate al potere, in primo luogo gli USA e l’Europa occidentale) stanno cercando di accusare la Federazione Russa di tutti i problemi, inventando pretesti immaginabili e inimmaginabili, dichiarando che la presenza di un’enorme quantità di armamenti russi nella zona dei conflitti e degli scontri sarebbe una prova dell’ingerenza della Rusia nei processi che sono in corso. Questo argomento è ridicolo, perché in questa regione non ci sono mai state armi di altri paesi: tutti hanno le armi russe. Tuttavia quello che ha fatto vedere recentemente la televisione, le armi americane scoperte nella base delle formazioni armate illegali, che erano a disposizione delle dette formazioni illegali e non dei reparti regolari dell’esercito ucraino, questa sì che è una novità.

Ufficialmente Biden deve discutere la situazione nell’Est dell’Ucraina, l’implementazione degli accordi di Ginevra e questioni relaltive alla sicurezza energetica, la situazione economica del paese e le prossime elezioni presidenziali. Potrebbe anche annunciare un pacchetto di aiuti a Kiev: Washington è disposta a passare al «maidan» le tecnologie che permettono di aumentare l’estrazione di gas naturale e quelle per l’esrazione di gas da fonti alternative. Ma niente soldi.

Che l’operazione in Ucraina sia stata programmata dagli USA molto tempo fa, l’ha riconosciuto l’assistente del Segretario di Stato USA Victoria Nuland nell’intervista che ha rilasciato il 22 aprile al canale CNN. La Nuland ha confermato che dal 1991 Washington ha speso 5 miliardi di dollari per portare al potere in Ucraina un «governo forte e democratico». In febbraio dell’anno in corso l’Ucraina, finalmente, ha ricevuto il governo del maidan. Giorni fa il capo di questo governo Arsenij Yatseniuk ha dichiarato che gli USA «devono mantenere le promesse» e dare a Kiev un «sostegno reale» fornendo soldi e armi. Alla vigilia della visita di Biden la televsione NBC ha chiesto a Yatseniuk che cosa vorrebbe chiedere al vice presidente americano. La risposta del premier ucraiano sembrava quella di un bambino offeso perché non gli sono stati dati i regali promessi.

Abbiamo bisogno di uno Stato solido. Abbiamo bisogno di sostegno finanziario ed economico. Dobbiamo riarmare completamente l’esercito ucraino. Dobbiamo modernizzare le nostre forze di sicurezza e le nostre forze armate. Abbiamo bisogno di un sostegno reale.

Certo, sarebbe ingenuo pensare che la visita di Biden sia puramente formale e abbia l’unico scopo di consolare le autorità illegittime che hanno perso il rispetto e il controllo del paese. No, questa visita significa anche che l’Ucraina passa definitivamente al regime di «amministrazione controllata». Uno dei rappresentanti americani a seguito di Biden ha detto ai giornalisti che in Ucraina già sta lavorando un gruppo di esperti statunitensi impegnati nella soluzione dei problemi delle forniture in «reverse flow» del gas russo. Gli esperti lavoreranno non solo a Kiev, ma anche in Slovacchia e Ungheria. Secondo Washington, le forniture in «reverse flow» permetteranno all’Ucraina di creare una piccola riserva di metano. In Ucraina saranno mandati anche degli specialisti americani prepoposti alla distribuzione dei prestiti che verranno rilasciati a Kiev. Evidentemente gli USA non credono che le autorità di Kiev siano in grado di gestire da sole le risorse prese in prestito. Magari pensano che anche questa volta tutto sarà rubato.