21 aprile 2024
Aggiornato 21:00
Ambiente & Energia

Obama, l'oleodotto Keystone e gli ambientalisti

Il presidente prenderà nei prossimi mesi una decisione finale sulla costruzione dell'oleodotto, che dovrebbe trasportare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada, nel cuore degli Stati Uniti, e da lì fino al Golfo del Messico

NEW YORK - L'oleodotto Keystone XL è un problema che non può essere nascosto con una serie di norme in difesa dell'ambiente, e non c'è nulla che l'amministrazione possa fare per negare l'impatto che il progetto avrebbe sul clima. A dirlo è stato Jamie Henn, del gruppo 350.org, una delle organizzazioni più attive contro la realizzazione dell'oleodotto; parlando delle norme annunciate in questi giorni da Obama e del rapporto del dipartimento di Stato, secondo cui il Keystone non avrebbe un grosso impatto sull'ambiente, l'attivista ha detto metaforicamente che «non c'è un lenzuolo grande abbastanza per coprire l'elefante nella stanza».

AMBIENTALISTI PRONTI ALLA PROTESTA - Il presidente prenderà nei prossimi mesi una decisione finale sulla costruzione dell'oleodotto, che dovrebbe trasportare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada, nel cuore degli Stati Uniti, e da lì fino al Golfo del Messico. Un progetto da 5,4 miliardi di dollari, sostenuto dal Canada e dagli imprenditori. Se Obama dovesse approvarlo, provocherebbe una «veemente reazione» dei gruppi ambientalisti, ha detto David Goldston, direttore degli affari governativi del Natural Resources Defense Council, una non-profit in difesa dell'ambiente.

L'IPOTESI DI SCAMBIO - «La gente suppone che questa spinta a favore delle politiche ambientali potrebbe in qualche modo essere una sorta di scambio, ma per la comunità ambientalista non esiste un tale scambio sul Keystone XL» ha aggiunto Goldston.
Secondo alcuni analisti, infatti, l'azione di Obama - con la proposta di un miliardo da destinare al «Climate Resilience Fund», un fondo per la ricerca per prevenire e aiutare le comunità ad affrontare i cambiamenti climatici, e la richiesta di nuovi standard per ridurre l'inquinamento provocato dai camion - sarebbe rivolta ad attenuare le polemiche per la futura approvazione del Keystone, con cui aiuterebbe alcuni candidati democratici al Senato alle prossime elezioni di metà mandato, tra cui Mary Landrieu (Louisiana), in Stati in bilico dove il sostegno all'oleodotto è forte.

POCHI RISCHI - Meno di un mese fa, il dipartimento di Stato americano ha pubblicato il rapporto finale sull'impatto ambientale del Keystone XL, confermando quanto concluso nella bozza diffusa a marzo, ovvero che l'oleodotto porrebbe «pochi rischi ambientali», aprendo di fatto la strada all'approvazione da parte del presidente Barack Obama che, viste le forti preoccupazioni dei gruppi ambientalisti, ha assicurato che il progetto andrà avanti «solo se non aggraverà significativamente il problema dell'inquinamento da Co2». Il rapporto riguarda i 1.897 chilometri del segmento settentrionale del Keystone, che dovrebbe unire Hardisty, in Alberta, a Steele City, in Nebraska; la TransCanada ha invece già costruito e messo in funzione i 780 chilometri del segmento meridionale, da Cushing (Oklahoma) a Nederland (Texas). Il rapporto, comunque, non ha messo fine alla discussione sull'oleodotto: si è aperto un processo di revisione di tre mesi per verificare se la sua costruzione sia nell'interesse nazionale. Terminato quest'altro passaggio, il presidente potrà prendere una decisione attesa da anni, e che potrebbe essere comunicata tra maggio e giugno.