23 giugno 2024
Aggiornato 09:30
La crisi in Medio Oriente

Clinton: Insediamenti israeliani ostacolano la pace

La decisione israeliana di costruire 3.000 nuovi insediamenti a Gerusalemme est e in Cisgiordania «ostacola la causa di una pace negoziata» con i palestinesi. Questo il commento del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, espresso davanti a una platea di alti funzionari israeliani e americani. Vedova: scoprire la verità è la consacrazione di Arafat

WASHINGTON - La decisione israeliana di costruire 3.000 nuovi insediamenti a Gerusalemme est e in Cisgiordania «ostacola la causa di una pace negoziata» con i palestinesi. Questo il commento del Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, espresso davanti a una platea di alti funzionari israeliani e americani, tra cui i ministri degli Esteri e della Difesa israeliani, Avigdor Lieberman e Ehud Barak, riuniti al Saban Center for Middle East Policy di Washington.

«Dopo l'annuncio di oggi - ha detto Clinton - voglio ribadire che questa amministrazione, come le precedenti amministrazioni, è stata molto chiara con Israele sul fatto che queste attività ostacolano la causa di una pace negoziata». In un lungo discorso sul Medio Oriente, il Segretario di Stato ha quindi lanciato un nuovo appello perchè israeliani e palestinesi tornino al tavolo del negoziato.

Israele ha annunciato il progetto di costruire i 3.000 nuovi alloggi all'indomani del riconoscimento Onu della Palestina come Stato non membro. «Il voto di questa settimana dovrebbe farci fermare tutti, perchè tutte le parti devono valutare con attenzione il cammino che hanno davanti - ha sottolineato Clinton - abbiamo tutti bisogno di collaborare per trovare una strada che ci porti a negoziati che rieascano a raggiungere l'obiettivo di una soluzione con due Stati. Questo rimane l'obiettivo. Se e quando le parti saranno pronte ad avviare negoziati diretti per risolvere il conflitto, il Presidente Barack Obama sarà con loro».

Vedova: Scoprire la verità è la consacrazione di Arafat - «Scoprire la verità rappresenta la consacrazione di Arafat» e se i nuovi test condotti sulle spoglie del leader palestinese non rileveranno tracce di polonio, la sua «resterà una morte misteriosa». Così Suha Arafat giustifica la decisione «dolorosa» di riesumare il corpo del marito, volta ad accertare le cause del decesso, avvenuto in un ospedale militare francese nel 2004.

«E' stata una decisione dolorosa: dobbiamo risolvere il più importante mistero nella storia del Medio Oriente. Il Presidente Abu Mazen mi ha appoggiato», ha detto la vedova in un'intervista al Corriere della Sera, ammettendo che «in tanti, tra i leader a Ramallah avrebbero preferito che questo dossier restasse chiuso», sostenendo che non sia «il momento di scoprire che qualche Paese è coinvolto, proprio adesso che abbiamo fatto il primo passo verso la nascita di unio Stato».

Sulla decisione dell'Onu di riconoscere la Palestina come Stato non membro, Susha Arafat sottolinea come «lo spirito di Yasser sia venuto a benedire la decisione». E ringrazia l'Italia per il suo sostegno, sottolineando che «se Silvio Berlusconi fosse stato ancora al governo, avrebbe votato contro. Alla fine era ostile a mio marito».