25 maggio 2022
Aggiornato 03:30
Scontata l'elezione dei fedelissimi di Lukashenko

Bielorussia, l'opposizione boicotta le Legislative

Boicottate dai principali partiti dell'opposizione, precedute da nuovi arresti e intimidazioni, le legislative di oggi in Bielorussia promettono di cambiare molto poco nel Paese più isolato d'Europa, guidato da due decenni con piglio autoritario e crecente durezza da Alexandr Lukashenko

MINSK - Boicottate dai principali partiti dell'opposizione, precedute da nuovi arresti e intimidazioni, le legislative di domani in Bielorussia promettono di cambiare molto poco nel Paese più isolato d'Europa, guidato da due decenni con piglio autoritario e crescente durezza da Alexandr Lukashenko. Un voto preceduto da tensioni, ma che si annuncia scontato nell'esito ufficiale, dato che a parte piccolissimi movimenti (come Dire la Verità dell'ex candidato presidenziale Vladimir Nekliaev) in lizza per i 110 seggi della Camera dei Rappresentanti ci sono solo burocrati e fedelissimi del capo di Stato. Quasi lo stesso scenario di quattro anni fa, quando fu eletta un'assemblea, quella uscente, che è stata poi obbediente esecutrice degli ordini di Lukashenko.

Così, l'Unione Civica Unita e il Fronte Nazionale Bielorusso hanno preferito chiamarsi fuori, invitando la gente ad «andare a pescare» domenica 23 settembre. Un appello ovviamente condannato dal presidente, che ha accusato le formazioni che lo contestano di essere al soldo di interessi stranieri. Secondo gli analisti, circa il 20% degli elettori potrà boicottare la chiamata alle urne, ma l'affluenza sarà certamente sopra il 50%.

La vigilia è stata comunque di tensione, prospettando scenari non facili per questo Paese ex sovietico entrato in rotta di collisione con l'Occidente e costretto a rivolgersi a Mosca per ottenere aiuti finanziari sempre più cruciali per la sopravvivenza del regime.

Solo pochi giorni fa numerosi giornalisti bielorussi e stranieri sono stati arrestati a Minsk, mentre seguivano un evento organizzato dall'opposizione bielorussa in vista delle elezioni. E il deputato dei Radicali-Pd Matteo Mecacci, presidente della commissione Diritti umani dell'Osce, ha fatto sapere che a due membri della delegazione di osservatori internazionali è stato negato il visto di entrata in Bielorussia. Minsk ha negato che vi siano motivazioni politiche dietro il 'niet' ai due osservatori da Lituania e Germania, ma la vicenda ha ulteriormente adombrato la vigilia di questo voto.

L'ultimo appuntamento elettorale in Bielorussia risale a quasi due anni fa, portò alla contestata rielezione di Lukashenko per un quarto mandato, a proteste di piazza senza precedenti, a centinaia di arresti e poi a numerosi processi e condanne (tra queste, dell'oppositore ed ex candidato presidenziali Andrei Sannikov, poi graziato). Sulla scia di questa ondata di repressioni, l'Ue ha adottato via via sanzioni contro i funzionari ritenuti coinvolti, sino allo scontro diplomatico vero e proprio nella scorsa primavera, quando gli ambasciatori europei a Minsk sono stati richiamati per consultazioni e i rappresentanti bielorussi sono stati convocati dai ministeri degli Esteri dei 27. La crisi è stata poi ricomposta. Ma ai segnali di ammorbidimento dei vertici bielorussi è seguita un'altra lite con un Paese europeo: la Svezia è stata accusata di aver orchestrato il 'bombardamento di peluche' su Minsk, un'azione clamorosa nel segno dei diritti umani, che a Lukashenko proprio non è piaciuta.