30 novembre 2021
Aggiornato 22:00
E' al potere dal 1994 e guida paese con pugno di ferro

Bielorussia domenica al voto: vittoria a mani basse per Lukashenko

La vittoria di domenica prossima è scontata, il quinto mandato presidenziale assicurato: Alexander Lukashenko, noto come l'ultimo dittatore in Europa, dorme sonni tranquilli alla vigilia di un'elezione che lo confermerà ancora una volta alla guida del Paese

MINSK - La vittoria di domenica prossima è scontata, il quinto mandato presidenziale assicurato: Alexander Lukashenko, noto come l'ultimo dittatore in Europa, dorme sonni tranquilli alla vigilia di un'elezione che lo confermerà ancora una volta alla guida del Paese.

Regna dal 1994
Dal 1994 «Batka», il padre dei quasi 10 milioni di bielorussi, regna indiscusso nell'ex repubblica sovietica dove ha instaurato un regime che lascia poco spazio ai processi democratici ed è praticamente isolato, almeno sul versante ovest. Dopo la tornata elettorale del 2010 e la dura repressione contro l'opposizione che ha fatto scattare le sanzioni dell'Unione Europea, Lukashenko ha fatto della Bielorussia una sorta di isola impermeabile alle pressioni dell'Occidente e si è avvicinato invece sempre di più alla Russia di Vladimir Putin.

Autonomia
Se Minsk è andata quindi al traino di Mosca e ha aderito all'Unione Euroasiatica insieme con altri stati della vecchia Urss, il 61enne capo di stato ha cercato comunque di gestire una certa autonomia: nei fatti la Bielorussia dipende molto economicamente dalla Russia, a parole vengono invece mantenute le distanze dal Cremlino.

Niente basi russe
Lukashenko così ha mandato caldamente questa settimana gli auguri a Mosca per il 63esimo compleanno del suo amico Vladimir Vladimirovich, ricordandogli però che dell'idea di una base militare russa a casa sua non se ne farà nulla. Almeno per ora. A Minsk non cade foglia che Alexander Gregorevich non voglia e anche di fronte al grande vicino, soprattutto in vista dell'appuntamento di domenica, i toni decisi e patriottici rinsaldano le fila.

Elezioni fasulle
A dire il vero Lukashenko non ha gran bisogno di stimolare un elettorato che non ha altra scelta se non quella di prolungare la sua permanenza nel palazzo presidenziale nell'ordinato e pulitissimo centro di Minsk. Due dei tre candidati ammessi nella competizione sono essenzialmente di facciata, Sergei Gaidukevich e Nikolai Ulakhovich, e secondo i sondaggi raccoglieranno solo qualche briciola; la terza incomoda, la 38enne psicologa Tatiana Korotkevich, l'unica che in campagna elettorale si è data un po' da fare cercando di coagulare la cosiddetta «opposizione costruttiva», è data poco oltre il 7%, sempre lontanissima da Lukashenko che i numeri indicano al 47,5%.

Trionfo a mani basse
Trionfo a mani basse e senza intoppi, nonostante l'economia non viaggi in acque tranquille e il paese sia sull'orlo della recessione. La crisi che ha colpito la Russia si riflette inevitabilmente a Minsk e dintorni e per la prima volta nel giro degli ultimi vent'anni si assisterà alla fine del 2015 a una diminuzione del pil reale di oltre il 2% e il 2016 è previsto ancora in negativo, seppure solo dell'0,1%. La massiccia svalutazione del rublo si è sentita anche nelle tasche dei bielorussi con un'inflazione che si aggira intorno a 20%. Anche se non si tratta dei livelli di qualche anno fa, quando i prezzi salirono oltre il 100%, il quadro complessivo rimane instabile e a rischio, considerata soprattutto la stretta dipendenza dalla Russia.

L'ombra di Putin
L'ombra di Mosca è insomma ovunque presente, anche se Lukashenko tenta di non darle troppo peso e per certi versi prova a liberarsene anche nel contesto internazionale. Il ruolo di mediatore iniziale nel conflitto tra Russia e Ucraina, con il primo incontro organizzato a Minsk tra Vladimir Putin e Petro Poroshenko alla fine di agosto 2014 che aprì le porte all'intesa per il processo di pacificazione nel Donbass, ha dato una spolverata all'immagine dell'autoritario presidente, esattamente come la liberazione di alcuni prigionieri politici avvenuta lo scorso settembre, in vista non solo delle elezioni, ma anche della scadenza delle sanzioni europee su cui dovrà essere deciso il rinnovo entro il 31 ottobre. Troppo poco secondo gli analisti per la revoca del titolo di ultimo dittatore del continente, ma abbastanza per ottenere un'altra volta il consenso a casa propria.

(con fonte Askanews)