7 luglio 2020
Aggiornato 11:30
La Convention dei Democratici a Charlotte

Clinton: Obama ha ereditato il caos totale

«Siamo qui per scegliere un presidente», ha detto aprendo il discorso, durato 48 minuti e 30 secondi. Non il suo più lungo: nel 1966 durò 66 minuti. E alla fine del discorso, a sancire l'alleanza, Barack Obama è salito sul palco, senza parlare, a raccogliere applausi a scena aperta, a testimoniare con la sua presenza il voto di fiducia all'ex presidente

CHARLOTTE - Come la convention repubblicana, anche quella democratica ha dovuto fare i conti con il maltempo. Come la settimana scorsa a Tampa, anche a Charlotte il discorso di punta della seconda serata è affidato a una persona che ha rifiutato di fare sapere in anticipo cosa dirà. Ma l'ex presidente Bill Clinton non è Clint Eastwood, ha alle spalle una lunga esperienza, questa è la settima volta che interviene a una convention.

«Siamo qui per scegliere un presidente», ha detto aprendo il discorso, durato 48 minuti e 30 secondi. Non il suo più lungo: nel 1966 durò 66 minuti. E alla fine del discorso, a sancire l'alleanza, Barack Obama è salito sul palco, senza parlare, a raccogliere applausi a scena aperta, a testimoniare con la sua presenza il voto di fiducia all'ex presidente.
Non ha fatto danni, come gli è talora capitato in passato di fare, con parole che prese fuori contesto hanno avuto un effetto boomerang sul presidente. E' invece riuscito a scaldare la platea, andando in alcuni punti a braccio, raccogliendo ovazioni, applausi a scena aperta, incitazioni da stadio. Clinton ha scherzato - «ha persino scelto Hillary e ha avuto il buonsenso di sposare Michelle», - ha lodato il presidente, ha sferzato gli avversari, - «non ho mai odiato i repubblicani, sembra che loro invece odino Obama», - e ha sottolineato un concetto semplice ed efficace: «crediamo che un Paese funzioni meglio con una classe media solida, opportunità reali per le persone che faticano per arrivarci. Quello che funziona nel mondo reale è la collaborazione», ha detto.

Quattro anni fa, Obama non aveva avuto bisogno dell'ex presidente, se ne era tenuto a una certa distanza. Quest'anno è diverso, la vittoria per la conferma alla Casa Bianca appare tutt'altro che scontata, e il presidente in carica ha bisogno di un alleato caro ai democratici per agguantare il secondo mandato. Clinton non ha deluso, il suo messaggio è stato deciso e senza sbavature: «i repubblicani a Tampa hanno parlato chiaro: gli abbiamo lasciato una confusione totale, non ha ancora finito di rimettere le cose a posto, mandiamolo a casa e rimettiamoci al suo posto».

Al di là della piattaforma di partito, la serata ha avuto come perno l'economia, la creazione di posti di lavoro e gli sforzi fatti da Obama per rimettere il Paese in carreggiata. Lo ha detto il leader di minoranza democratica alla Camera Nancy Pelosi - «con Obama siamo passati dal perdere 800.000 posti di lavoro al mese all'aggiungere 4,5 posti nel settore privato negli ultimi 29 mesi», - lo ha ribadito il numero uno del sindacato del settore auto United Auto Workers Bob King, sottolineando che «la via giusta non è sempre la via più popolare e facile, stare dalla parte del giusto quando è impopolare è la vera prova morale di carattere». E lo ha ribadito anche Elizabeth Warren: «Romney vuole polverizzare la riforma della finanza e alzare le tasse a persone che si tengono su con le unghie», ha detto colei che è stata presidente della commissione di supervisione del Troubled Asset Relief Program (Tarp), il maxipiano anti-crisi del 2008. Sono circolati alcuni estratti del suo discorso.
Ma soprattutto lo ha detto Bill Clinton, salito sul palco per un discorso accorato, diretto, senza sbavature. Il messaggio dei repubblicani a Tampa è stato chiaro, ha detto l'ex presidente, «gli abbiamo lasciato un caos totale, non ha ancora finito di rimettere le cose a posto, mandiamolo a casa e rimettiamoci al suo posto», ma Obama «ha ereditato un'economia profondamente danneggiata, ha messo una rete sotto la caduta libera, ha dato inizio alla lunga via per la ripresa e ha gettato le fondamenta di un'economia più moderna, meglio bilanciata che produrrà milioni di posti di lavoro, aziende solide e nuova ricchezza per chi innova».

Ora la palla passa a Obama, che oggi accetterà la nomination. Avrebbe dovuto parlare davanti a 74.000 persone al Bank of America Stadium, all'aperto, ma il maltempo previsto per la serata ha convinto gli organizzatori a non rischiare e a spostare tutto all'interno della Time Warner Cable Arena, il palazzetto dove si sono svolti i primi due giorni di convention. I repubblicani non hanno mancato di accusare il presidente di avere spostato il discorso perché non sarebbe riuscito a riempire lo stadio, ma il suo staff ha prontamente ribattuto: «il presidente ci è rimasto male, voleva replicare l'ambientazione del 2008 a Denver, quando ha parlato davanti a 84.000 persone».