26 novembre 2020
Aggiornato 04:30
Fra Obama e Romney è testa a testa

Presidenziali USA 2012, voto popolare e grandi elettori

Da 48 anni, 270 è il numero che apre le porte della Casa Bianca, l'ossessione - oggi - del presidente in carica, Barack Obama, e del rivale repubblicano, Mitt Romney: perché 270 è il numero di grandi elettori (presidential electors) necessario per essere eletto martedì prossimo, 6 novembre, alle 57esime presidenziali degli Stati Uniti

NEW YORK - Da 48 anni, 270 è il numero che apre le porte della Casa Bianca, l'ossessione - oggi - del presidente in carica, Barack Obama, e del rivale repubblicano, Mitt Romney: perché 270 è il numero di grandi elettori (presidential electors) necessario per essere eletto martedì prossimo, 6 novembre, alle 57esime presidenziali degli Stati Uniti.

Sul piano formale, l'elezione avviene in maniera indiretta: il capo di Stato è scelto da 538 grandi elettori, frutto del voto popolare. In ognuno dei 50 Stati si vota per eleggere un certo numero di grandi elettori, pari al numero di deputati e senatori che lo rappresentano in Congresso (il District of Columbia è trattato come lo Stato con meno rappresentanti).

Il candidato che vince - anche di un solo voto - in uno Stato conquista tutti i grandi elettori in palio (tranne in Maine e Nebraska, dove vige un sistema misto), che poi il 17 dicembre eleggeranno il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti. Ogni delegato è tenuto - ma non obbligato, perché la Costituzione tutela il diritto alla libertà di espressione - a seguire la volontà espressa dai cittadini del suo Stato. Per diventare presidente, servono - appunto - 270 voti.

E' dal 1964 che ci sono 538 grandi elettori, pari alla somma di deputati (435, assegnati agli Stati in base alla popolazione) e senatori (100, due per ogni Stato), più tre attribuiti a Washington D.C., ma il censimento del 2010 ha cambiato il 'peso' di alcuni Stati per le elezioni che si terranno fino al 2020.

Gli Stati che hanno un numero maggiore di delegati sono otto, tra cui il Texas, che ne ha guadagnati quattro; dieci, invece, quelli che ne hanno persi, tra cui New York e Ohio, che ora hanno a testa due grandi elettori in meno. Lo Stato che ne assegna di più resta la California, con 55, poi Texas (38), New York e Florida (29); i sette Stati meno popolosi (Alaska, Delaware, Montana, North e South Dakota, Vermont e Wyoming) e il District of Columbia hanno invece, ciascuno, tre grandi elettori.

Ridda di sondaggi, fra Obama e Romney è testa a testa - Una serie di sondaggi di segno contrastante ha riportato oggi a un testa a testa la gara elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, mentre nell'ultima settimana il presidente in carica, Barack Obama, sembrava aver recuperato posizioni grazie alla buona gestione dell'emergenza provocata dall'uragano Sandy.

Mentre la campagna elettorale è giunta ormai alle sue ultime battute, stando a un sondaggio condotto per NBC News/Wall Street Journal/Marist, Obama avrebbe sei punti di distacco dal candidato repubblicano in Ohio (51% contro il 45%) e due punti in Florida (49% contro il 47%). Ohio e Florida sono i due Stati con il maggior numero di grandi elettori, rispettivamente 18 e 29; un candidato deve conquistare 270 collegi elettorali per arrivare alla Casa Bianca.

Secondo un sondaggio della Mason Dixon realizzato per il Miami Herald, invece, Romney sarebbe in vantaggio di 6 punti in Florida e raggiungerebbe il 51% contro il 45% di Obama. Ma un ulteriore sondaggio, quest'ultimo di dimensione nazionale e condotto dalla Rasmussen, dà i due candidati sarebbero inchiodati su una parità perfetta, al 48% ciascuno. Anche un sondaggio nazionale della ABC/Washington Post ha confermato questo sostanziale testa a testa, con Romney in vantaggio di un solo punto percentuale.