26 giugno 2019
Aggiornato 19:30
Corea del Nord

Il ristoratore-spia che dialoga tra USA e Pyongyang

Storia di un uomo del New Jersey che si è inventato «diplomatico»

NEW YORK - Stati Uniti e Corea del Nord non hanno relazioni diplomatiche. Ma in realtà un contatto c'è, ed è in un luogo improbabile: un ristorante nel New Jersey, di proprietà di un signore di cinquantatré anni, tale Robert Egan, che nella vita oltre a servire hamburger fa anche da liaison di fatto tra Washington e Pyongyang. Anzi, a sentire lui, grazie a quella che chiama barbecue diplomacy è diventato «l'uomo di Kim Jong Il in New Jersey». La stampa si è accorta di lui qualche anno fa, e così quando Kim è morto nel fine settimana i giornali hanno chiamato lui: «Mi hanno chiamato cinquanta volte, ho passato tutta la notte in consultazione con i nordcoreani», ha raccontato Egan al New York Times.

Ma come ha fatto un ristoratore dai modi rozzi, a malapena diplomato alle superiori, a diventare il nesso tra due stati con armi nucleari che si guardano in cagnesco alla frontiera più impenetrabile del mondo? La storia ha radici negli anni Settanta, e l'ha raccontata nel 2007 il settimanale New Yorker. Egan, ossessionato dalla guerra del Vietnam dove avrebbe voluto combattere ma che finì prima che lui fosse chiamato alle armi, si era messo a fare ricerche per conto proprio sulla possibile esistenza in vita di prigionieri americani mai rilasciati dal Vietnam. Così aveva deciso di presentarsi alla missione vietnamita alle Nazioni Unite per fare qualche domanda.

Avendo scoperto che i diplomatici di Hanoi avevano pochi soldi e fine settimana liberi senza niente da fare, aveva cominciato a invitarli in New Jersey al suo ristorante, e a portarli allo stadio o in viaggi negli Usa. Di qui la nascita di un'amicizia, che aveva destato anche l'attenzione del governo americano. Sempre nel racconto di Egan, un giorno all'inizio degli anni Novanta i vietnamiti gli avevano detto che la Corea del Nord avrebbe voluto stabilire rapporti migliori con gli Usa ma non sapeva come fare. E così il ristoratore aveva accettato di dare consigli ai diplomatici del regime di Kim Jong Il, appena salito al potere dopo la morte del padre Kim Il Sung, e di portarseli a cena nel suo locale di Hackensack, posto più famoso per le storie di mafia che per i summit internazionali (Egan stesso, mezzo italoamericano, racconta che da giovane aveva provato a farsi arruolare da Cosa Nostra, i cui picciotti l'avevano però dissuaso facendogli capire che, con un cognome irlandese, non c'era posto per lui nell'organizzazione).

L'amicizia nata intorno a hamburger e bistecche da Cubby's, così si chiama il locale, è arrivata al punto che Egan è stato varie volte in Corea del Nord a spese del regime e, anche se non ha mai conosciuto Kim Jong Il, l'ha visto da pochi passi a una cerimonia ufficiale. Sono pochi gli americani che possono dire lo stesso.

«Era un dittatore», riconosce Egan, «ma ha aperto uno spiraglio all'Occidente, ed era meglio di suo padre». E le note stranezze di Kim? «Scrivono sempre che gli piacciono cognac, sigari e donne. E certo che gli piacciono! E' un uomo!» è la spiegazione che ha dato al Times.

Le cose che sapeva sul misterioso regime dei Kim le ha raccontate anche alla Cia, ammette senza problemi, ma non era spionaggio di alto livello: «Di mestiere io cucino hamburger, non ho i codici delle bombe atomiche». Anzi, la Cia la prende anche un po' in giro. «Gli ho detto che quando uno che spadella per lavoro è il vostro contatto numero uno in Corea del Nord, c'è qualcosa che non va».

Dietro a tutto questo c'è solo patriottismo, dice Egan, che professa idee conservatrici e tutt'altro che pro-comuniste, e afferma di aver solo voluto capire meglio un avversario dell'America. Con il quale però dice che è ora di fare pace, e in fretta: dopo la scomparsa di Kim, «il momento è adesso». Intanto, mentre la diplomazia (quella vera) lavora per riprendere il negoziato sulle armi nucleari nordcoreane, le avventure di Robert Egan stanno per diventare un film tv, basato sul suo libro autobiografico «Eating With the Enemy», ovvero 'a pranzo col nemico». Nella parte del protagonista ci sarà James Gandolfini, quello che - tanto per mantenere la connessione con la mafia - faceva Tony Soprano, il boss del New Jersey nella serie tv «I Soprano».

E i nordcoreani di tutta questa pubblicità cosa ne pensano? Felicissimi non sono, secondo Egan, e si fanno vedere di meno. Ma vanno ancora a mangiare da Cubby's. Anzi, dice il ristoratore che forse parla troppo, al suo ristorante va anche una spia di Pyongyang. Ma si può stare tranquilli: «Ci sono spie buone e spie cattive. Questa è buona».