14 ottobre 2019
Aggiornato 00:30
Corea del Nord | La morte di Kim Jong-il

«La morte di Kim conferma fallimento della CIA»

Un fallimento dei servizi di intelligence che conferma la completa segretezza del regime nordcoreano, sottolinea oggi il New York Times, come già emerso in passato riguardo al suo programma di sviluppo nucleare

NEW YORK - Kim Jong-Il è morto in treno alle 8.30 di sabato mattina, ma 48 ore dopo Seoul e Washington erano ancora all'oscuro di tutto. Un fallimento dei servizi di intelligence dei due Paesi che conferma la completa segretezza del regime nordcoreano, sottolinea oggi il New York Times, come già emerso in passato riguardo al suo programma di sviluppo nucleare.

«La cosa peggiore dei nostri servizi di intelligence - ha detto un ex agente della Cia - è il nostro fallimento nel conoscere l'attuale leadership. Ci sono stati disertori, ma le loro informazioni erano spesso datate. Abbiamo avuto contatti con funzionari di medio livello, ma spesso non sapevano quello che succedeva nel circolo ristretto del potere». Le informazioni sensibili sono infatti a conoscenza solo di un ristretto cerchio di persone a Pyongyang, che non parlano. «E' una società che prospera sulla sua opacità - ha confermato Christopher R. Hill, ex inviato speciale Usa per il nucleare nordcoreano - è molto complessa. Per comprendere la struttura della leadership bisogna ripercorrere la cultura coreana e capire i principi confuciani».

Alti funzionari dell'amministrazione Usa hanno ammesso di poter solo assistere a quanto succede in Corea del Nord, con la speranza che non ci siano attacchi contro la Corea del Sud. «Un brutto scenario è che ci sia una transizione morbida, che il popolo continui a morire di fame e che la leadership continui a sviluppare armi nucleari - ha detto Jeffrey A. Bader, ex consigliere del Presidente Usa barack Obama per l'Asia - ma una transizione incerta, in cui nessuno è in carica, e in cui il controllo del programma nucleare diventa ancora più confuso, sarebbe peggio».