5 giugno 2020
Aggiornato 14:30
Giappone | Ambiente

Fukushima, tracce radioattive nel 45% dei bambini

La radioattività rilevata nella ghiandola tiroidea. Fu il sisma a bloccare il raffreddamento. Riavviato il reattore 3 della centrale di Tomari

TOKYO - Tracce di elementi radioattivi sono state rilevate nella ghiandola tiroidea del 45% dei bambini sottoposti a controlli delle municipalità limitrofe alla centrale nucleare di Fukushima. Lo si apprende da fonti ufficiali.
Le concentrazioni di iodio radioattivo osservate nelle analisi effettuate cinque mesi fa nella prefettura di Fukushima non sarebbero tuttavia allarmanti in termini di impatto sulla salute: «La posizione ufficiale del governo è che nessuno dei bambini testati mostri livelli problematici di contaminazione radioattiva», ha dichiarato alla France Presse un funzionario.
Un gruppo di esperti governativi ha effettuato delle analisi su 1.149 bambini sotto i 15 anni, due settimane dopo il sisma e lo tsunami dell'11 marzo, che hanno colpito la centrale nucleare di Fukushima provocando il black out dell'impianto di raffreddamento dei nuclei dei reattori e fughe radioattive di enorme entità.
Dei 1.080 test validi, il 44,6% presenta tracce di contaminazione della tiroide, la ghiandola dove si fissa lo iodio radioattivo, aumentando in questo modo il rischio di sviluppare un tumore. I risultati dei test sono stati comunicati alle famiglie solo la settimana scorsa.

Fu il sisma a bloccare il raffreddamento - Non è stato lo tsunami - o meglio, non è stato solo lo tsunami - a causare la parziale fusione di alcuni dei reattori della centrale nucleare di Fukushima. Già prima, vale a dire nel momento della violentissima scossa di terremoto dell'11 marzo scorso, alcune delle strutture dell'impianto avevano ceduto in modo definitivo.
La scomoda verità viene affermata oggi dall'Independent con un lungo articolo che raccoglie le testimonianze di numerosi tecnici e operai dell'impianto nucleare giapponese. «La posta in gioco è alta - scrive il quotidiano britannico - Se è stato il terremoto a compromettere strutturalmente l'impianto e la sicurezza del combustibile nucleare, questo potrebbe significare che tutti i reattori di identica concezione presenti in Giappone dovrebbero essere chiusi, perché incapaci strutturalmente di resistere a scosse sismiche di una certa entità.
Nonostante mesi di disinformazione, durante i quali la Tepco, società che gestisce l'impianto, ha continuato ad affermare che quanto accaduto era «assolutamente imprevedibile», emerge in modo sempre più netto che fu il terremoto, ben prima che l'onda gigantesca travolgesse l'impianto, a bloccare il sistema di raffreddamento dei reattori. Lo tsunami, 40 minuti dopo, sommerse, spegnendoli, i generatori, provocando il definitivo spegnimento del sistema e dando il via alla catena di eventi che hanno portato poi alla fusione di tre reattori.

Riavviato il reattore 3 della centrale di Tomari - Per la prima volta dalla catastrofe nucleare dell'11 marzo a Fukushima, le autorità giapponesi hanno autorizzato il riavvio di un reattore nucleare, il numero 3 della centrale di Tomari, costruito sull'isola di Hokkaido, nord dell'arcipelago.
Il reattore numero 3 «è stato rimesso in funzione alle 16 (le 9 in Italia) dopo aver ottenuto l'autorizzazione delle autorità», ha annunciato il gestore, la Hokkaido Electric Power (Hepco).
Circa tre quarti dei 54 reattori presenti sull'arcipelago giapponese sono fermi per manutenzione e controlli, dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima, colpita prima dal terremoto e poi dallo tsunami dell'11 marzo scorso.
Un numero sempre maggiore di giapponesi, così come lo stesso premier Naoto Kan, si è detto favorevole a un abbandono progressivo del nucleare in favore di altre fonti energetiche.

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