28 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Russia

Cremlino licenzia «il re di Mosca», Yuri Luzhkov

Il potente sindaco accusato di corruzione se ne va dopo 18 anni. Medvedev ha firmato il decreto per esautorarlo: «Ha perso la fiducia del Cremlino»

MOSCA - Il decreto presidenziale per le sue dimissioni è stato inviato da Pechino, dove il presidente Dmitri Medvedev si trova in visita ufficiale, direttamente al posto di lavoro occupato da 18 anni. Yury Luzhkov, il potentissimo sindaco di Mosca, è stato sollevato dal suo incarico per ordine del capo del Cremlino, che precisa di avere «perso la la fiducia» nel primo cittadino della capitale. Dopo aver ribadito ieri che non si sarebbe fatto da parte spontaneamente, Luzkhov è arrivato oggi al municipio come al solito, e i suoi collaboratori gli hanno consegnato l'ukaze.

Il decreto presidenziale pone fine a un regno lunghissimo e per tanto tempo incontrastato, iniziato nel 1992. A fine anni novanta il sindaco oggi 74enne sembrava avere addirittura qualche chance per la successione a Boris Eltsin, poi arrivò Vladimir Putin e la questione venne frettolosamente archiviata. Accusato di corruzione (e su questo concorda il 56% dei cittadini di Mosca) e di curarsi sempre meno dei problemi dei cittadini, il sindaco se ne va in un momento di calo di popolarità, ma un 52% di moscoviti spera ancora che possa tornare al suo posto, secondo un sondaggio del centro Levada.
Per ora l'interim è affidato al primo vice, Vladimir Resin, ma Russia Unita ha già fatto sapere che sta valutando «proposte» per la nomina del successore.
Ora Luzhkov perderà anche il suo ruolo di notevole peso in seno al partito di maggioranza Russia Unita, dice una fonte del Cremlino all'agenzia Interfax: «difficilmente il partito governativo potrà fidarsi di una persona che non ha più la fiducia del presidente».

Al momento il sindaco licenziato non ha commentato in pubblico. Appreso dell'ordine presidenziale, avrebbe deciso di ricevere i collaboratori che volevano fargli gli auguri per il 74esimo compleanno appena celebrato. Anniversario che Vladimir Putin non ha dimenticato: il premier gli ha inviato un telegramma augurale finito sulla stampa russa, a suggerire uno scontro con Medvedev sulla questione del sindaco. In pubblico, però, Putin non si è pronunciato e negli ultimi giorni lo scontro tra Luzhkov e il Cremlino era diventato pesantissimo, a colpi di servizi televisivi su fatti di corruzione e puntuali repliche di sfida da parte del primo cittadino.

Luzhkov è stato un sindaco a due facce: quello della trasformazione di Mosca da capitale sovietica in megalopoli dinamica e lussuosa e anche uomo di potere che ha orchestrato un sistema sempre meno trasparente e sempre più attento al potere e ai suoi interessi. La moglie Elena Baturina è diventata la donna più ricca di Russia con la sua società di costruzioni Inteko, macchina da guerra dell'immobiliare.
Nazionalista, ortodosso attento ai suoi rapporti con la chiesa (ha fatto ricostruire la Cattedrale di Cristo il Salvatore, distrutta da Stalin), è diventato famoso all'estero anche per le sue posizioni omofobe: il gay pride, che ogni anno ha puntualmente vietato, per lui è «un'opera di Satana». Appena rientrato da una 'vacanza di riflessione' in Austria, Luzhkov fa sapere anche oggi che non intende rifugiarsi all'estero, contrariamente alle voci girate nei giorni scorsi.