2 dicembre 2021
Aggiornato 22:30
Marea nera

Forse è riuscita la missione Bp

Obama in Louisiana. Il Ministro della Difesa Gates: «l'esercito non ha la bacchetta magica contro il disastro»

NEW YORK - La terza visita di Barack Obama nel Golfo del Messico , e la seconda in una settimana, dall'inizio del disastro ecologico inizierà alle 2.20 del pomeriggio (le 20.20 in Italia), quando il presidente americano atterrerà al Louis Armstrong International Airport di Kenner, in Louisiana.
Obama incontrerà il responsabile delle operazioni di contenimento, l'ammiraglio della Guardia costiera Thad Allen, e le autorità locali. Per sottolineare l'impegno del governo di fronte alla catastrofe causata 46 giorni fa dall'esplosione della piattaforma petrolifera della Bp, il presidente ha posticipato, per la seconda volta, il viaggio in Indonesia e Australia che avrebbe dovuto effettuare dal 13 al 18 giugno.

Qualche speranza che questo incubo possa volgere al termine proviene dai primi risultati positivi dell'operazione «cut and cup»: la «gran parte» del petrolio che fuoriesce dal pozzo sembra venga catturata dall'imbuto che gli ingegneri hanno calato a 1600 metri di profondità. Fiduciosi sui risultati gli ingegneri della Bp, più caute le autorità. In sei settimane è fuoriuscita dal pozzo una quantità enorme di petrolio, le stime del governo americano variano da 75 a 163 milioni di litri di greggio.

Obama sta pagando cara la catastrofe ambientale. Accusato di una risposta tardiva e di scarsa iniziativa di fronte all'incidente, ieri sera il presidente ha voluto dimostrare tutta la sua partecipazione al dramma che stanno vivendo gli americani del Golfo esprimendo per la prima volta un sentimento forte come la rabbia. In un'intervista alla Cnn Obama si è detto furioso: «Sono infuriato per questa situazione perché è un esempio delle persone che non pensano alle conseguenze delle loro azioni. Tutto ciò mette in pericolo un intero modo di vita e tutta una regione, probabilmente per diversi anni».

Primo conto - Ieri l'amministrazione Obama ha presentato alla Bp un conto da 69 milioni di dollari (circa 56,7 milioni di euro), pari alle spese finora intraprese dallo Stato per lottare contro la marea nera.
La Casa Bianca ha specificato che si tratta solo di un primo conto. Il disastro è finora costato a Bp oltre un miliardo di dollari e secondo gli analisti di Wall Street il prezzo finale potrebbe essere fino a 20 volte tanto, se si considerano anche i costi per ripulire la costa dal petrolio nei prossimi anni. Una cifra immensa ma non tanto da mettere in ginocchio Bp, un gigante che l'anno scorso ha prodotto utili per 16 miliardi di dollari.
A preoccupare di più Bp in queste ore sembra essere il suo amministratore delegato Tony Hayward che fin dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, il 20 aprile, ha collezionato una gaffe dietro l'altra parlando ai media: dalla frase ««Rivoglio la mia vita», detta di fronte a gente che sta perdendo la propria, a «Non avevamo gli strumenti che si dovrebbero avere nella propria cassetta degli attrezzi».
Tuttavia, per ora il board del colosso petrolifero sembra sostenere ancora l'imbarazzante amministratore delegato.

Gates: «L'esercito non ha la bacchetta magica» - Oggi, dopo numerosi appelli per un intervento dell'esercito, il Segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha risposto negativamente sottolineando che i militari non hanno nessuna expertise particolare nel settore: «L'esercito ha fornito degli equipaggiamenti e ha aiutato in diversi modi ma non ha la bacchetta magica contro questa catastrofe ecologica», ha detto Gates da Singapore.