23 luglio 2019
Aggiornato 12:00
Esteri. Elezioni Afghanistan

Abdullah dice no a ballottaggio, Karzai tira dritto

L'ex ministro degli esteri ai sostenitori dice: «Non boicottate urne e non scendete in piazza»

KABUL - Come previsto, Abdullah Abdullah ha annunciato questa mattina che non parteciperà al secondo turno delle elezioni presidenziali afgane, in programma il 7 novembre, contro il presidente uscente Hamid Karzai. L'ex ministro degli Esteri si è comunque astenuto dall'invitare i suoi sostenitori a boicottare le urne e gli ha chiesto di non scendere in piazza.

MANCA «TRASPARENZA» - Spiegando che le sue richieste di cambiamento di commissione elettorale erano state respinte in occasione dei negoziati con l'entourage presidenziale, Abdullah ha dichiarato: «Non parteciperò alle elezioni del 7 novembre» perché «un'elezione trasparente non è possibile». Ha inoltre ritenuto che la popolazione non dovrebbe accettare una votazione organizzata dalla commissione elettorale attuale, ma quando giornalisti gli hanno chiesto se sollecitasse un boicottaggio, ha chiarito: «Io non ho lanciato questo appello».

KARZAI TIRA DRITTO - Secondo il suo candidato alla vicepresidenza, Homayoun Assefy, spetta adesso alla Commissione decidere se sabato prossimo ci sarà un secondo turno. Il portavoce di Karzai ha comunque già fatto sapere che, malgrado tutto, il ballottaggio si svolgerà regolarmente il 7 novembre.

RISCHIO FRODI - Abdullah aveva denunciato la commissione per frode in occasione del primo turno elettorale lo scorso 20 agosto e ha spiegato ai suoi sostenitori di aver fatto proposte per garantire questa volta un voto libero ed equo. Fra le sue richieste c'era in particolare la sospensione di molti ministri e la sostituzione di Azizullah Lodin, presidente della Commissione elettorale.

IPOTESI GOVERNO DI UNITA' - Nella convinzione che il governo di Karzai non abbia più legittimazione vista la scadenza del suo mandato nel maggio scorso, Abdullah non ha affrontato la questione di un eventuale governo di unità nazionale con il presidente uscente, la migliore speranza per riportare la pace nel paese secondo la comunità internazionale.