18 giugno 2021
Aggiornato 14:00
L'assemblea di Bankitalia

Visco vede la ripresa: «Pil Italia sopra il 4%. Aiuti alle imprese da mantenere. Il Pnrr assicuri occupazione e produttività»

Il Governatore della Banca d'Italia: «Essenziale che alla ripresa partecipino con convinzione e fiducia imprese e famiglie: non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici»

Video Agenzia Vista

Un messaggio di fiducia sulla ripresa, accompagnato da una serie di richiami, sui rischi innanzitutto, sulle misure anticrisi, sia dei governi che delle stesse Banche centrali, sulle riforme e sul ruolo dello Stato nell'economia in questa complessa ripartenza. E anche alcuni campanelli d'allarme su problemi gravi, o potenzialmente tali, che si sono sedimentati nell'economia italiana. Per il secondo anno consecutivo, le considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, alla relazione annuale, si sono svolte in modalità «pandemica», con un numero limitato di ospiti, distanziati, ingressi e uscite attentamente cadenzati mentre buona parte degli spettatori seguivano a distanza, tramite lo streaming video dell'istituzione.

Secondo Visco, anche in Italia, 'dopo la gravissima caduta dell'attività produttiva e dei redditi dello scorso anno si registrano ora segnali, in alcuni casi importanti, di ripresa congiunturale. L'attività si sta ora rafforzando. Nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un'accelerazione della ripresa». Le imprese pianificano «un deciso aumento degli investimenti, le famiglie appaiono più caute», ma con la normalizzazione della situazione 'nella media dell'anno l'espansione del Pil potrebbe superare il 4 per cento».

Proprio oggi l'Ocse ha ha pubblicato il suo Economic Outlook, in cui ha rivisto in meglio le previsioni sul Pil dell'Italia, al più 4,5% quest'anno e al più 4,4% sul 2022.

Tuttavia persiste «un'elevata incertezza - è il primo richiamo di Visco - legata soprattutto all'evoluzione della pandemia e al ritmo diseguale delle vaccinazioni tra le diverse aree del mondo». Da questa crisi, infatti «si potrà uscire in maniera sicura e definitiva, tanto sul piano sanitario quanto su quello economico e sociale, solo se i progressi riguarderanno tutti i Paesi'.

E su questo un ruolo importante spetta al Gruppo dei Venti (G20), che l'Italia quest'anno presiede per la prima volta dalla sua costituzione nel 1999. 'La risposta delle politiche economiche deve continuare a essere coordinata e coerente», è un richiamo lanciato a più riprese dal governatore. «Le misure di sostegno alle famiglie e alle imprese andranno ritirate con gradualità e solo quando il miglioramento del quadro congiunturale si sarà sufficientemente consolidato e l'incertezza significativamente ridotta'.

Ma al tempo stesso, il numero uno dell'istituzione di Via Nazionale avverte come 'non sia pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici. Ci vorrà tempo per comprendere quali saranno, dopo la pandemia e nella transizione digitale e ambientale, i nuovi 'equilibri' di vita sociale e di sviluppo economico; siamo tutti chiamati a far sì che cresca e sia diffuso il benessere, siano adeguatamente protetti coloro che più saranno colpiti».

Intanto il retaggio della pandemia si fa sempre sentire anche sui conti pubblici. Sempre l'Ocse stima che quest'anno il rapporto debito-Pil dell'Italia sfori il 160%. E anche per questo è cruciale la ripartenza: «il ritorno sui livelli prevalenti prima della crisi pandemica sarà tanto più rapido quanto più forte sarà la ripresa', ha detto Visco.

Ma poi arriva un primo campanello d'allarme. Se si guarda a futuro e prospettive di ripresa, un ruolo rilevante spetta (o dovrebbe spettare) alle nuove generazioni. Invece 'in Italia - rileva Visco - oltre 3 milioni di giovani tra i 15 e 34 anni non sono occupati, né impegnati nel percorso di istruzione o in attività formative», sono i cosidetti 'Neet'. «Si tratta di quasi un quarto del totale, la quota più elevata tra i paesi dell'Unione europea'.

E questo dopo che i giovani, assieme alle donne, sono stati i più colpiti in termini occupazionali dalla crisi, dato che erano molto impegnati nei settori che hanno subito maggiori ricadute. Si tratta evidentemente di problemi di cui bisogna tener conto nel ridefinire le priorità per lo sviluppo economico e sociale. Intanto in Italia 'sarà necessario mantenere il sostegno a chi perde il lavoro» mentre 'siamo ancora lontani dalla definizione di un moderno sistema di politiche attive, in grado di accompagnare le persone lungo tutta la vita lavorativa». Il governatore ha citato il fatto che in Italia un disoccupato su dieci riceve assistenza attraverso un centro per l'impiego, contro i sette su dieci in Germania. E non è solo una questione di risorse stanziate, «da noi comunque modeste».

Visco ha ovviamente parlato a più riprese del piano nazionale di ripresa e resilienza, che oltre agli interventi in termini di investimento prevede anche una serie di riforme su cui in Italia «è evidente la necessità di un cambio di passo». Una delle riforme, forse non è caso, espressamente citate è quella sul funzionamento della giustizia civile, su cui il governatore ha rilevato come i tempi di recupero dei crediti (tema legato a doppio filo con le banche) risultino il doppio rispetto alla media Ue.

Un altro argomento affrontato è quello del ruolo dello Stato nell'economia, tornato alla ribalta con la crisi. «Non bisogna però confondere la necessità di uno Stato più efficace nello svolgere le funzioni che già ora gli sono affidate con quella di estenderne i compiti - ha avvertito Visco - e l'esperienza storica suggerisce che la produzione pubblica di beni e di servizi di mercato porta con sé rischi non trascurabili di 'fallimento dello Stato'. È fuorviante la contrapposizione tra Stato e mercato, che sono invece complementari. Un'economia sana ha bisogno di entrambi».

Passando all'analisi del settore privato e del sistema produttivo, secondo il governatore l'Italia presenta il problema di avere tante microimprese a volte poco efficienti e poche medio-grandi, che risultino competitive su scala globale. Nodo che in realtà esiste da decenni e che la crisi ha ulteriormente evidenziato.

E poi le banche. Secondo Visco in generale sono riuscite a rafforzare i loro livelli patrimoniali, ma devono mantenere un atteggiamento prudente dato che da fine 2020 si sta verificando un primo lieve aumento dei nuovi crediti deteriorati (Npl). Ma poi, e qui c'è il secondo campanello di allarme «diversi intermediari, per la maggior parte di piccole dimensioni e con un'operatività tradizionale, presentano debolezze strutturali; in taluni casi esse sono dovute a un governo societario non adeguato e alla debolezza dei controlli interni, in altri alla ridotta capacità di accedere ai mercati dei capitali, di innovare e di sfruttare economie di scala e di diversificazione'.

'È urgente che queste banche rivedano i propri modelli di attività - ha avvertito Visco -. La stipula di accordi commerciali con altri operatori, la creazione di consorzi e, non ultime, operazioni di aggregazione sono possibili azioni da intraprendere subito per sostenere la redditività. Eventuali crisi di singoli intermediari - ha pure aggiunto - saranno gestite cercando di assicurare un'uscita dal mercato il più possibile ordinata». Insomma, si tratta di un segmento da tenere d'occhio.

Allargando lo sguardo a tutta l'area euro, secondo Visco la politica monetaria Bce deve restare «ampiamente accomodante» in modo da «consolidare il miglioramento della fiducia» mentre è necessario «il pieno utilizzo dei programmi di acquisto di titoli già definiti'. Il riferimento è chiaramente al programma anticrisi Pepp, che dal marzo del 2020 aiuta a tenere bassi i tassi sui titoli di Stato e, a cascata, sui tutto il credito all'economia reale.

Sempre sulla Bce, secondo il governatore sarebbe opportuno usare la revisione strategica in corso anche per intervenire sulla definizione quantitativa dell'obiettivo di stabilità dei prezzi (attualmente definita in una inflazione inferiore ma prossima al 2 per cento). «Sia le nostre indagini presso le famiglie e le imprese sia gli 'esercizi di ascolto' condotti in Banca d'Italia tra febbraio e marzo di quest'anno indicano che tale definizione è difficile da interpretare e viene a volte fraintesa. Un obiettivo numerico pari al 2 per cento, con una valutazione simmetrica degli scostamenti verso l'alto e verso il basso, sarebbe più chiaro e rafforzerebbe l'ancoraggio delle aspettative».

Politica monetaria e politiche di bilancio continuano a dover lavorare in sintonia, fermo restando la rispettiva autonomia e indipendenza. Mentre in generale, secondo il governatore oggi è ancora più evidente la necessità di un Bilancio comune dell'eurozona.

Nel suo lungo intervento (dal quale non ha deviato con fuori sacco) Visco ha anche citato Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell'Europa, il filoso e giurista italiano Gaetano Filangieri e Alessandro Manzoni e quello che il grande romanziere disse sulla peste del Seicento: «Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera'.

Invece «dopo la pandemia deve aprirsi una nuova epoca, un'epoca di cooperazione multilaterale intensa, di riduzione delle ingiustizie diffuse, di creazione di nuove opportunità. Non dovrà mancare la partecipazione, responsabile ed equilibrata, dell'Europa. Le aspettative - ha concluso il governatore - non devono andare deluse».

(con fonte Askanews)