26 novembre 2020
Aggiornato 13:30
Relazioni industrialie

Lavoro, Bonomi all’evento Cgil: «Il Governo sia arbitro». Landini: «Meno orario più salari»

Il confronto tra i leader degli industriali e del sindacato. Apertura a una «consultazione permanente», ma il Presidente di Confindustria chiede che il governo sia arbitro

Carlo BONOMI, Presidente di Confindustria
Carlo BONOMI, Presidente di Confindustria ANSA

Un confronto che ha confermato le enormi distanze tra Confindustria e Cgil sui temi caldi dell'agenda economica e politica, a partire dai contratti dove nelle ultime settimane si è registrato uno scontro piuttosto ruvido. Un faccia a faccia, quello tra Carlo Bonomi e Maurizio Landini, in occasione della rassegna «Futura» organizzata da corso d'Italia, che ha comunque sancito anche la disponibilità di entrambi ad avviare una «consultazione permanente» con il Governo per discutere di ciò che serve all'Italia per rilanciare crescita e sviluppo dopo la crisi prodotta dall'emergenza coronavirus. Un dialogo a tre che per il leader degli industriali deve però soddisfare una condizione imprenscindibile: Palazzo Chigi dovrà essere arbitro e non indossare la maglietta di una delle due squadre.

Tra il botta e risposta senza esclusione di colpi, il presidente di Confindustria e il segretario generale della Cgil hanno anche avuto anche il modo per scherzare a causa dell'audio che in un paio di circostanze è saltato mentre parlava Bonomi. «Hanno trovato il modo per zittirmi», ha detto il leader degli imprenditori. «Certe cose non gliele facciamo dire, c'è una barriera di difesa», ha ironizzato Landini.

Serve un patto per l'Italia

Il numero uno dell'associazione di viale dell'Astronomia ha ricordato di aver «chiesto più più volte un Patto per l'Italia. Le decisioni che prendiamo oggi influiranno molto sulla traiettoria del futuro economico, ma soprattutto sociale, dei prossimi 30 anni. E' il momento delle responsabilità. Attraverso la nostra capacità di dialogo, confronto e mediazione bisogna trovare le soluzioni».

Landini ha replicato che «c'è bisogno di confrontarsi e ascoltarsi e quando si hanno idee diverse bisogna provare a trovare le soluzioni», ma «più che patti in questa fase vedrei contratti. E' importante rinnovare i contratti». Il patto, secondo il leader sindacale, è rinnovare i contratti: «E' il momento di investire sul lavoro. E' il lavoro delle persone che sconfiggerà il virus». Landini ha aggiunto che tra quest'anno e il 2021 sono 12 milioni i lavoratori in attesa del nuovo contratto.

Su questo tema Bonomi ha rivendicato l'impegno della sua presidenza, ma «chiedo il rispetto delle regole - ha rilanciato - regole che ci siamo dati all'interno del Patto della fabbrica del 2018 e alle quali mi richiamo. Quando si rispettano gli accordi, i contratti vengono firmati». Rivolgendosi non solo alla Cgil, ma anche a Cisl e Uil, ha espresso un auspicio dal sapore della richiesta: «Sfianchiamoci ai tavoli di confronto, ma non proclamiamo più scioperi né portiamo gente in piazza. Gli animi sono già esacerbati dalla crisi».

Bonomi: «Governo sia arbitro»

Confindustria e sindacati devono rivendicare, insieme, una discussione con il Governo per le scelte che si dovranno fare, ha incalzato Landini: «Una consultazione permanente? Sicuramente, ma non solo con noi. Il sindacato non è solo la Cgil in Italia. Non è sufficiente una discussione a due, ma c'è bisogno di avere anche un coinvolgimento del Governo per le scelte che devono essere fatte».

Su questo punto è arrivato il «sì» di Bonomi, ma il Governo «deve mantenere la maglietta dell'arbitro, perché troppo spesso, ultimamente, mette la maglietta di una delle due squadre in campo. E questo non va bene, non funziona». La sfida tra i due si è sviluppata su altri temi. Per esempio, sulla detassazione degli aumenti contrattuali chiesta da Landini, ma con Bonomi che ha spiegato di avere un'idea differente: «Non ritengo che sia quella la strada. La mia idea è stare sul welfare aziendale. Non chiedo uno scambio salario-welfare - ha poi precisato - lo scambio deve essere salario-produttività».

E se Bonomi non ha risparmiato critiche all'esecutivo sul Dl ristori ("Non è la panacea dei problemi del piccolo commercio"), sulla gestione della seconda ondata del Covid-19 ("Giudizio fortemente negativo"), sulla manovra ("Hanno dimenticato il credito d'imposta su ricerca e sviluppo) e sul recovery fund ("Occasione storica, ma è scomparso dai radar"), Landini ha soprattutto espresso «preoccupazione per la tenuta sociale del Paese». I due contendenti si sono ritrovati d'accordo sulla necessità di riformare il Titolo V della Costituzione, visti i conflitti tra Stato e Regioni sull'emergenza sanitaria.

(con fonte Askanews)