10 agosto 2020
Aggiornato 03:30
Emergenza coronavirus

Christine Lagarde cestina le velleità rigoriste e «spalanca i rubinetti»

Ha funzionato la ridiscesa in campo della Bce. In maniera nettissima sui titoli di Stato, innescando fin dalle prime battute drastici ridimensionamenti dei rendimenti e degli spread

Christine Lagarde, Presidente della BCE
Christine Lagarde, Presidente della BCE ANSA

MILANO (ASKANEWS) - Ha funzionato la ridiscesa in campo della Bce. In maniera nettissima sui titoli di Stato, innescando fin dalle prime battute drastici ridimensionamenti dei rendimenti e dei differenziali, gli spread, a beneficio in particolare (ma non solo) dell'Italia. Sulle Borse la reazione è stata meno decisa: sono partite benino, poi hanno segnato accelerazioni, Milano è arrivata a mostrare rialzi anche superiori al 4%, ma poi hanno risvoltato al ribasso mentre Wall Street sembrava perdere colpi, in un clima di fondo in cui persistono nervosismo e volatilità. Non si sa quanti danni si lascerà alle spalle la pandemia da coronavirus. Soprattutto perché non si sa quanto durerà.

Alla fine però i listini hanno riagguantato il segno più e chiuso tutti con netti rialzi. Milano ha siglato la giornata con un più 2,29% dell'indice Ftse-Mib. Francoforte con un più 2%, Parigi al più 2,68%. Londra con un più 1,40% dopo che anche la Banca d'Inghilterra ha varato un provvedimento espansivo basato su forti acquisti di titoli, 200 miliardi di sterline a fronte dei 750 miliardi di euro extra annunciati ieri dalla Bce.

Sui titoli di Stato l'effetto positivo del bazooka Bce è stato ancora più marcato: sulle scadenze chiave stamattina i rendimenti dei Btp segnavano alleggerimenti che a tratti si avvicinavano a un intero punto percentuale. Alla fine i titoli decennali hanno chiuso con 74 punti base in meno, all'1,84% e con uno spread sui tassi dei Bund ricucito a 200 punti base, dai 271 di ieri.

Questo a voler guardare il bicchiere mezzo pieno. A guardare anche l'altro mezzo, innanzitutto resta il fatto che con un programma di acquisti di titoli cumulato da 1.100 miliardi di euro, restano 2 punti percentuali pieni (200 punti base) di divario tra le emissioni italiane e tedesche.

Resta poi il fatto che il ripristino di credibilità della Bce e della sua presidente, Christine Lagarde, dopo lo scivolone del Consiglio direttivo del 12 marzo, forse non è ancora «cosa fatta». In soli 6 giorni l'istituzione è passata dal lancio di un Qe supplementare «mini», da 120 miliardi di euro, a un ulteriore extra Qe, stavolta «maxi» da 750 miliardi. Virate che potrebbero suscitare dubbi sulla chiarezza delle sue elaborazioni strategiche.

La presidente, poi, è passata dall'ormai famigerato «non siamo qui per chiudere gli spread», condito da intenti di non prestarsi a «frasi storiche», a un atteggiamento diametralmente opposto: ora dice «whatever it takes» piuttosto che «no limits» alle misure Bce o «tempi straordinari richiedono misure straordinarie». E veniva ritenuta una ottima comunicatrice (per non menzionare il fatto che al debutto aveva ritenuto di presentarsi come «gufo», in riferimento alla sagezza che le leggende antiche attribuivano al rapace notturno).

A fronte di queste continue piroette, i mercati potrebbero sentirsi in balia di virate retoriche e non solo. E formarsi una idea dell'istituzione che rischia di non corrispondere ai concetti di affidabilità e padronanza del quadro che ci si attende da una Banca centrale.

Passare da un apparente flirtare con l'intransigenza tedesca, prima che la pandemia scoppiasse in faccia ai policy maker Ue in tutta la sua drammaticità, a quella che adesso pare una flessibilità aperta, perfino indefinita nella sua portata, che fa l'occhiolino all'indulgenza latina, potrebbe essere vist come frutto di decisioni in prate anche ispirate dal panico.

Il tutto mentre fioccano previsioni sempre più apocalittiche su quelle che saranno le ricadute economiche del coronavirus. Ieri la Frakfurter Allgemeine Zeitung aveva riferito che all'ultimo vertice europeo (in teleconferenza) proprio Lagarde avrebbe snocciolato stime che indicano un meno 1,3% del Pil dell'area euro con un mese di blocco delle attività. Ma se il blocco dovesse dovesse trascinarsi tre mesi il calo di Pil sarebbe del 5%. E poi sarebbe circolato uno scenario ancora più estremistico, che pronosticherebbe fino a 10 punti di meno di Pil. Tutti dati su cui non è stato possibile ricevere conferme o smentite.

Ad ogni modo oggi è stata una seduta di miglioramenti generalizzati e chi ha voluto intervenire con forti messaggi di fiducia, e pieno sostegno alla presidente Bce, è stato Fabio Panetta, il componente italiano del Comitato esecutivo. L'istituzione ha mobilitato «una cifra enorme», ha detto al Tg1 Rai, spiegando infatti che il nuovo piano di acquisti straordinari (750 miliardi di euro), si aggiunge a quello da 240 miliardi che era stato varato lo scorso anno dall'ex presidente, Mario Draghi, e ai 120 miliardi supplementari decisi la scorsa settimana dal Consiglio direttivo. La Bce dimostra una «volontà molto determinata - ha detto - di fornire sostegno all'economia italiana e europea».

C'è infine un ulteriore elemento di mercato da tenere presente. Il crollo dell'euro e l'ascesa del superdollaro, che riflette il combinato disposto delle misure Bce ma soprattutto della fuga dal rischio degli investitori per riposizionarsi sulla valuta ritenuta più sicura e liquida in assolto, il biglietto verde. L'euro è sceso di oltre il 2% fino a quota 1,0657 dollari, sui minimi dall'aprile del 2017. E questi movimenti potrebbero far innervosire la Casa Bianca, già in passato Donald Trump ha mostrato di non gradire affatto queste dinamiche. Ma intanto un aiuto valutario all'export in questa fase difficile non guasta.