12 dicembre 2019
Aggiornato 09:00
Manovra finanziaria

Tria: reddito e pensioni dal 1 aprile. Come? Con un grande piano di dismissione degli immobili

Il ministro dell'Economia è ottimista rispetto alla capacità italiana di evitare la recessione e detta i tempi delle misure in manovra

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ANSA

ROMA«Speriamo di evitare» una recessione. «Le nostre informazioni danno un miglioramento e sono meno pessimistiche». Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, durante la registrazione di Porta a Porta, aggiungendo che «molto dipende dal quadro internazionale e dall'aggiustamento che abbiamo fatto». Tria è convinto che l'economia si rimetterà in moto e si aspetta una crescita più alta rispetto a quella stimata. «Il governo con il nuovo schema di manovra ha ridotto la previsione del Pil per il 2019 dell'1,5 all'1%». E sulle voci di una possibile messa in discussione italiana della moneta unica, taglia corto: «Non è un governo che si appresta ad uscire dall'euro, questo è un fatto ormai assodato». Nel corso della trattativa con l'Unione europea Tria spiega di aver avuto un rapporto «continuo» con le istituzioni Ue e con Moscovici un rapporto «amichevole»: loro hanno «aiutato» a raggiungere un accordo che rispetti le regole. Tuttavia, «io credo che le queste regole debbano essere cambiate».

Rdc e pensioni partono dal 1 aprile

Per quanto riguarda il 2019, ha spiegato il ministro, poiché le misure «partono dal primo aprile, sono state stimate le risorse in modo diverso. Anche per gli anni successive le risorse sono rimaste più o meno le stesse». Il taglio del deficit dal 2,4% al 2,04% verrà fatto con misure aggiuntive senza cambiare l'impostazione della manovra. «La riduzione effettiva del deficit - ha spiegato - avverà con misure aggiuntive: non è stata cambiata la manovra di base». Spiegando come è cambiata la manovra dopo l'accordo con l'Europa, ha chiarito che «gli investimenti sono in manovra e non sono cambiati». L'aggiustamento strutturale del bilancio avverà in parte anche con «la flessibilità sugli investimenti. È stata concessa una flessibilità di quasi 0,2 punti di Pil, quasi 4 miliardi».

Il piano di dismissioni degli immobili

Tria pensa a recuperare parte del deficit attraverso la vendita degli immobili. Nel periodo 2019-2020 il governo si impegna ad attuare, con la cooperazione dei soggetti istituzionali competenti e utilizzando tutti gli strumenti previsti dalla normativa di settore, un programma di dismissioni immobiliari volto a conseguire introiti per un importo di almeno 950 milioni di euro per il 2019 e a 150 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021, al netto delle quote non destinate al fondo di ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti.

Cosa prevede

Il piano deve essere approvato con un decreto del presidente del consiglio dei ministri entro il 30 aprile 2019, dove si disciplineranno i criteri e le modalità di dismissione. Previsto l'aggiornamento annuale nell'arco del triennio. Comprende immobili di proprietà dello Stato, non utilizzati per finalità istituzionali, su proposta dell'Agenzia del Demanio; immobili di proprietà dello Stato in uso al ministero della Difesa, diverso dall'abitativo, non più necessari alle finalità istituzionali e suscettibili di valorizzazione; e immobili di proprietà dello Stato per i quali non sia stata presentata richiesta di attribuzione e immobili ad uso diverso da quello abitativo di proprietà di altre pubbliche amministrazioni, diverse dagli enti territoriali. Viene autorizzata inoltre la spesa di 150 mila euro annui sul triennio 2019-2020 per incarichi di consulenza connessi all'esecuzione del piano dismissioni.