23 gennaio 2019
Aggiornato 09:30
Manovra finanziaria

Manovra, Tria lavora a un nuovo «schema»: ecco come il governo potrebbe convincere Bruxelles

Da Bruxelles sono emerse ancora distanze su un’intesa sulla soluzione proposta dall’Italia. Le trattative dunque proseguono, ma la deadline resta fissata per il 19 dicembre

Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Giovanni Tria ANSA

ROMA - Dopo mesi di trattative che hanno portato il governo a cambiare formalmente già una volta il testo del ddl bilancio, in queste ore si consumerà la fase finale della complicata partita: rush finale, dunque, che dovrebbe chiudersi con un taglio del deficit dal 2,4 al 2,04%, confermando in sostanza la linea che Giovanni Tria porta avanti da settembre. Ma l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria di ieri sera a Palazzo Chigi si è concluso ancora con un nulla di fatto. Difficile dire se a questo punto la maggioranza troverà una quadra nell’ambito della trattativa con la Ue per scongiurare la procedura di infrazione sulla manovra italiana. Da Bruxelles sono emerse ancora distanze su un’intesa sulla soluzione proposta dall’Italia. Le trattative dunque proseguono, ma la deadline resta fissata per il 19 dicembre.

Moscovici eviterà l'infrazione?
E dire che il titolare dell’Economia aveva inviato ieri mattina uno schema alla Commissione Ue con le correzioni al testo che sembrava potesse passare al vaglio finale. Tria continua a trattare telefonicamente con i partner europei. Intanto, il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, fa sapere che a Bruxelles stanno lavorando tutti «giorno e notte» con le autorità italiane per conciliare le misure che vogliono varare con il rispetto delle regole di bilancio. Moscovici ha ribadito che «la Francia sarà l'unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019» e «non ci saranno sanzioni», e ha anche spiegato di lavorare affinché anche l'Italia non venga sanzionata: «Penso che sarebbe negativo, è un grande Paese della zona euro, in cui ha il suo posto».

I possibili ritocchini
Se le cose non cambiano - ma è possibile che debbano cambiare - la maggior parte dei risparmi per ridurre il disavanzo di circa 7 miliardi dovrebbe arrivare dal taglio dei fondi destinati alle due misure bandiera della manovra: reddito di cittadinanza e pensioni con quota 100. Il vicepremier Di Maio continua a dirsi «fiducioso» e smentisce «qualsiasi» taglio, ma la partita è evidentemente ancora apertissima. Gli iniziali 16 miliardi stanziati in manovra dovrebbero essere decurtati di circa 4 miliardi. Ancora non è stato chiarito, però, come verranno rimodulati gli interventi. Quota 100 leghista potrebbe perdere 2 miliardi dai 6,7 previsti, secondo quanto annunciato da Matteo Salvini. Mentre le risorse per il reddito di cittadinanza dei pentastellati potrebbero scendere dai 9 miliardi a meno di 7 miliardi. Luigi Di Maio e Matteo Salvini vogliono chiudere questa partita, ma hanno ribadito il loro categorico no a Conte di ridurre di altri 3 miliardi, oltre i 4 già previsti, il fondo per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. Tuttavia, calcoli alla mano, la restrizione dei due provvedimenti cardine non sarà sufficiente e sono state messe in campo altre soluzioni sia sul fronte delle entrate sia su quello delle spese con un rafforzamento della spending review. Bisognerà capire adesso se la proposta italiana soddisferà finalmente l’Europa.

Un nuovo schema
Il ministro Tria dovrebbe inviare a Bruxelles un nuovo «schema», che disegna una manovra più snella. Il deficit si abbassa al 2,04%, la stima di crescita del Pil nel 2019 potrebbe calare dall'1,5% fino all'1%. Se la proposta convincerà i tecnici della commissione, potrebbe essere tradotta in una lettera del ministro all'Ue e poi finalmente nelle norme della legge di bilancio. Bisogna trovare i soldi che mancano, e in fretta. Secondo alcuni analisti, il nuovo «schema» potrebbe dipanarsi lungo tre direttrici: sospensione, o rinvio, di 1 anno o 2 delle agevolazioni fiscali per le operazioni delle grandi imprese, come fusioni e acquisizioni, il che potrebbe portare a un ricavo di 1 miliardo; stima di oltre 1 miliardo aggiuntivo di dismissioni immobiliari, da realizzare via Cassa depositi e prestiti; e realizzazione «nelle pieghe del bilancio» di tagli aggiuntivi fino a 500 milioni di euro. Ma convincere Bruxelles che gli interventi incidano davvero sul calo del deficit strutturale non sarebbe comunque semplice.

Senato in stand-by
In attesa di una risposta dall'Europa, il Senato è in stand-by con i lavori sul provvedimento. Entro ieri la commissione Bilancio avrebbe dovuto chiudere l’esame del testo per inviarlo all’Aula ma tutte le sedute della commissione sono state sospese in attesta di una risoluzione della partita europea e la presentazione delle correzioni da parte del governo. A questo punto l’approdo in Assemblea slitterà di qualche giorno e il via libera di palazzo Madama non arriverà prima di venerdì o sabato prossimi. La commissione si riunisce comunque oggi per avviare le votazioni sui circa 700 emendamenti segnalati.