15 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

Stop ai dazi: è tregua commerciale tra Trump e Xi. Gioisce Confagricoltura

Tra Stati Uniti e Cina una tregua commerciale è stata raggiunta nell'ambito del G20 di Buenos Aires

Il presidente Usa Donald Trump con quello cinese Xi Jinping
Il presidente Usa Donald Trump con quello cinese Xi Jinping (ANSA/AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

BUENOS AIRES - Tra Stati Uniti e Cina, una tregua commerciale è stata raggiunta. Nel corso di una cena durata oltre due ore e organizzata alla fine del G20 a Buenos Aires (Argentina), Donald Trump e Xi Jinping hanno teso l'uno la mano all'altro. Washington ha accontentato Pechino decidendo che dal primo gennaio, i dazi adottati a settembre su importazioni cinesi aventi un valore di 200 miliardi di dollari non verranno alzati al 25% dal 10% come era invece previsto. Saliranno se, tra 90 giorni, le due parti non avranno siglato un accordo che risolva le preoccupazioni maggiori di Washington: trasferimenti forzati di tecnologia, furti di proprietà intellettuale, intrusioni informatiche.

Cosa si sono detti
La nazione asiatica - forse messa sotto pressione dal fatto che il G20 abbia deciso di riformare l'Organizzazione mondiale del commercio, di cui fa parte - ha compiuto un «magnifico gesto umanitario» (così lo ha definito la Casa Bianca): il Fentanyl (un oppiaceo potente che sta mietendo vittime in America) sarà considerato una 'sostanza controllata'. Questo significa che chiunque in Cina lo venda agli Stati Uniti verrà punito pesantemente. Pechino - ha fatto sapere l'amministrazione Usa - si è inoltre impegnata a comprare da Washington una quantità «decisamente notevole di prodotti agricoli, energetici, industriali e di altro tipo». E Xi ha mostrato «apertura» per approvare la fusione tra il produttore americano di chip Qualcomm e quello olandese NXP «se mi verrà di nuovo presentata». L'azienda Usa aveva rinunciato all'acquisizione nel luglio 2018 perché il via libera della Cina sembrava destinato a non arrivare mai, colpa della guerra a colpi di dazi in corso tra i due Paesi. 

Via i dazi sulle auto
La Cina ha anche concordato di ridurre e rimuovere i dazi sulle auto provenienti in Cina dagli Usa» che «attualmente sono al 40%» scrive su Twitter il presidente americano. Quello sulle auto è stato l'ultimo fronte commerciale emerso la scorsa settimana in vista del summit tra i due leader. Il Rappresentante del Commercio americano Robert Lighthizer aveva criticato infatti la politica di Pechino sul taglio dei dazi all'import di auto al 15%, ma aggravati da un 25% quanto ai veicoli provenienti dagli Stati Uniti in risposta a una simile mossa Usa mirata a colpire il 'made in China'.

Cosa deve fare ora Pechino
Prima di salire a bordo dell'Air Force One di ritorno nella capitale americana, il consigliere Larry Kudlow era stato il primo a dire che la cena di lavoro tra Trump e Xi era andata «molto bene». Solo un paio di ore dopo la Casa Bianca aveva definito «di grande successo» il faccia a faccia tra i due. Nel frattempo la tv di stato cinese in lingua inglese aveva già riferito, ma senza dettagli, che «dazi addizionali non saranno imposti dopo il primo gennaio» prossimo e che i negoziati tra le due maggiori potenze mondiali «continueranno». La Cina ora deve iniziare «immediatamente» a trattare. Ha 90 giorni di tempo per aggiustare il tiro. Altrimenti i dazi saliranno come minacciato. E magari - ma di questo la Casa Bianca non parla nella sua nota - le tariffe doganali aggiuntive per 267 miliardi potrebbero entrare in vigore.

Wall Street festeggia
Prima ancora di iniziare la cena, Trump aveva detto di volere ottenere «qualcosa di fantastico» in campo commerciale per ambo i Paesi. Seduto di fronte a Xi, Trump aveva indicato che la «relazione incredibile» tra lui e il leader cinese era «la ragione principale» della possibilità esistente di trovare un'intesa. Con l'aiuto di un traduttore, Xi aveva dichiarato che «solo attraverso la cooperazione tra di noi possiamo servire gli interessi della pace globale e della prosperità ed è per questo che non vedo l'ora di avere questo incontro». Già ai ferri corti in tema di sicurezza nella regione dell'Asia-Pacifico, Usa e Cina ora sembrano fare sul serio. Certo. Non basta una cena per cancellare le tensioni commerciali di cui il G20 si è limitato a prendere atto ma che per il Fondo monetario internazionale vanno eliminate. Il fatto, tuttavia, che una tregua sia stata raggiunta, potrebbe permettere a Wall Street di tornare a correre. E a sperare fino al prossimo attacco di Trump. Naturalmente via Twitter.

Bene per l'agricoltura italiana
Intanto, al di qua dell'oceano gioisce Confagricoltura: «E' un accordo di rilievo anche per l'agricoltura italiana ed europea, che hanno bisogno di mercati aperti alla libera ed equa competizione senza dazi e misure di ritorsione» ha dichiarato il presidente Massimiliano Giansanti. «E' importante la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Cina, nell'ottica del rilancio della regolazione degli scambi commerciali su basi multilaterali - ha aggiunto Giansanti -. A questo riguardo è da evidenziare anche l'obiettivo fissato dal G20 di rendere più efficace l'azione dell'Organizzazione mondiale del commercio con una riforma che potrebbe partire già l'anno venturo. L'intesa raggiunta tra Stati Uniti e Cina potrebbe anche avere effetti immediati sulle quotazioni di alcuni prodotti agricoli. In particolare, la Cina si è impegnata a far ripartire in tempi brevi gli acquisti di soia dagli Stati Uniti».

-97% a causa delle sanzioni
A seguito delle misure di ritorsione decise dal governo di Pechino, spiega Confagricoltura, le esportazioni Usa verso il mercato cinese sono crollate del 97%. E gli Stati Uniti sono diventati in pochi mesi il primo fornitore di soia dell'Unione europea. Per effetto della sostanziale chiusura del mercato cinese, con circa 3,7 milioni di tonnellate, le esportazioni di soia americana destinate al mercato dell'Ue - secondo i dati della Commissione UE - sono raddoppiate rispetto al periodo luglio-novembre 2017. «Di fronte a questi scenari - ha concluso il presidente della Confagricoltura - ribadiamo la necessità di varare un piano pluriennale per rilanciare la produzione nazionale di cereali e proteine vegetali; riducendo così l'esposizione del nostro sistema agroalimentare alla volatilità dei prezzi sui mercati internazionali».